Il Canavese è l’antica propaggine glaciale della Valle d’Aosta verso il Piemonte. È una vasta conca morenica in cui al centro troviamo nuclei abitativi di una certa grandezza come Ivrea, Leinì, Chivasso, Rivarolo, Caluso, come se Torino si allargasse a macchia d’olio verso nord.

Le parti periferiche della conca orientate a est sono quelle più interessanti dal punto di vista enologico e in particolare quelle della Serra Morenica: una arcaica lingua detritica che cala in altitudine da nord a sud, opponendosi tra Ivrea e Biella, la cui estremità meridionale arriva a Cavaglià, passando per il lago di Viverone. Proprio dal lago un’altra deriva morenica, dal profilo irregolare scende fino a Masino. È una collina più vecchia, in cui il ghiacciaio ritirandosi prima ha lasciato una base ghiaiosa e suoli belli acidi.

È un Piemonte inesplorato non solo enologicamente, Carema sta tornando, ok, ma qui non siamo a Carema, questa è terra di Erbaluce e Neretti, di villaggi e paesi interrotti da una campagna dolce, luminosa, sospesa. Si mangia bene tra l’altro!

Luca Gili arriva al vino per curiosità. Quello del nonno è nei suoi ricordi d’infanzia impegnativo: una “picchetta” scura, acida, volatile, disarmonica. Eppure la ricerca di nuovi abbinamenti, nuovi assaggi, tra cui un Merlot di Gravner, trasformeranno progressivamente la visione di Luca da degustatore di vino a produttore.

Nel 2006 parte il progetto Masera per un passito di Erbaluce e il nostro impara a vinificare “tecnicamente” coadiuvato da un enologo. I risultati a posteriori non lo convincono, cerca e vuole quella sensazione che gli trasmettono i vini “altri”.

Nuove parcelle da curare, salvaguardare la tradizionale varietà ampelografica canavesana, restituire un bicchiere di territorio ottenuto per sottrazione. Trasformare in cantina l’officina in disuso di papà, a seguito della sua dolorosa dipartita.

Luca Gili e la sua OFFICINA DEL VINO

Così nel 2011 nasce il Garage dell’Uva e nel 2012, le sperimentazioni di Luca portano a ottenere il Plandrùn, il primo orange canavesano di Erbaluce.

Pur senza perdere di vista il bianco, Luca si avvicina sempre più alla moltitudine di uve rosse presenti sotto alle pergole delle sue parcelle: affascinato dal carattere del Neretto lo sperimenta anche in purezza e i risultati sono incoraggianti. Come tutti gli autoctoni risponde meglio ai cambiamenti climatici rispetto a altre varietà, non porta a un grado alcoolico mortale, ha una bella tensione e un tannino piacevole.

Sto generalizzando, perché quando parlo di Neretto, le varietà censite sono addirittura 14. Luca in vigna le ha tutte (e molte di esse finiranno nell’Uvaggio) ad eccezione di quello di San Giorgio!

Gli appezzamenti su cui il vigneron lavora sono diversi e superano difficilmente i 2000 metri di ampiezza. Vigne vecchie, alcune centenarie, pergole splendide, le vedi nelle foto. Emozionanti.

I vini poi hanno una caratteristica comune: il frutto, nitido, goloso, mai stucchevole perché dietro c’è spinta e sale detritico. Anche il legno e nello specifico la barrique, contenitore eletto da Luca, è presente e funzionale, aggiunge complessità e longevità al risultato finale.

Gli assaggi stupiscono per definizione e naturalità. Un tocco volatile alleggerisce naso e sorso delle varie Barbera, Freisa e Uvaggio, mix quest’ultimo di una quindicina di uve rosse con un tocco di Erbaluce. Poi un Nebbiolo in purezza assaggiato dalle botti decisamente promettente.

I Neretti spaccano: il Grafite 2021, Neretto Duro in purezza è davvero intrigante, terroso, profondo e beverino. Duro nella migliore accezione del termine. Poi abbiamo Nerastro 2021, ovvero Neretto Gentile in purezza, più morbido rispetto al precedente, e Porpora 2022, assemblaggio carbonico di Neretta Cuneese e Uva Rara.

Chiudiamo gli assaggi con l’Erbaluce (Il Bianco) 2021. Intanto è doverosa una precisazione: in passato era uva usata esclusivamente, e sottolineo esclusivamente, per ottenere passito, a cui si aggiungeva un filo di Uva Rara, la quota colore. L’Erbaluce nei vigneti canavesani è percentualmente in crescita, proprio perché al centro di un rinnovato interesse, così gli impianti sono relativamente più giovani rispetto a quelli di varietà rosse.

Luca Gili e la sua OFFICINA DEL VINO - Bianco

Le uve sono raccolte a metà ottobre, e comunque a maturità decisamente avanzata, per riavvicinarsi alla tradizione del passito. Le macerazioni sono andate col tempo accorciandosi e il vino, affinato in botti di acacia mi ricorda certi vini bianchi old-school: concentrati, potenti, magnetici, lenti!

Luca è un mio amico: la sua auto-ironia, traducibile in auto-critica, intelligenza, visione e umiltà racconta che non tutto può essere spiegato, qualcosa deve per forza sfuggirci, non siamo fenomeni, ma esseri umani.

Cerco con la mia esperienza di raccontare e permettere di raccontare (non dimentichiamoci che l’Officina è laboratorio per giovani realtà enologiche emergenti, come Sopravvento e Lucci) il Canavese al meglio: naturalmente e in prospettiva“.

Luca Gili, pioniere canavesano.

 

Luca Gili – Officina del Vino
Via IV Novembre, 30
Settimo Rottaro (TO)
+39 349 314 8059
luca@cantinagili.com
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About the Author: Edoardo ” Edo” Camaschella

Nato ad Aosta nel Marzo del 1977, passo l’infanzia in skate. Poi snowboard, mountain-bike, trail… Musica, sempre, viaggi e contaminazione pure. Nel 2006 una Coulée de Serrant fa nascere in me l’amore per il Vino. Mi informo, assaggio, esploro, leggo e scrivo. Studio! Con ahimè pochissime occasioni di scambio e come sempre, senza indossare divise. Dal 2019 vendo la mia idea di Vino in Valle d’Aosta. Ma in fondo l’ho sempre fatto: raccontandolo agli amici, annoiando Francesca mia moglie, facendo scappare i miei figli, Bianca e Dante! Proprio la condivisione insieme alla natura del gusto, sono i cardini del mio approccio. Che è essenzialmente musicale, non necessariamente tecnico. Sicuramente emozionale e positivo. In una parola: hardcore!

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