Eccoti il terzo episodio del 4books “de noiantri”, Fame di  Carta, dedicato all’opera ambrata scritta da Simon J. Woolf, “Amber Revolution. Come il mondo ha imparato ad amare gli orange wine”.
Se non sai cos’è Fame di Carta clicca qui. Buona lettura!

 

Talmente diffusi da averci a tratti annoiato, gli orange wine vivono da oramai un decennio un momento di splendore e visibilità mai attraversato prima. Eppure erano prodotti similmente in Georgia già dal 6000 A.C..
E infatti “Amber Revolution. Come il mondo ha imparato ad amare gli orange wine” non ci ha messo molto a diventare un bestseller e a essere tradotto in svariate lingue. Nel 2020 anche in italiano da Edizioni Ampelos.

Ma cosa sono gli orange wine? Sono i vini macerati? Il libro di Simon J. Woolf è stato scritto proprio per fare chiarezza su questo argomento, per diffondere in modo significativo le conoscenze dell’autore sulla meravigliosa bevanda ambrata.

Per farlo, Woolf comincia dal narrare il suo primo contatto con un vino macerato, a Prepotto da Sandi Skerk, per poi passare all’incontro con Josko Gravner e a quello con Stanko Radikon, la molla che gli ha fatto decidere di scriverne.

Gran parte del testo approfondisce pertanto la storia delle persone, della cultura e dei luoghi che sono la culla degli orange wine: il Friuli Venezia Giulia, la Slovenia e la Georgia.

In mezzo, sparse tra i capitoli, sono presenti interessanti schede su diverse curiosità attinenti, tecniche o non, come i metodi di produzione, la presentazione delle varietà d’uva più adatte, il procedimento di realizzazione delle qvevri

Chiude l’opera una copiosa selezione di produttori di orange wine provenienti da tutto il mondo che l’autore consiglia per qualità dei vini, esperienza nella produzione della suddetta tipologia ed eticità, in vigna e in cantina. Shobbrook, Si Vintners e Momento Mori in Australia, Arndorfer, Loimer, Claus Preisinger, Gut Oggau e molti altri in Austria e via dicendo.

 

Dedicato a Linda Woolf, Otto McCarthy-Woolf e Stanko Radikon
– Spero diavervi resi orgogliosi –
(Epigrafe di “Amber Revolution. Come il mondo ha imparato ad amare gli orange wine”)

 

Amber Revolution. Come il mondo ha imparato ad amare gli orange wine, Simon J. Woolf, 2020, Edizioni Ampelos

Pag. di Amber Revolution. Come il mondo ha imparato ad amare gli orange wine, Simon J. Woolf, 2020, Edizioni Ampelos

 

Chi è l’autore?

Fondatore di The Morning Claret, Simon J. Woolf è un pluripremiato scrittore inglese di vini e bevande, attualmente residente ad Amsterdam. Come avrai intuito, è abbastanza fissato con gli orange wine e il vino, in generale, è stata la sua musa ispiratrice negli ultimi 20 anni. Il suo percorso di scrittore è iniziato proprio nel 2011 con The Morning Claret e adesso contribuisce regolarmente con i suoi articoli alle prestigiose Decanter e Meininger Wine Business International. Tra le altre cose in passato ha anche collaborato con Punch Drink, Jancis Robinson, Palate Press, Harpers online, Catavino.net e molte altre testate del mondo dell’enogastromia. Può bastarti?

 

3BOCCONI

Come vengono prodotti i vini orange?
Gli orange wine si ottengono sempre da varietà di uve a bacca bianca, tenendo però conto del fatto che le varietà a bacca rosa come il Pinot Grigio rientrano solitamente nella categoria delle uve bianche. Invece di effettuare la spremitura per separare il succo dalle bucce prima della fermentazione (come si fa di solito per ottenere un vino bianco), le bucce e talvolta anche i raspi vengono lasciati nel vaso di fermentazione per giorni, settimane o addirittura mesi.
Secondo Saša Radikon un vero orange wine deve fermentare spontaneamente (grazie ai lieviti naturali e non tramite inoculazione di quelli selezionati o di laboratorio) e senza alcun controllo della temperatura. Se la fermentazione viene controllata e la temperatura mantenuta bassa (ad esempio 12-14°C), come avviene solitamente con le convenzionali tecniche di vinificazione moderna, gli aromi rilasciati dalle bucce si attenueranno o andranno addirittura persi del tutto. Lo stesso accade quando non vengono utilizzati lieviti indigeni.
La fermentazione avviene spesso in un contenitore aperto sul solo lato alto (ad esempio le classiche botti dette tini di rovere a forma troncoconica, scelte da molti produttori del Collio e della Slovenia), così da facilitare le frequenti follature effettuate da produttori come Radikon e Gravner. Dopo la fermentazione, i contenitori vengono solitamente rabboccati e poi sigillati per prevenire l’ossidazione. Fino a questa fase l’anidride carbonica prodotta dalla fermentazione ha protetto il vino dall’ossidazione.
Molti orange wine rimangono a contatto con le bucce solo durante la fermentazione (in genere da una a due settimane) prima di essere svinati e pigiati. II vino viene quindi lasciato maturare per molti mesi o addirittura anni nei contenitori scelti dal produttore, quali botti di rovere o di altro tipo di legno, vasche di acciaio inossidabile o anfore.
In alcuni casi, se il vignaiolo decide che le bucce hanno ancora qualcosa da rilasciare, il vino rimarrà in contatto con esse per ulteriori settimane o addirittura mesi. Se un vino orange viene vinifcato in anfore o qvevri nel tradizionale stile georgiano, le bucce, i raspi e i vinaccioli (complessivamente chiamati “madre” in gergo georgiano) rimarranno lì ancora più a lungo, anche da tre a nove mesi, senza alcun intervento da parte del produttore.
I vini orange possono anche essere frizzanti: molti produttori fermentano uve e bucce assieme per settimane o addirittura mesi, quindi imbottigliano il vino ottenuto cui aggiungono dell’altro mosto per stimolare una seconda fermentazione in bottiglia. II risultato è un vino delicatamente “frizzante” come lo chiamano gli italiani, particolarmente diffuso in Emilia Romagna. (Amber Revolution. Come il mondo ha imparato ad amare gli orange wine, Simon J. Woolf, 2020, Edizioni Ampelos)

Falsi miti
“I vini orange sono ossidati”
È piuttosto sorprendente notare quanti esperti, semplicemente osservandone il colore, dichiarino immediatamente che i vini bianchi macerati sono ossidati. Per quanto sia difficile riuscire a ignorare ciò che si vede, chiunque degusti utilizzando il palato piuttosto che i propri preconcetti si renderà conto che gli ottimi orange wine del Collio, di Brda o della Georgia offrono una vivace piacevolezza che bilancia la loro complessità.
Alcuni produttori di paesi come Francia, Grecia o Portogallo hanno creato vini orange volutamente più ossidati, ma questo non è mai stato l’obiettivo dei paesi in cui ha avuto origine la macerazione con le bucce peri vini bianchi.
“Gli orange wine sono vini naturali”
ll termine “orange wine” indica semplicemente una tecnica di vinificazione. II termine “vino naturale’, invece, indica un concetto molto più ampio. Anche se la maggior parte dei vini orange rientra nella categoria di quelli “naturali”, non ne consegue necessariamente che lo siano tutti. Alcune delle cantine più convenzionali hanno sperimentato il contatto con le bucce applicandolo alla vinificazione standard (lieviti selezionati, controllo della temperatura, chiarifca e filtrazione). È il gusto personale che decide se considerare questi come veri vini orange o meno.
“Gli orange wine vengono prodotti in anfora”
Alcuni lo sono, altri no. Essi possono anche essere prodotti, come a volte avviene, in serbatoi di acciaio inossidabile, in barrique, in botti grandi di rovere, in vasche di cemento, di plastica e in contenitori di argilla di ogni tipo.
“Gli orange wine non esprimono il terroir”
Il classico appunto fatto da chi critica l’orange wine è che la macerazione delle uve a bacca bianca cancella qualsiasi nota del terroir e le caratteristiche del vitigno stesso. Tuttavia, poiché questa tecnica di vinificazione è identica a quella utilizzata per i vini rossi, questi critici ritengono dunque che anche questi ultimi non mostrino le loro origini?
“Tutti gli orange wine hanno lo stesso sapore”
E un po’ come dire “la musica hip-hop è tutta uguale”, “tutti i film di Bollywood hanno la stessa trama” o “tutti i vini hanno lo stesso sapore”. Tutti gli stili e i sottogeneri richiedono un po’ di preparazione prima che si palesino le più sottili sfumature, manifestando la loro più intima natura. (Amber Revolution. Come il mondo ha imparato ad amare gli orange wine, Simon J. Woolf, 2020, Edizioni Ampelos)

Skerk
Loc. Prepotto 20, 34011 Duino Aurisina (TS) – Tel: +39 O40 200156 – Email: info@skerk.com
Sandi Skerk è, per il Carso, il personaggio di riferimento della vinificazione naturale sin dal 2000, cioè da quando ha fatto ritorno alle pratiche più tradizionali sia in vigna sia in cantina. La sua semplice cantina in pietra, che trasforma la nuda roccia del Carso in caratteristiche strutture architettoniche, viene utilizzata per far risaltare la maestosità dei suoi vini da Vitovska, Malvasia, Sauvignon Blanc e Pinot Grigio. L’Ograde (blend di questi quattro vitigni) è spesso sensazionale. I tempi di macerazione sono di circa una settimana e questi vini sono di tale eleganza ed equilibrio che sono in grado di conquistare anche i “‘nemici” degli orange. I vigneti, in gran parte ad alberello, sono biologici certificati. (Amber Revolution. Come il mondo ha imparato ad amare gli orange wine, Simon J. Woolf, 2020, Edizioni Ampelos)

 

Amber Revolution. Come il mondo ha imparato ad amare gli orange wine
Simon J. Woolf, 2021, Edizioni Ampelos
Prezzo in libreria: 30,00 euro

Indice
Prefazione dell’autore

Prefazione di Attilio Scienza

 

INTRODUZIONE

1 Un passo nel vuoto

2 La lotta per rivendicare l’identità

 

FRIULI E SLOVENIA

Giugno 1987

3 Distruzione e persecuzione

4 La prima rivoluzione enologica friulana

5 La seconda rivoluzione enologica friulana

6 La nuova ondata slovena

 

GEORGIA

Maggio 2000

7 L’Orso Russo e gli industriali

8 I contadini e i loro vasi di terracotta

 

AL DI LÀ DELL’ATLANTICO E OLTRE

Maggio 2009

9 l am kurious oranj

10 Chi non li apprezza continuerà a farlo

11 Ceci n’est pas un blanc

 

Epilogo

 

PRODUTTORI CONSIGLIATI

 

Crediti fotografici

Ringraziamenti

Una nota sui vitigni

Bibliografia

 

Ti è piaciuto questo terzo episodio di Fame di Carta? Se la risposta è sì, non devi fare altro che aspettare la prossima uscita. Magari mentre ti leggi “Amber Revolution. Come il mondo ha imparato ad amare gli orange wine”.
Come? Vuoi un indizio sul prossimo libro? Eccotelo, parla di una delle tante espressioni autentiche della terra da cui proviene questo antico proverbio: “Non vedere è un fiore”.
A presto.