Il vino naturale in Thailandia

Chiariamolo subito. Rischierò di essere impopolare, ma la Thailandia non mi è parso un paese troppo interessante per gli appassionati di vino, naturale sopratutto.

Un po’ perché la storia enologica della regione è relativamente recente (inizia negli anni 80), ma sopratutto perché le accise locali, sia per chi produce sia per chi importa, sono altissime. Mi hanno parlato, spero esagerando,  del 300%

Per questo motivo i prezzi di qualunque bottiglia schizzano alle stelle e il vino non può che rimanere un bene di lusso. Pensa che un Bianco di Le Coste viene mediamente venduto nei ristoranti di Bangkok a 2400 Bath, i nostri  65 euro.

Se adesso ti stai chiedendo “Ma a Bangkok bevono Le Coste?”, la risposta è “Anche!”.
Solo nella capitale sono attive più di dieci distribuzioni di vino naturale e non è affatto difficile bere bene, qualunque siano i tuoi gusti e quasi in qualunque segmento della ristorazione. Il problema semmai è appunto il prezzo da pagare per farlo.

Quindi eccoti i 2 indirizzi che più ho apprezzato durante il mio soggiorno a Bangkok:

  • Kang Kao469 Phra Sumen Rd, Wat Bowon Niwet, Phra Nakhon, Bangkok 10200, TH

Situato nella vecchia Bangkok, all’interno di uno dei cocktail bar più famosi d’Asia, il Ku Bar, questo piccolo e accogliente wine bar ha una selezione di vini naturali non molto ampia ma curatissima, attentamente selezionata dall’appassionata proprietaria, Elaine Sun. È presente  anche una piccola carta delle vivande in stile tapas e l’atmosfera è veramente magica.

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  • About EateryOcean Tower II, Sukhumvit 21 Soi 3, Khlong Toei Nuea, Watthana, Bangkok 10110, TH

Il regno di Giulio Saverino è uno dei locali pionieri del vino naturale in Thailandia.  Inoltre propone una solida cucina italiana, utile per superare il momento in cui durante il viaggio verrai assalito dalla nostalgia di casa. Interessante anche la selezione di salumi e formaggi venduti a peso.

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Nelle wine list di entrambi, praticamente, non troverai etichette thai, ma molte cose interessanti e magari sconosciute dal resto del mondo. Oltre che a molti noti produttori italiani come Arianna Occhipinti, Giotto Bini, Giulio Armani, Elena Pantaleoni,… Quando ho chiesto in ambedue i locali se ci fossero produttori naturali “in zona”, mi è stato risposto di no e che l’unica cosa che si trova è qualche orange prodotto sperimentalmente dalle grandi cantine convenzionali.

Uno di questi, l’Elements di Granmonte Winery, sono riuscito a recuperarlo e la retroetichetta mi ha fatto parecchio incazzare. Raccontava di un simpatico gioco, condotto senza aspettative o convinzione, insomma trattando tutto il movimento del vino naturale come una macchietta, neanche troppo piacevole.

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Se te lo stai chiedendo, questo Chenin thai nel bicchiere mi è risultato piuttosto insignificante, dall’animo monocorde.

Comunque, se ti volessi avventurare a constatare come si sta evolvendo il movimento del vino in Thailandia e ad assaggiare i cosidetti “New Latitude Wines“, le regioni che devi visitare sono Phu Rua Highland (regione del nord situata a 6/7 ore di macchina da Bangkok), Khao Yai, Chao Phraya e Hua Hin (tutte e due a circa 2 ore e mezza di strada dalla capitale).

Ma probabilmente gli unici vigneti che veramente non dovresti perderti sono quelli galleggianti situati sul delta del fiume Chao Phraya, piantati su lunghe isole di forma rettangolare separate da canali che, alla fine, formano un bellissimo arcipelago vitato.

Non escludo però che in pochi anni, addirittura mesi, la situazione del vino naturale in Thailandia possa cambiare. Sta già crescendo una giovane schiera di “appassionati” 😎

 

 

I ristoranti stellati

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La “Rossa”  è sbarcata in Thailandia nel 2018 partendo dall’area di Bangkok. Da allora ha aumentato la sua copertura, inserendo le zone di Phuket, Phang-Nga e per la prima volta l’anno scorso di Chiang Mai.
Di pari passo crescono le aree monitorate e crescono anche i locali stellati, tutti a Bangkok, tranne il Pru di Phuket, ma secondo la guida Michelin, il paese non presenta ancora ristoranti meritevoli delle tre stelle.
Nonostante questo, la crescita qualitativa è innegabile e attestata dai nuovi due stelle del 2020, R-Haan e Sorn.

Il suo modo di cucinare è terribilmente viscerale. Jai Fai a volte pare un fabbro, a volte un aviatore, a volte una divinità

Da notare che Jay Fai, l’unico locale street food del paese ad aver ottenuto un macaron, si è visto confermare il riconoscimento nonostante le molte contestazioni, persino della stessa proprietà.

Di seguito trovi la lista dei ristoranti stellati con affianco la tipologia di cucina che perseguono.
Fanne buon uso!

2 stelle

  • Le Normandie – Francese/Contemporanea
  • Mezzaluna – Francese/Contemporanea
  • R.Haan – Thai
  • Sorn – Thai del sud
  • Suhring – Europea/Contemporanea

1 stella

  • Bo.lan – Thai
  • Canvas – Innovativa
  • Chef’s Table – Francese/Contemporanea
  • Chim by Siam Wisdom – Thai
  • Elements – Francese/Contemporanea
  • Gaa – Innovativa Provato e consigliato
  • Ginza Sushi Ichi – Sushi
  • J’Aime by Jean Michel Lorain – Francese/Contemporanea
  • Jay Fai – Street Food Provato e consigliato
  • Khao – Thai
  • Le Du – Thai/Contemporanea
  • Methavalai Sorndaeng – Thai Provato e consigliato
  • Nahm – Thai
  • Paste- Thai
  • Pru – Innovativa
  • Ruen Panya – Thai
  • Saawaan – Thai/Contemporanea
  • Saneh Jaan – Thai
  • Savelberg – Francese/Contemporanea
  • Sra Bua by Kiin Kiin – Thai/Contemporanea
  • Suan Thip – Thai
  • Table 38 – Thai/Contemporanea
  • Upstairs by Mikkeller – Innovativa
  • 80/20 – Innovativa

 

 

L’esperienza del tè

Il   è una bevanda originaria della civiltà cinese, consistente in un infuso o decotto ricavato dalle foglie della Camellia sinensis, una pianta legnosa che viene oggi coltivata in Cina, ma anche in Bangladesh, Pakistan, India, Indonesia, Sri Lanka, Giappone e Kenya.

E la Thailandia cosa c’entra?

Come per la diffusione dello street food, anche il tè è entrato a far parte delle consuetudini del luogo a causa della commistione con il popolo cinese, ancora prima dell’arrivo dei coolie, e al giorno d’oggi è consumato dai thailandesi caldo principalmente al mattino e nella tipica versione fredda (un mix di tè, latte e zucchero dall’influenza indiana) durante tutto il giorno per meglio sopportare il caldo.

Adesso che la Thailandia è diventata una delle mete turistiche più anelate al mondo, molte strutture ricettive di vario genere (hotel, ristoranti ma anche musei…) si sono organizzate per offrire il tè ai molti cinesi che la visitano, o più semplicemente a chiunque voglia provare quest’esperienza.

Esperienza? Sì, perché quasi ogni “sala da tè” abbina ad una sterminata scelta di infusi e decotti di alto livello, provenienti da ogni parte del mondo, una serie, più o meno lunga, di pietanze, locali e non, pensate per l’occasione, trasformando questo rito in una vera e propria esperienza gastronomica.

La sala da tè più famosa della Thailandia è senza dubbio la nivea Authors’ Lounge del Mandarin Oriental Hotel a Bangkok. Chiamata così perché in passato ha ospitato molti famosi scrittori: da Joseph Conrad a Somerset Maugham, da John Le Carre a Frederick Forsythe.

Ma la mia preferita è la più rilassata Erawan Tea Room del Grand Hyatt Erawan Bangkok.

Situata al secondo piano del maestoso albergo, si affaccia sul Santuario di Erawan e propone in accompagnamento ad un’ampia selezione di pregiati tè, una serie di assaggi, dolci e salati, caldi e freddi, di autentica cucina thai.

Durante la mia visita il menu celebrava il capodanno cinese, proponendo diversi snack ispirati al “Regno di mezzo”.

Insomma, se vuoi rilassarti, non perdere l’occasione di farlo davanti a una bella tazza di tè.




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