Storie autentiche di vino, cibo e persone

Frequentare il locale più in, quello instagrammato dal tuo influencer preferito, flexare un vino che certifica irrimediabilmente che sei arrivato tardi. L’algoritmo e le recensioni ti portano a conoscere determinati indirizzi, però sta a te decidere se vivere la tua vacanza o quella altrui.

Per fortuna in famiglia siamo in 4, ognuno con le proprie personalità, i propri gusti. Ci piace tantissimo viaggiare insieme, sicuramente la Chicca, la mamma, è quella che si sbatte di più per la nostra passione: lei è il nostro tour operator.

Bianca è più orientata al mainstream, i suoi genitori all’underground, Dante nonostante la sua presenza discreta e accomodante, ha gusti impegnativi per quanto riguarda il cibo, soprattutto all’estero. Concertare tutto questo, le esigenze di grandi e piccini, non è facile!

E non è che i programmi saltino, i programmi non esistono proprio, si ritorna a una benedetta improvvisazione, si cerca in qualche modo di accontentare tutti. Il bello è che ovviamente non ci si riesce.

Parigi dunque: scegliamo il Marais come base da cui muovere le nostre esplorazioni, è un quartiere vivace, personalmente il più bello di quelli visitati durante questa fugace visita: pieno di negozietti, boutique interessanti, coffee bar talvolta ridicoli e molti locali lontani anni luce dal multinazionalismo commerciale di cui il resto della città è impregnato.

Parigi no HYPE: una non-guida - Marais

Le visite sono comunque quelle classiche: la Tour Eiffel, emozionante, tanto da farmi coinvolgere da Bianca e Dante nell’attraversata diagonale da un pilone all’altro. Terrore puro. Il Louvre, l’Arc du Triomphe, Montmartre di sera, Galeries Lafayette, Père-Lachaise, Notre-Dame, la Bibliothèque Nationale a cui a mio avviso va la menzione d’onore.

Parigi no HYPE: una non-guida - Biblioteca

In generale la città è overcrowded, il Louvre una follia, sono pochi gli angoli autentici in cui godere la città.

Ciò detto, sei arrivato a leggere fino a qui per sapere di cibo e vino, così date le premesse iniziali, ti racconto il nostro improvvisato pellegrinaggio enogastronomico.

Disclaimer: diversamente dal vino per cui sono troppo spesso di manica larga, sul cibo e sulla ristorazione in generale sono decisamente più rompiscatole.

Partiamo con Tycoz, nel Marais, un esperimento in cui si servono ostriche e crêpes! Assurdo, però Dante vuole una crêpe, Francesca  pure e Bianca non ha mai assaggiato le ostriche.
Il locale è in stile drive-in e l’accoglienza è buona, due sono i tipi di ostrica disponibili, purtroppo l’inverno è finito e le consistenze dei molluschi si percepiscono maggiormente. Bianca è comunque entusiasta. Dante lamenta il fatto che le crêpes siano piccole, ma ben fatte.
Bevo il sidro della casa, paraculo, con le ostriche però funziona!

Parigi no HYPE: una non-guida - Tycoz

Il ristorante Les Naturistes invece è un po’ trasandato, ci troviamo sotto a Montmartre, Paul però è un bravo bistrotier, ci mette a nostro agio nonostante l’interno del locale non colpisca per la sua pulizia. La scelta dei vini è interessante, i prezzi buoni, molte sono le etichette a me sconosciute, quelle che un vero oste dovrebbe avere in casa.
Scelgo una Grenache carbonica di Vincent Ruiz, Les Noces Alchimiques 2023 che si sposa con gli asparagi, le uova e l’immancabile chilata di burro.
Non è una rib di maiale, è grasso con cotenna bruciata, il piatto che però mi sento di bocciare senza appello.

Pluto è un locale super figo e minimal affiancato al nostro appartamento. Staff giovanissimo, anche in cucina. Ci serve un ragazzo easy, simpatico che veste una stilosissima t shirt homemade,  su cui è scritto “J’aime l’ (la forma dell’Africa)”. Il suo amico sommelier è certamente noioso, teatrale, fuori tempo massimo: si porta via la boccia di Château Lafitte come negli stellati dec(ad)enti, però si dimentica di tornare a servircelo. Fermamente gli comunico di lasciare sul tavolo la mia boccia. Mi chiamavano Trinità!
Si mangia bene, è il posto in cui abbiamo mangiato meglio. Piatti ben costruiti, c’è una bella mano e una bella idea, lo consiglio.

Parigi no HYPE: una non-guida - Pluto

Parentesi dolciumi, e nello specifico Pain au Chocolat: il più buono della mia vita l’ho mangiato da Yann Couvreur, scoperto casualmente, e fantastico. Ha un naso di burro fresco, l’albume fissa una crosticina croccante e finissima senza mai farsi percepire. Il morso è aereo, il cioccolato masticabile, ma mai troppo. 
Ottimo pure il thé che servono, grande colazione davvero.

Parentesi quadra per i caffè specialty e i vari matcha bar: 90 su 100 sono delle cagate pazzesche, nonostante i caffè siano mediamente buoni.  Emblematico è %Arabica, esperienza imbarazzante, sembrava di essere davanti a umanoidi che preparavano bevande. Silenzio assoluto, cassa automatica. Distopico.

Torniamo al cibo.

Al Marchè des Enfants Rouges c’è il Kissa Bistrot, gestito da 2 giovani, non simpatici, poco disponibili.
Hanno vini naturali ma sticazzi, il posto è bello ovviamente, c’è il trambusto del mercato, però la cucina è pessima.
Un piatto scandaloso: ravanelli, burro. Sembra di vivere in prima persona l’episodio in cui Dee-Dee, lo scarafaggio grosso di “Oggy e i maledetti scarafaggi” decide di mettersi a dieta.
Guarda la foto, giudica tu stesso. Ecco la new school di cui si può serenamente fare a meno.

Parigi no HYPE: una non-guida - Kissa

Da Jaja, mi piange il cuore.
La ragazza che ci serve è italiana, simpatica e disponibile. Ordino un risotto, forse perchè sono stanco, forse perchè sono stufo e contravvengo a uno dei miei imperativi culinari: se in pizzeria mangi la pizza, in Francia mangerai francese?
Mi arriva un piatto di Risoni, cazzo, i Risoni Barilla per intenderci. Ci ridiamo su di gusto, ovviamente lo faccio presente alla ragazza che non sa più che faccia fare. Non la vedremo mai più!

Incuriosito dalla coda pazzesca che ogni giorno si forma all’ora di pranzo decido di provare una pita da 15 sacchi da L’As du Fallafel. La chiedo ovviamente piccante, con salsiccia di mucca: è una preparazione lunga, la più lunga del menù, e vista l’attesa mi si regalano 2 ulteriori palline Falafel. Divoro questo mostro con una Coca-Cola in abbinamento nel giro di pochi minuti. È tutto semplicemente squisito.

Davvero ringrazio questo nostro improvvisare in cui è implicito accettare qualche fregatura, qualche delusione, muovendosi diversamente da ciò che ci viene propinato in tutte le salse. Perché il viaggio è scoperta: pita giganti, umanoidi, risoni e ravanelli con il burro valgono più di qualsiasi bistrot patinato in cui sei stato spinto dall’hype.

Insomma: chiedi, scrolla, leggi, ma qualche volta vai a naso. Fai il tuo viaggio, non quello degli altri. (NdAndrea: magari non sempre, se no che ci stiamo a fare…)

 

About the Author: Edoardo “Edo” Camaschella

Nato ad Aosta nel Marzo del 1977, passo l’infanzia in skate. Poi snowboard, mountain-bike, trail… Musica, sempre, viaggi e contaminazione pure. Nel 2006 una Coulée de Serrant fa nascere in me l’amore per il Vino. Mi informo, assaggio, esploro, leggo e scrivo. Studio! Con ahimè pochissime occasioni di scambio e come sempre, senza indossare divise. Dal 2019 vendo la mia idea di Vino in Valle d’Aosta. Ma in fondo l’ho sempre fatto: raccontandolo agli amici, annoiando Francesca mia moglie, facendo scappare i miei figli, Bianca e Dante! Proprio la condivisione insieme alla natura del gusto, sono i cardini del mio approccio. Che è essenzialmente musicale, non necessariamente tecnico. Sicuramente emozionale e positivo. In una parola: hardcore!

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