“Ogni volta che mi trovo a passare per Torino, città che ha dato i natali a metà della mia famiglia, me ne ri-innamoro perdutamente, come se fosse la prima volta. Probabilmente anche perché il viaggio spesso è accompagnato da pasti memorabili che non fanno altro che aumentare la mia dipendenza nei confronti della vecchia capitale. O forse è solo la sindrome di Stoccolma applicata alla bagna cauda?”
Così iniziava, ormai una vita fa, il primo racconto su un ristorante apparso qui su Enoplane.com. Pensavo di esserne uscito, di aver maturato gli anticorpi necessari a resistere al richiamo sabaudo. E invece niente.
L’ultimo sabato di febbraio mi sono ritrovato seduto a un tavolo del Caffè dell’Orologio a recitare lo stesso identico copione. La solita ricaduta, con lo stesso identico, colpevole, entusiasmo. Fortunatamente.
Queste sono le fotografie che sono riuscito a portarmi a casa. Niente di patinato, solo una prova visiva di quella materica sospensione temporale durata un paio d’ore.











CAFFÈ DELL’OROLOGIO: l’ode non à la mode alla resistenza di una piola a San Salvario – Grive

Inaugurato a Luglio nel 2022 in quel quadrilatero sgarbato e magnetico che è il quartiere di San Salvario, il Caffè dell’Orologio non mi è parso un semplice ristorante, bensì un’autentica piola, per come la intendo io. Ovvero un luogo dove, molto semplicemente, mangiare e bere qualcosa di buono nel segno della piemontesità, restituendo il giusto valore allo scorrere del tempo e magari scambiando due parole con l’oste o il vicino di tavolo. Dal pranzo alla cena, senza l’ansia da prestazione da locale à la mode.
Già la piccola coda formatasi fuori dal locale a dieci minuti dall’apertura – e i giovani che imploravano un posto al bancone situato all’ingresso – la diceva lunga sul risultato della scommessa di Elisabetta Desana, Blue Bongiorno e Lorenzo Coscia. Tre nomi che a Torino non hanno avuto bisogno di presentazioni, avendo prestato anima e fegato a istituzioni cittadine come Scannabue e Rossorubino prima di decidere che era giunto il momento di giocare una partita tutta loro.
Come ci riescono? Nel mio caso grazie a un vitello tonnato a base maionese, tenerissimo e bilanciato, seguito da degli agnolotti gobbi che sapevano di “domenica” e delle grive, polpette di quinto quarto di maiale avvolte nell’omento, che non chiedevano scusa per la loro intensità. Anzi.
Infine, una panna cotta da manuale, capace di ricordarti che la semplicità, quando fiancheggia la perfezione, non ha rivali.
Unico appunto, del tutto personale: la lingua la preferisco tagliata più spessa, da mordere. Ma è un dettaglio che svanisce davanti alla scena di mio figlio che, attirato dalla lucentezza del bagnet ross, me ne ha scippato un pezzettino dal piatto, pretendendo poi il resto. Mi sono commosso: la sua prima lenga.
Tutto qui? Neanche per sogno. Il calore degli interni, l’atteggiamento inclusivo del personale di sala, lo scaffale di etichette che esplora la regione con piglio e visione contemporanei, la mescita trasversale e appassionata nel suo racconto… E poi il brusio della clientela del locale a pieno regime che diventa addirittura piacevole perché attutito dalla pietra delle volte, sono tutte sfumature che mi hanno di nuovo fatto innamorare di Torino, e del Caffè dell’Orologio, facendo sì che ci lasciassi un altro pezzettino di cuore.
Che poi la sera stessa una pizzeria e il giorno dopo un ristorante del centro, entrambi piuttosto pompati, mi abbiano ricordato brutalmente che tutto il mondo è paese (e che il marketing spesso serve a coprire l’aessenza dell’anima), beh, quella è un’altra storia che forse ti racconterò la prossima volta, ma che ha sottolineato, se mai ce ne fosse stato bisogno, quanto di buono si cela al numero 16 di Via Oddino Morgari.
Caffè dell’Orologio
Via Oddino Morgari, 16
10125 Torino (TO)
+39 011 264 4254
website
Menù degustazione, 27,00 euro
Piatti alla carta da 6,00 a 16,00 euro
Vini naturali in carta: sì
Pro
- un convincente assaggio di Piemonte
- il rapporto qualità-prezzo
Contro
- la piemontesità può essere considerata un difetto?
Un posto del cuore
P.S. Finito di scrivere, mi sono accorto di non aver menzionato il menù e la presenza di un piccolo degustazione, l’ottimo rapporto qualità-prezzo, le mezze porzioni e i bassi ricarichi applicati alle bottiglie di vino… Ah, e che in mezzo a tutto quel ben di dio ci starebbero bene tre pezzi di formaggio: super ricercati, ma ovviamente piemontesi. Comunque, l’ho appena fatto.
Nato a Genova non troppi anni fa (più o meno), passo l’adolescenza a chiedermi perché abbia sempre preferito un raviolo cotto sulla stufa a un exogino, o ancora cosa mi avesse spinto, ancora infante, a scolarmi tutti i fondi di Moscato d’Asti lasciati incustoditi dagli adulti, dopo il brindisi di capodanno, incappando nella mia prima ciucca. Intanto, diventato prima Sommelier Professionista AIS e poi Assaggiatore ONAF, dopo svariate esperienze nel mondo della ristorazione, tra cui il servizio dei vini al ristorante “La Terrazza” del Belmond Hotel Splendido a Portofino, dall’ottobre del 2016 sono entrato a far parte dell’Elenco regionale degli Esperti Degustatori dei Vini D.O.C. presso la Camera di Commercio di Genova per poi bla bla bla… Perdonami, mi sto annoiando da solo. Beh, ti prego di mantenere il segreto, ma sappi che ancora oggi, nonostante sospetti sia colpa degli uomini della mia famiglia, del nonno paterno, commerciante di vino in giro per il nord Italia, di quello materno, agricoltore, combattente e scrittore, e di mio padre, agronomo mancato con il tocco per la fotografia (che io non ho), continuo a chiedermelo qui su Enoplane.com.



