Storie autentiche di vino, cibo e persone

Se Richard Leroy per alcuni incarna lo Chenin Blanc in persona, per altri è solo il miglior “bianchista” del mondo… Giusto per non creare hype. Per me, comunque, era semplicemente un vino che inseguivo da tempo.
Questo perché in Italia non è facile trovare le sue bottiglie a prezzi umani. Avevo anche provato in una nota vineria toscana che spesso lo spara sui social, ma niente: non era disponibile.
Insomma, sembrava proprio che per assaggiarlo avrei dovuto aspettare ancora e invece, all’improvviso, me ne sono ritrovate due bottiglie in casa.
Strana la vita.

La prima: un Les Noëls de Montbenault 2017 che ho inaspettatamente ricevuto in regalo da un caro amico che sapeva della mia voglia e che non smetterò mai di ringraziare. Non faccio nomi, ma tanto sono sicurissimo leggerà… (NdEnoplane.com: sì, leggerà. Anche più volte.)

La seconda invece è arrivata grazie a un caritatevole gesto della mia compagna che, esasperata dalle mie continue lamentele per la speculazione su questo tipo di vini, ha deciso di mettermi a tacere partecipando a una piccola serie di aste online.

Beh, alla fine si è accaparrata una bottiglia di Les Noëls de Montbenault 2014 alla “modica” cifra di 270 euro, spese di spedizione comprese. Un bagno di sangue, che però considerando gli anni sul groppone dell’etichetta, meno il valore in sé dell’annata, e il blasone odierno del produttore,  poteva finire anche peggio… Nonostante mi sembri che il prezzo enoteca su suolo francese si aggiri attorno alla novantina di euro.

Se ad attendere la 2017 ci sarà una lunga sosta in cantina, il destino della 2014 era un altro: dopo poco più di due settimane di riposo le abbiamo infatti tirato il collo.

Com’è andata? Ti dico subito che è stata… Ah no! Un secondo. Prima giusto due cosette sul produttore e sulla bottiglia, prometto che sarò breve.

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Richard Leroy non aveva una tradizione da portare avanti né arrivava da una famiglia di vignaioli. Originario della regione dei Vosgi, dopo una laurea in economia si trasferisce a Parigi, avvicinandosi al mondo del vino come talentuoso degustatore.

E come fanno tutti gli appassionati di vino almeno una volta nella vita, dopo l’incontro con alcuni produttori della Loira, inizia a pensare di produrre il suo vino. Solo che nel 1996 lo fa davvero: lascia la capitale francese e acquista un vigneto di circa 2 ettari nella zona di Rablay-sur-Layon: Les Noëls de Montbenault appunto, un lieu-dit  situato a Faye-d’Anjou. Seguirà qualche anno dopo circa un ettaro nella parcella Les Rouliers.
Completamente autodidatta, punta alla realizzazione di vini da agricoltura prima biologica e successivamente biodinamica, dedicandosi alla produzione di bianchi secchi, ma anche dei tradizionali Chenin dolci, abbandonati però nel 2005.

Nel caso volessi saperne di più, ti consiglio comunque di leggerti Gli Ignoranti di Étienne Davodeau, graphic novel edita in Italia da Porthos. Bellissima.

Ma torniamo al Les Noëls de Montbenault 2014…

Les Noëls de Montbenault 2014 di RICHARD LEROY: tutta la verità, nient'altro che la verità

Il suolo da cui nasce è caratterizzato dalla presenza di scisti e roccia vulcanica (riolite), mentre le piante hanno un’età compresa tra i 40 e i 50 anni. La fermentazione è ovviamente spontanea, l’affinamento di 18 mesi in botti di rovere…

Hai visto quanto sono stato breve? Sai, penso non abbia molto senso produrti l’ennesima vuota scheda tecnica. Probabilmente ti interesserà di più sapere se questo Chenin è stato all’altezza delle immense aspettative che avevo, vero?

Senza passare dal via, ti dico subito di sì.  Anzi, le ha pure superate.
Era da tanto tempo che un vino non mi emozionava così. Probabilmente era dall’esperienza del 2015 con il Gevrey-Chambertin 2013 di Philippe Pacalet che non mi sentivo così disarmato e senza parole. Una “sindrome di Stendhal” che mi capita solo coi grandi vini. A mio parere, eh.

Subito la parte minerale colonizza il naso con sensazioni di pietra focaia, gesso e polvere da sparo. Solo roteando il calice arriva la frutta, agrumi nella fattispecie. Con il passare dei minuti poi tutto si fa più ampio e armonico: erbe officinali, spezie… zenzero.

Ma è in bocca che mi ha sorpreso maggiormente. L’impatto iniziale è esplosivo, seppure il liquido si abbandoni quasi immediatamente a uno scorrere cadenzato, sinuoso ma dotato di un certo slancio. Se sulla lingua dimostra grande profondità, lasciando una traccia pesante che dura a lungo, l’allungo minerale è pazzesco, lascia in eredità una salivazione serrata che richiama subito il prossimo sorso.

Eleganza, carattere, persistenza… Insomma un grandissimo vino.

Adesso però sorge un problema: quanto resisterò a stappare anche la 2017? La voglia di emozionarmi ancora non è poca. Per nulla.

 

About the Author: Andrea ” Endriu” Ambu

Cagliaritano DOC classe 1984, Esperto Assaggiatore ONAV e consigliere per la delegazione cittadina della medesima, mi son avvicinato al mondo del vino circa una decina di anni fa, innamorandomi fin da subito del movimento “naturale” e in seguito anche delle fantastiche persone che lo popolano. Galeotto fu un seminario di degustazione in 4 serate tenuto a Cagliari da Sandro Sangiorgi, del quale, pur senza capirci a quel tempo una benemerita mazza, ancora ricordo, per filo e per segno, alcuni degli splendidi vini assaggiati. Mi colpirono per la loro istintività, di come allo stesso tempo riuscissero a essere imprevedibili e conviviali. Un sogno? Aprire una piccola enoteca con mescita. Dove? A Cagliari. E dove sennò.

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