Per entrare in comunione con la filosofia di Mario Siragusa, mente e cuore di Ottenimenti, devi partire da una battaglia persa, quella del vino naturale.
Un vino di reale contrapposizione, nel gusto e nell’olfatto, pure nel colore. Antagonista di quello industriale, nemico della chimica che distrugge il pianeta e la nostra salute.
Prodotto, “ottenuto”, da agricoltori dalle esigue risorse, che sul piatto mettono sogni e idealismo, lottando contro vicini inquinatori e imposizioni da “regime” enologico.
E che con il passare del tempo la filosofia di Marcuse ovviamente demolisce.
La ribellione assorbita dai grandi numeri del mercato, la necessità di vendere e di crescere, il rivoluzionario suffisso “naturale” sostituito dall’imborghesito “artigianale”.
Sostituito è vero, certamente non sconfitto.
Anzi, naturale attualmente è il termine che meglio definisce una certa tipologia di vino: quello che esclude qualsiasi tipo di coadiuvante durante la vinificazione, in primis la solforosa.
L’anidride solforosa è il grande discrimine tra l’oceano di vini artigianali ben fatti, piacevolissimi, godibili, favorevoli al mainstream, ma corretti, e il piccolo, avventuroso mondo dei vini zero/zero, dei vini naturali.
Ecco, Mario fa vino naturale da sempre. Per lui escludere la solforosa è un principio. Pochi sono i produttori, soprattutto italiani a evitarla.
In Francia il sans soufre è una realtà, certo piccola, ma consolidata. Qui da noi no, si parte belligeranti, nel giro di qualche millesimo si cambia idea, perché diciamocelo: fare vino naturale non è una banalità, la deviazione sensoriale è dietro l’angolo, il consumatore vuole fare il figo con il sans soufre, ma non accetta variazioni sul tema.
Il risultato porta a un vino sbagliato a prescindere.
Tante volte serve un secondo lavoro per parare/pagare il colpo, nel caso di vinificazioni fragili. Uso il termine fragile perché non voglio – davvero non voglio – usare il termine difettoso.
Anche le quantità prodotte, dal mio punto di vista non possono essere così elevate: zero/zero è roba da piccoli lotti, poche bottiglie.
Così un sabato mattina salgo a Rubiana, sopra Torino, Valle di Susa, in una bella giornata di sole.





Abbraccio lo zio Basso, alla seconda Vague Mario era tra i partecipanti e l’anziano zio è stato il totem della manifestazione.
Do una mano a trinciare, nel frattempo si chiacchiera di vini e di persone, si ride. Siamo entrambi felici di ritrovarci.
La vigna da cui stappiamo i rossi Vecchie Vigne 2023 e 2024 è un giardino popolato da varietà valsusine tra cui David, Balou, Barberassa, Carcairun (Gamay), Neretta Cuneese, Grisa Nera, Becuet, Chatus, Teinturier e anche qualche ceppo di uve bianche, aromatiche e non.



Genuini, digesti, sinceri, lontani dal fuoco d’artificio, i vini di Mario si concedono per quello che sono: alimenti puri al 100%.
Che non contengano solforosa aggiunta è ovvio: il frutto è tattile, pimpante, nasconde il pepe, la bocca è tonica, energizzante.
A casa Antonella ci aspetta per pranzo: busiate, barbette, formaggi, cannoli siciliani, pere Martine… una goduria insomma!
I 2024 sfilano favolosamente, Luce e Ombra che è un 100% Baratuciat, Zio Basso nato dalla vinificazione di uva Sauvignon di Guido Zampaglione e Barbèisa, assemblaggio di Barbera e Freisa.
L’uva è centrale nell’assaggio, l’integrità del frutto, la vendemmia matura e un terreno sano fanno da corollario.
Mario dice che in qualche vino potrebbe saltare fuori il difetto, ma non me ne accorgo, soprattutto non do tempo e spazio ad alcuna congettura da sommelier.
Scendiamo nella cantina piccola, ordinatissima, essenziale e fredda. Una vasca in acciaio e una in vetroresina, damigiane per affinare.
Altri vini, bianchi e rossi che meritano ancora un po’ di sosta in damigiana affiancano vecchie bottiglie, ormai introvabili.
La produzione microscopica destinata all’auto-consumo, a pochi locali in Italia e agli importatori californiani. La grappa.



Conosco Mario da diversi anni, è un ragazzo sereno. Sereno nelle sue scelte, lontano dal mainstream e dal rumore del vino artigianale.
Il suo modo di intendere e fare vino è molto più vicino al modello francese: lo zero/zero, il naturale, il sans soufre è l’unico modo per fare vino concepibile. È così e basta, senza scorciatoie, mai.
Arrivato a casa dispongo il contenuto della mia cassa mista in cantina, sul tavolo. Bere i vini di Mario nel tempo sarà una vera goduria.
E se non li hai assaggiati, ti ricordo che, quest’anno, Ottenimenti parteciperà a La Vague… Approfittane pure.
Ottenimenti di Mario Siragusa
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Nato ad Aosta nel Marzo del 1977, passo l’infanzia in skate. Poi snowboard, mountain-bike, trail… Musica, sempre, viaggi e contaminazione pure.
Nel 2006 una Coulée de Serrant fa nascere in me l’amore per il Vino.
Mi informo, assaggio, esploro, leggo e scrivo. Studio! Con ahimè pochissime occasioni di scambio e come sempre, senza indossare divise.
Dal 2019 vendo la mia idea di Vino in Valle d’Aosta. Ma in fondo l’ho sempre fatto: raccontandolo agli amici, annoiando Francesca mia moglie, facendo scappare i miei figli, Bianca e Dante!
Proprio la condivisione insieme alla natura del gusto, sono i cardini del mio approccio. Che è essenzialmente musicale, non necessariamente tecnico. Sicuramente emozionale e positivo. In una parola: hardcore!




E come direbbe lo zio:Cin cin.
Cos’altro c’è da dire?
Lo zio Basso!