Storie autentiche di vino, cibo e persone

Partecipare con gli amici alla più nota, obliqua e storica fiera di vino naturale. Spostarsi da un salone off a un altro. Degustare vini rari al bistrot. Fare visita a un vigneron allergico agli eventi pubblici. Promuovere il grande lavoro degli amici di Sassopra per il secondo anno consecutivo.
Fatto. Tutto.

Da LA DIVE Bouteille 2026 a... il segreto è non rompere i coXXXoni

Da LA DIVE Bouteille 2026 a... il segreto è non rompere i coXXXoni - Bruyere Houillon

Il succo della trasferta a La Dive Bouteille 2026 però sta altrove: nelle risate, negli abbracci, nei risvegli confusi, nei trasferimenti sgamosi da un festival all’altro, con la Subaru, più assetata di benzina lei, che noi di vino.

Quest’anno La Dive è stata una grande celebrazione dell’amicizia, in cui il vino si è palesato mezzo. Nota bene. Non fine.

Raggiungere la cantina di Julien Courtois e Heidi Kuka, host fantastici, spingendo sul pedale dell’acceleratore, assetati, festaioli, casinisti, pur sempre rispettosi, sorridenti, educati, finalmente dissetati, appagati. Godere degli autoctoni bianchi e rari come Menu Pineau e Romorantin, trasversali alla solita Jura.

Da LA DIVE Bouteille 2026 a... il segreto è non rompere i coXXXoni - Julien Courtois

Pronti per un tris di canne costose al bistrot, prendendoci in giro per la nostra mancanza di obiettività, mangiando pollo fritto e salsa aioli. Vince comunque Montbenault?

Il Était une Fois, bellissima quest’anno, al mattino e al pomeriggio. Una certa serietà iniziale, poi via, sbracati, sciallati, giù nelle segrete del castello a segare tutti i banchi. Vuoi qualche dritta? Se proprio ci tieni… I Gamay di Philippe Jambon, e il Sava non ouillé, perché diciamocelo: il Sava ouillé è roba per bambini, di Seb Jacques.

Oh! Quanta vergogna per voi che sputate.  Bagnate la bocca se mai. Eventualmente, e a malincuore, buttate via. Oltre alla volgarità del gesto, boriosamente sputate lavoro.

Li assaggiamo tutti i vini, tutta la gamma, goduti, spensierati, senza metodo. Bere per fare festa, bere per celebrare, bere e non degustare, semmai bere per godere del tempo a disposizione, perché non ne abbiamo mai.

Annoiarsi pure: Back of the Wine, fiera. Posso dirlo, troppo nordica nell’idea, fredda, nonostante le temperature quest’anno accettabili. Pochi francesi, tanti, troppi “menaccioni”. Comunque priva della magia dello scorso anno.

Poco ci frega perché finiamo al bistrot con Nico Ferrand di Côtes Rousses a berne un’altra, anzi tre. Di nuovo casino, poi camminare fino a Digressions, e fino a tardi tazzare birre, godendo del set devastante di Bo.senberg, ballando come vecchi (non tu Gabri) spensierati. Poi ancora Kebab e birra.

È il giorno de La Dive e spacchiamo. Dicono che ho una faccia enorme ed è vero. Ma dai, fuck hype, Borgogna, Shampoo e Jura.
Oggi solo pesi massimi e roba per bevitori veri, per tazzatori d’antan: Georgia, Turchia, Slovenia, Cotar… E poi Sud-Ouest, Aveyron, Banyuls, Bordeaux, Pirenei. Che buono il Tannat, ci farei il bagno dentro!

Le labbra viola e sai che c’è? Non te li dico i migliori, così impari a stare in coda in Auvergne o davanti a Ganevat. Buuuuuu!

Fine fiera da urlo. Bevo una Lambic fantastica, Soif du Vendangeur: quanto valgono gli esperimenti di Gauthier rispetto alla realizzazione monetaria, sempre a quantificare il prodotto in base al grano che porta, vero signora? Non si preoccupi è pieno di gente come lei, che distrugge il sogno, ammazza l’arte per due spicci. Abbracci, risate, la signora se n’è andata.

Caffè speciali, guidare.. Si può fare. Ancora e comunque.. altra festa, altri bistrot.

È tardi, è finita. Ma è stata una grande Dive, la migliore.

La Dive Bouteille in cui capisci che tutto sto menarsela per etichette e fanta-bevute è falso. Falso come i nostri profili Instagram, e vero come la nostra solitudine da social. Ma vero anche come la nostra amicizia, reale, tangibile.

Il vino che bevo, che beviamo, il nostro vino, è TUTTO buonissimo. Il suo prezzo è un dettaglio, definisce la puzza sotto al naso di ciascuno di noi. Il segreto forse è ricordarci perché beviamo: per divertirci.

Il vino è un mezzo, non un fine.  Le vin est une fête! (cit. Elian da Ros)

Stappa tutto, bevi, celebra e non rompere i coglioni. Grazie.

 

About the Author: Edoardo “Edo” Camaschella

Nato ad Aosta nel Marzo del 1977, passo l’infanzia in skate. Poi snowboard, mountain-bike, trail… Musica, sempre, viaggi e contaminazione pure. Nel 2006 una Coulée de Serrant fa nascere in me l’amore per il Vino. Mi informo, assaggio, esploro, leggo e scrivo. Studio! Con ahimè pochissime occasioni di scambio e come sempre, senza indossare divise. Dal 2019 vendo la mia idea di Vino in Valle d’Aosta. Ma in fondo l’ho sempre fatto: raccontandolo agli amici, annoiando Francesca mia moglie, facendo scappare i miei figli, Bianca e Dante! Proprio la condivisione insieme alla natura del gusto, sono i cardini del mio approccio. Che è essenzialmente musicale, non necessariamente tecnico. Sicuramente emozionale e positivo. In una parola: hardcore!