Come molti appassionati di enogastronomia, passo la vita a segnarmi i vini e i ristoranti che incrocio sui social, sul web o dei quali mi parlano gli amici. Li divido per aree geografiche e Roma è una di queste, se non altro perché ci atterro il novanta per cento delle volte che vengo fuori dalla Sardegna. Infatti quando a novembre scorso mi sono ritrovato a passare ventiquattro ore nella capitale avevo solo l’imbarazzo della scelta. Pure troppa.
Beh, ti dico subito che sono stato davvero fortunato, finendo per scoprire due locali che, per ragioni diverse, sono finiti dritti nella mia lista dei posti del cuore. L’unica che non ha bisogno di essere annotata da qualche parte. Ti racconto subito il perché.
Mazzo
Via degli Equi, 62
00185 Roma (RM)
+39 06 6942 0455
Sito web
Piatti alla carta da 9,00 a 26,00 euro
Vini naturali in carta: sì






Mazzo è la creazione di Francesca Barreca e Marco Baccanelli; aperto nel 2023 nel quartiere San Lorenzo, ma con alle spalle una storia molto più lunga che inizia aprendo un catering a Centocelle chiamato “The Fooders”. Successivamente in quegli stessi spazi l’attività si trasforma diventando quella che loro stessi, oggi, definiscono post-trattoria, con soli 10 posti a sedere. È in quel preciso momento che nasce il nome Mazzo.
Nel 2019, all’apice del suo successo, però il locale chiude per far posto a Legs, un progetto di street food che consente a Marco e Francesca di partire per un tour internazionale, Mazzo Invaders, che, tra le tante tappe, li porta anche a Cagliari, da Sabores, dove li ho conosciuti la prima volta, apprezzandone lo spirito e la cucina.
“Ma quindi?” Aspetta un attimo… Finalmente, appunto nel 2023, decidono di riaprire Mazzo, sempre nel quartiere San Lorenzo, dividendolo tra vineria e ristorante, in un ambiente moderno, ma allo stesso tempo caldo e accogliente, dove la mia parte preferita è la parete dedicata ai vinili.
La sua cucina, deviando dalla tradizione locale per abbracciare il gusto degli “invasori”, propone piatti decisi, dai sapori netti, in cui la tecnica serve la materia prima senza sovrastarla. La trippa fritta alla romana è stato il piatto della serata: cambia la consistenza, più croccante, rispetto a quella tradizionale, ma il piacere resta intatto. Anzi, cresce. Inoltre, anche la carta dei vini non delude, attraverso una generosa selezione che spazia soprattutto tra Italia e Francia. Chiude il cerchio un servizio informale ma presente, del tipo che coccola senza pesare.
Trecca – Cucina di mercato
Via Alessandro Severo, 220
00145 Roma RM
+39 06 8865 0867
Instagram
Piatti alla carta da 5,00 a 18,00 euro
Vini naturali in carta: sì





Era il 2019 quando due fratelli, Manuel e Nicolò Trecastelli, terminata l’università, decidono di portare avanti la memoria ristorativa di famiglia. Nasce così Trecca, un’osteria contemporanea con la missione di tramandare nel futuro i sapori della tradizione romana, quinto quarto compreso. Sì, non ci sono capitato per caso.
Gli interni richiamano le vecchie trattorie: tavoli e sedie in legno, un bancone che dà sulla cucina, fotografie in bianco e nero appese alle pareti gialle e qualche riconoscimento incorniciato.
Ovviamente ho ordinato i rigatoni con la pajata, la mia costante di ogni trasferta capitolina: tra i più saporiti che ricordi. Un altro piatto tradizionale che mi ha colpito sono le animelle con i carciofi. saporite e rotonde assieme. Un gusto che mi ha conquistato senza strafare.
La carta dei vini, praticamente tutta “naturale”, fotografa con precisione il territorio. E poi in sala c’è Diego Donati, che varrebbe la visita anche da solo. Mi sono lasciato consigliare due calici, Ribelà Bianco 2024 di Cantina Ribelà con i rigatoni, K-9 di Andrea Bragagni con le animelle, e ho fatto bene.
Cagliaritano DOC classe 1984, Esperto Assaggiatore ONAV e consigliere per la delegazione cittadina della medesima, mi son avvicinato al mondo del vino circa una decina di anni fa, innamorandomi fin da subito del movimento “naturale” e in seguito anche delle fantastiche persone che lo popolano.
Galeotto fu un seminario di degustazione in 4 serate tenuto a Cagliari da Sandro Sangiorgi, del quale, pur senza capirci a quel tempo una benemerita mazza, ancora ricordo, per filo e per segno, alcuni degli splendidi vini assaggiati. Mi colpirono per la loro istintività, di come allo stesso tempo riuscissero a essere imprevedibili e conviviali.
Un sogno? Aprire una piccola enoteca con mescita.
Dove? A Cagliari. E dove sennò.



