Sommelier AIS dal 2007 e WSET di secondo livello, per ora, Francesca Agus, è un altro dei miei amici di Instagram. E infatti potresti già averla conosciuta come Sommeliersostenibile sul social.
Beh, saputo della sua ultima visita in cantina, un po’ perché, essendo nata nelle terre dell’Amarone e lavorando per una cantina della medesima zona, direi proprio che in materia ne sa e un po’ perché con quell’accento lì potrebbe raccontare qualunque cosa (peccato infatti non sia un video o un podcast), l’ho invitata a scriverci un  pezzo.
“Monte dei Ragni: immagini e parole da una visita in cantina con Zeno Zignoli” è nato così.
Buona lettura.
Andrea “Enoplane” Penna

 

Nel mondo dei vini naturali Zeno Zignoli, il volto dietro Monte dei Ragni, è una vera e propria istituzione.
Un caldo pomeriggio di agosto ho deciso di andare a fargli visita per approfondire cosa significhi applicare davvero l’antroposofia e la biodinamica in vigna.
Questa intervista cerca infatti di cogliere i punti salienti di un vasto argomento che spero troverai interessante, tanto quanto lo è da sempre per me.
Ma bando alle ciance, iniziamo.

Chi è Zeno Zignoli?

Sono nato in Valpantena e fin dalla tenera età ho capito che la mia strada si sarebbe incrociata con il mondo del vino. Fatto il mio primo travaso a 8 anni, da lì in avanti non ho più smesso.
In seguito al diploma di perito agrario, negli anni ’80 mi sono dedicato alla produzione e promulgazione del “vino biologico”; fui fra i primi a Verona a credere nella possibilità di contrastare la tendenza di produrre in modo convenzionale.
Dopo essermi sposato, mi sono quindi trasferito in Valpolicella e ho iniziato a coltivare secondo le pratiche biodinamiche e naturali i campi di proprietà della famiglia di mia moglie, che tutt’ora coltivo e che costituiscono Monte dei Ragni.

Monte dei Ragni Zeno Zignoli

Quali uve coltivi qui alla Marega (NdEnoplane: la frazione di Fumane in cui ha sede la cantina) 

I miei vini nascono dalle uve rosse locali Corvina, Corvinone, Rondinella, Molinara, Oseleta e Sangioveto (un Sangiovese antico coltivato in queste zone), mentre le bianche, facenti parte di una piccola percentuale rispetto alla produzione totale, sono Garganega e Malvasia Istriana. Quest’ultime, essendo uve tendenzialmente grasse, anche a causa dei terreni argillosi e calcarei su cui crescono, sono state vinificate e affinate in anfora. Al contrario utilizzo il legno per i rossi più corposi.

Chi viene a trovarti in questa splendida corte del 1400 non può non notare che non coltivi solo uva…

Esatto. Ho diversificato la mia produzione inserendo alberi da frutto come meli, peri, cachi, noccioli, peschi e molto altro, oltre ad avere un orto in permacultura a sistema misto, dove, a parte l’irrigazione iniziale successiva alla semina, non irroro più, assumendomi il rischio che ovviamente non tutto possa durare. Come nell’estate appena trascorsa in cui il caldo ha fatto parecchi danni.

Ma perché non si trova mai vino da te in cantina?

Essendo la mia una piccola produzione limitata di 5000 bottiglie, sono tutte prenotate con largo anticipo, soprattutto da enoteche e ristoranti.
Per scelta non voglio farne di più: per trasmettere la mia idea di vino ho bisogno di seguire personalmente ciascuna fase della produzione, mentre ampliandola ciò non sarebbe più possibile, in particolare modo in vigna.

Qual è il segreto per vini così buoni?

L’amore per ciò che si fa, il rispetto per la natura e lo studio. Queste tre tematiche sono al centro della mia filosofia di lavoro e di vita.

Ti ho sentito più volte parlare di AgriCULTURA in contrapposizione ad AgriIGNORANZA. Mi spiegheresti cosa intendi?

Credo che l’importanza di studiare e apprendere continuamente sia fondamentale per essere prima un agricoltore e poi un produttore di vino o di qualsiasi altro genere. Non bisogna mai sentirsi arrivati, ma cercare sempre di migliorare, evolvere.

Per te cosa significa agricoltura sostenibile?

Vuol dire rispetto per la terra, per il contadino, per la sua famiglia e per l’intera comunità. Il focus di ciascun agricoltore dovrebbe esser il mantenere l’equilibrio della natura che ci ospita riducendo al minimo il proprio intervento, senza dare nulla per scontato.

Puoi farci degli esempi concreti?

Certamente. Per esempio il sovescio è necessario al perfetto interscambio di sostanze nutritive fra terreno/seminativo/vigna. Il seminativo a fiori permette di attrarre le api e impollinare gli alberi da frutto, mentre la maggior presenza di insetti nel terreno, come i lombrichi, garantisce una naturale micro-movimentazione del terreno e il ricircolo di aria.
Questi accorgimenti sono fondamentali per coltivare in modo responsabile senza l’utilizzo di interventi chimici invasivi.

So che utilizzi molto poco il trattore in vigneto, prediligendo metodi alternativi come il cavallo. Come mai questa scelta?

Credo che il trattore sia dannoso per il terreno e in particolare per la vite, una pianta che ha l’esigenza di espandere le proprie radici per assorbire il nutrimento necessario. Impiantando in modo troppo ravvicinato non gli si concede lo spazio di cui avrebbe bisogno; inoltre, passando tra i filari con un mezzo pesante, si compatta il terreno andando a creare uno strato coeso che soffoca le radici. Questo porta a espiantare vigne sempre più giovani che vanno in stress e a 10/12 anni non hanno più nulla da dare.
Uso quindi il trattore solo per la raccolta delle uve e per effettuare i pochissimi trattamenti con rame e zolfo. E comunque sto cercando un metodo alternativo e altrettanto efficace per tutte queste lavorazioni, difficili da svolgere con il cavallo soprattutto per una questione di sicurezza.

Ti consideri un produttore di vino naturale?

Le etichette mi stanno strette, preferisco considerarmi un pensatore libero che cerca un dialogo, ovviamente anche con chi la pensa diversamente da me. L’interscambio di idee porta sempre buoni spunti. Inoltre, ritengo che la biodinamica non sia solo una tecnica o una formula da applicare, bensì una filosofia che va interiorizzata collegandola alle forze universali. Di certo non una mera e desolante intuizione commerciale.

Esiste un pensiero o un pensatore a cui ti ispiri?

Fin da giovane ho capito che il legame tra la terra e l’uomo va oltre la semplice coltivazione. Studiando negli anni i trattati di Rudolf Steiner, ho constatato che prima ancora di parlare di biodinamica, si parlava di antroposofia (in  greco antico  sapienza dell’essere umano), una disciplina esoterica di derivazione teosofica.
Personalmente cerco di attenermi a questa filosofia unendogli, in base alle esigenze della mia azienda agricola, alcune pratiche mutuate dalla permacultura.

Sapresti spiegarmi perché la biodinamica, come le tante altre “pratiche sostenibili” di cui abbiamo parlato oggi, non sia ancora così sviluppata nella nostra zona?

Credo che diversi produttori siano più attenti al “signor Mercato” che alle reali esigenze della propria realtà agricola, sia in tema di sostenibilità che di produttività. Anche il semplice fatto di fare monocultura è sbagliato, si impoveriscono il terreno, la flora e la fauna, si crea disarmonia, oltre a generare malattie alle piante che in natura non esisterebbero. E tutto per poi rimediare con interventi chimici che altrimenti non sarebbero necessari. Assurdo, vero?

Monte dei Ragni - Territorio

Cosa è per te il vino naturale?

Assodato quanto l’intervento dell’uomo per fare vino sia necessario, si potrebbe disquisire all’infinito su quali pratiche siano da considerare naturali e quali no.
Un chiaro esempio è anche solo la botte di legno: esiste in natura o è semplicemente una creazione dell’uomo per affinarci il vino? Idem per l’anfora, l’acciaio ecc. Insomma, le varianti sono tante, ma è appurato che senza un minimo di conoscenza e intervento il vino è aceto.
Perciò ogni produttore deve avere una propria coscienza dai limiti ben definiti. Diamo per scontato che la vigna ci dia il vino, ma non è così: il vino non ci è dovuto, il vino va meritato, con una ricerca che non si ferma mai, che va avanti una vita.
In sintesi: un vino è naturale quando le interferenze dell’uomo sono ridotte al minimo necessario, ma serve un’ottima base di partenza in vigna per non dover successivamente intervenire in cantina.

Si conclude così la mia visita da Monte dei Ragni; le ore passate con Zeno Zignoli sono davvero volate via e pertanto colgo l’occasione per ringraziarlo del tempo che mi ha concesso, per avermi accolto a casa sua in un modo così genuino e illuminante. Proprio come il suo vino.
Ah! Il vino? Te l’ho già detto, ovviamente di imbottigliato non ce n’era. Quindi ti toccherà aspettare ancora un po’ per il racconto sul mio IG dell’assaggio di alcune sue bottiglie che custodisco gelosamente a casa.

 

Az. Agr. Monte dei Ragni di Zignoli Zeno
Località Marega, 3
37022 Fumane (VR)
info@montedeiragni.com
+39 339 3428360
www.montedeiragni.com

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