Lory ama il cibo visceralmente.
Ha un palato educato che spesso mi causa invidia per quanto è sensibile e riconoscerebbe una brioche surgelata da una artigianale fresca a un km di distanza, con l’influenza in fase acuta.
Infatti mi ha iniziato recentemente al rito della colazione dolce (per me esclusivamente salata dalla notte dei tempi) creando alla mia gastropsiche, che ora passa nervosamente dal bisogno di salato a quello di dolce più velocemente della preparazione di un piatto di Benedetta Parodi, evidenti danni e fiumi d’insicurezza, oltre ad avermi costretto a imparare il significato di LDL e HDL.
Ti starai chiedendo perchè sto tratteggiando con cotanta minuzia la sua figura se questo è un’articolo su un ristorante stellato, ma non ti preoccupare, è fondamentale per il racconto.

Dove eravamo rimasti?

Siccome il sorriso più bello che gli ho mai visto fare è stato di fronte a un menu pieno di funghi in un luglio piovoso (o ancora più recentemente dinanzi a un arancino, caldo, alle 3 di notte…), ho pensato che il mio primo regalo di compleanno doveva essere una cena in un ristorante stellato, tipologia dove non era mai stata.
Per questo motivo, più di un mese prima di partire per la Sicilia, ho iniziato minuziosamente a scannerizzare la mappa degli stellati siciliani per trovare quello più sartoriale per lei e dal momento che ama il mare quanto il cibo, la mia scelta è ricaduta sul ristorante La Capinera dello chef Pietro D’Agostino (Come puoi capire dalla foto sottostante, apparentemente una specie di Poseidone della cucina) a Taormina mare.

Pietro-DAgostino
Per prenotare ho scritto una mail il 13 settembre:

“Buongiorno.
Vi scrivo perché volevo sapere se era possibile riservare un tavolo per 2 persone per il compleanno della mia … la sera di giovedì 27 settembre?
Cordialmente.”

Pronta la risposta dello chef:

 “Gent.mo Andrea,
Le confermo il suo tavolo per il 27 e magari organizzeremo un qualche cosa per il compleanno della signora
saluti Pietro”

E la mia conferma accompagnata da un brivido lungo la schiena, Lory odia le sorprese di compleanno: 

“La ringrazio.
A presto.”

Così, pochi minuti dopo le venti, io e Lory abbiamo varcato la soglia de La Capinera.
Siamo stati fatti accomodare prontamente in un bel tavolo interno con vista mare che, a causa del leggero riflesso del vetro e del buio della notte, lasciava intravedere ben poco, ma suggeriva una meravigliosa vista per il pranzo.
Non ci è stato chiesto se volevamo consegnare le giacche, che abbiamo appoggiato sulle sedie libere del nostro tavolo, e dopo poco ci sono stati consegnati aperti i menu.
Lory mangia di tutto, tranne 3 cose, peperoni, asparagi e carciofi (anche se gli utimi 2 essendo fuori stagione non rappresentavano un problema…); dopo averlo comunicato alla maitre ho spiegato che eravamo indecisi sulla scelta tra i 2 menu degustazione (Uno da 6 portate fisse, Profumo di mare, a 75 euro e uno da “almeno 9 portate a discrezione dello Chef”, Terra di Sapori, a 90 euro) perché ci piacevano molto i piatti del primo ma eravamo anche attratti dal maggior numero di assaggi dell’altro.
Un po’, a dirla tutta, speravo che ci proponesse di scegliere qualcosa dal primo per inserirlo nel secondo, componendo il nostro menu ideale.
Perfetto, quando si è congedata da noi, non avevamo assolutamente idea di cosa avessimo ordinato: ilarità e spaesamento (non sapevo se studiati a tavolino).

Nell’attesa tra l’ordine e il benvenuto dello chef (se non ricordo male una base liquida di pomodoro e una parte solido-cremosa di ricotta salata), ho percepito in sala un senso di rush che è perdurato per gran parte della cena e mi ha fatto pensare a qualche defezione improvvisa tra il personale.
Se te lo stai chiedendo, il locale era affollato, dentro e fuori.

La Capinera ristorante stellato Sicilia

Alle 20,59 ci è stata servita la prima portata, “Crudo di mare con agrumi della nostra terra, sale di Mozia e olio di oliva extravergine”. Bingo, il crudo di mare più buono che Lory abbia mai azzannato.
Ho iniziato a pensare che ci sarebbe stato servito il menu da 6 portate, essendo quello appena servito il primo piatto del suddetto menu.

Alle 21,14 abbiamo ricevuto il secondo passaggio, “Triglie croccanti con funghi, patate e lardo pancettato al pane profumato”. Buono, ma sicuramente il piatto salato meno convincente della serata.

La Capinera Taormina Michelin

Inoltre, non ne ero sicuro, ma mi sembrava di ricordare che fosse il terzo piatto del primo menu quindi… stavamo procedendo a mano libera. Evvaiii!!!

21,31, terza portata, “Agnolotti fatti in casa con frutti di mare, ristretto di crostacei, pomodorino e. basilico”. Saporiti, avvolgenti e dalla cottura perfetta.

La Capinera Pietro D'Agostino

Il terzo piatto del nostro menu da 9 portate  era un primo dal… era un primo!?!
Per quale motivo? Come era ripartito il percorso? Quanti primi? Quanti secondi? Quanti dolci? Se non altro, una scelta singolare.

Il quarto piatto è entrato in scena alle 21,52, “Trancio di dentice con seppioline dorate, finocchi e verdure saltate”. Un secondo.

La Capinera ristorante

Fermi tutti!

L’agnolotto è il 4*  e questo è il 5* assaggio del menu da 6 portate.
C’era qualcosa che non andava.
Ma allora dove era finito il 2*?
Ormai era evidente che non stavamo viaggiando sui binari del menu a mano libera da 9 portate.
Incertezza. Sgomento. Lampo di genio!
Vuoi vedere che quel buontempone dello chef aveva tolto un piatto per piazzare in fondo alla serata qualche sorpresa, magari una deliziosa torta di compleanno!?!
Brivido lungo la schiena.
E va bene, dai, niente drammi.
In quel caso la torta sarà talmente buona da salvarmi dalla fustigazione, speriamo. Io ci credo.
Vai chef, sono nelle tue mani!

È il momento del dolce, torno a sorridere.
Il cameriere,  annuncia trionfante che lo chef ha scelto per noi 2 dolci diversi, così da farci assaggiare più cose.
Fantastico, peccato che personalmente non mi hanno entusiasmato: ho trovato troppo stucchevole quello a base fragola e leggermente troppo secco quello pistacchioso.
Ma cosa me ne frega, la torta sarà paradisiaca, oltre che bellissima.
E infatti dopo aver brushato il tavolo ecco a noi la piccola pasticceria.

La Capinera Michelin Star

Il caffè e il digestivo non ci vengono chiesti ne offerti quindi ne sono sicuro: stanno prendendo tempo per la sorpresa.
Figurati se in un ristorante stellato non ti chiedono se vuoi caffè e ammazzacaffe.
Dai, non scherziamo.
Nel frattempo escono dalla cucina due torte con candelina e relativa canzoncina per i festeggiati di 2 tavoli di cui uno vicino al nostro.
Ci siamo, penso io.
Stanno temporeggiando per far credere a Lory che per lei non c’è nessuna torta.
Cavolo, non capiscono che per lei sarebbe solo un sollievo.

Si è fatto tardi e la torta non arriva.
Cosa sta succedendo?
Chiamo un cameriere e ordino un caffè con fare amichevole e al limite del supplichevole per dare il via alla festa.
Arriva il caffè e di nuovo, la piccola pasticceria.
Mi sto scompisciando interiormente dalle risate, lo chef è proprio un grande, gran cuoco e grande umorista.
Ora il locale è vuoto, della sorpresa neanche l’ombra.
Ok, devo parlare con la maitre.
Mi alzo con la scusa del conto.
Mi intercetta un cameriere chiedendomi se andava tutto bene.
Non so che faccia avessi, ma sicuramente non la migliore.
Chiedo il menu e dopo aver controllato, gli comunico che la seconda portata non era mai arrivato al nostro tavolo.
Farfuglia che non era possibile, che… si inserisce la maitre.
Chiede cosa stava succedendo.
Riferisco ugualmente.
Dice che non era possibile.
Io dico che l’impossibile è diventato realtà.
Arriva lo chef.
Dice che i nostri piatti sono usciti dalla cucina.
Saranno andati a farsi un giro a Taormina, penso io; effettivamente è mozzafiato, o molto più probabilmente qualche fortunato cliente ne avrà potuto gustare una doppia razione.
A quel punto potevo tirare fuori le criticità della serata già raccontate e altre in aggiunta.
Che al momento dell’ordine, l’unica cosa di cui ero sicuro era la scelta del wine pairing più esteso dei 3 proposti, 5 calici a discrezione del personale di sala a 50 euro.
Che i vini spesso sono usciti in ritardo rispetto ai piatti e per diverso tempo abbiamo avuto i calici vuoti, senza che nessuno proponesse un supplemento.
Che il servizio, a tratti disordinato e incerto, non mi ha fatto sentire coccolato; per esempio, prima del dentice, sono state posizionate le posate solo a Lory e un secondo dopo gli sono state tolte per essere rimpiazzate con un tipo diverso, insieme alle mie.
Che ogni portata in cui c’era il sale di Mozia, siccome ci è stata servita da un cameriere diverso (anche qualcosa nel cestino del pane lo conteneva), è stata accompagnata dalla spiegazione sulla particolarità dell’ingrediente: alla terza volta, avrei potuto portarlo alla maturità senza problemi.
Ma pensa se Lory fosse stata una dolce creatura che aspettava solo di spegnere la candelina sulla sua torta stellata o almeno sul suo dolce alla fragola, come si sarebbe sentita dopo aver visto passare torte per tutti gli altri festeggiati.
Invece ho chiesto il conto.
Con fare apparentemente seccato, lo chef a quel punto ha tirato fuori la sua battuta migliore “Togli 10 euro dal conto per ogni menu”.
Incredibile, sto ancora ridendo.
Non sto scherzando, neanche lui stava scherzando.

Questo è il racconto della mia esperienza presso La Capinera; non l’ho scritto per vendetta ma per dovere di cronaca e tutto quello che hai letto è frutto della mia soggettività, assolutamente non assiomatico ne tendenzioso, tranne la simpatia dello chef che è oggettiva.
Lascio a te le valutazioni del caso, io aspetto ancora la torta, Lory no.

Ps: se te lo sei chiesto l’orario di uscita dei piatti, come quello del servizio dei vini (Potrai vedere nel dettaglio i vini del wine pairing in un altro post.), è tratto dallo scatto delle foto da me realizzate e pertanto verificabile dalla medesime.

NB: l’immagine di inizio articolo raffigurante lo chef con il pesce tra le mani l’ho reperita su internet; se la sua pubblicazione violasse qualche coyiright o offendesse qualcuno, non esitate a scrivermi e la rimuoverò immediatamente e senza alcuna rimostranza.

The post in English will be out in a few days because the translation must be a bit more accurate than usual: be patient!