Storie autentiche di vino, cibo e persone

Appuntamento in una calda mattina di luglio a Gualdo, piccolo borgo medievale famoso per la produzione del pecorino dei Monti Sibillini a latte crudo (tra i nostri caseifici preferiti: Batassa, Beccerica e Lai, sempre reperibili presso il mini market del paese. Come lo sappiamo? Beh, ci veniamo spesso). Nell’ultimo periodo, “lu Gualdu” è diventato un riferimento per professionisti e appassionati di vino, grazie a un prezioso progetto di Andrea Polidoro, classe 1987, dedicato alla ricerca e alla salvaguardia di un’antica tradizione. Quale progetto? Contrada Contro. Ma se hai un attimo di pazienza ti raccontiamo tutto…

Lo stiamo aspettando all’ombra di un grande cipresso insieme a ristoratori ed enologi provenienti dalle vicine province, dalla Romagna e persino tre studenti francesi. Eccolo! Ed eccoci pronti! Il tour parte dalla cantina? No. Dai campi? No. Allora dalla degustazione? Neppure. Seguiamo Andrea, che attraversa la strada e si ferma di fronte allo spettacolo che ci attende: i Monti Sibillini, sempre azzurri, come li definiva Leopardi.

CONTRADA CONTRO e il recupero delle viti maritate a Gualdo: quando si dice "COLTIVARE un sogno"

Comincia così il racconto. Laggiù c’è Sarnano, arroccato sul colle. “È il paese originario di mio nonno Sante, un mezzadro che, dopo la guerra, si trasferì nel Golfo di Gaeta. Io sono nato e cresciuto a Scauri (LT), ma ho conosciuto mio nonno solo attraverso racconti e foto di famiglia“. Tuttavia, grazie alla casa di sua madre, è tornato spesso in queste terre. Dopo il terremoto del 2016, che ha colpito duramente la zona, ha sentito il richiamo delle sue radici, una promessa fatta al nonno… in sogno.

A 25 anni, fresco di laurea in Scienze Politiche, si trasferisce a Bordeaux per un’esperienza all’estero che lo avvicina vertiginosamente all’enologia. Rimane in Francia per tre anni e mezzo, durante i quali approfondisce gli studi. Nel 2014 si trasferisce a Montalcino, dove tutt’ora risiede, per collaborare, ancora oggi, con Cupano, cantina fondata negli anni ’90 da Ornella Tondini e Lionel Cousin, quest’ultimo venuto a mancare nel 2021.

L’incontro cruciale però avviene nell’estate del 2019, con Silvano Scalzini, ex gestore del ristorante Picciolo di rame di Vestignano. Parlando del territorio, Andrea osserva l’assenza di vigneti nella zona, ma Silvano lo illumina spiegando che la vecchia tradizione (sì quella di cui ti parlavamo in apertura) qui era legata alle viti maritate all’acero: gli arburi, in dialetto.

Dopo una meticolosa ricerca nei registri comunali di Sarnano (di cui Gualdo faceva parte), scopre un documento del 1835 che attesta la presenza di ben 3.140 ettari di vigneti, epoca in cui il vino era una parte fondamentale della cultura locale, consumato quotidianamente, anche in versione “cotto”, ovvero ridotto del 30% e conservato in botti di legno con un metodo simile al Solera.

E le viti maritate? Erano ancora diffuse fino al Dopoguerra, con la Malvasia di Candia come uva principale e la coltivazione di orzo e cereali nel mezzo. Purtroppo però, con l’introduzione dei trattori, quel tipo di agricoltura divenne poco praticabile, e tra gli anni ’60 e ’70 la Regione incentivò la piantagione di vigneti a filari, segnando la fine di quella tradizione. Amen

Beh, tra il 2019 e il 2020, la voce di questo giovane appassionato alla ricerca di vecchi vigneti si diffonde. Molti anziani lo contattano per affidargli i loro, ormai trascurati – uno di questi è ben visibile lungo la provinciale, in località Vecciola di Sopra, a 600 metri s.l.m.: una vigna a tendoni di Malvasia Bianca di Candia, con piante a piede franco su un terreno di sabbia, limo e arenaria – , ma è nel 2021 che la sua azienda prende ufficialmente forma: una vigna in società, poi altre quattro in gestione, distribuite in diverse contrade. Le uve? Autoctone e miscelate, come si faceva un tempo: Trebbiano, Malvasia di Candia, Santa Maria, Verdicchio e Maceratino. Le piante hanno tra i 50 e i 150 anni.

Ma ora basta con le chiacchiere, saliamo in macchina e andiamo a vedere due di questi appezzamenti:

Gualdo (e le viti maritate all’acero campestre). Mezzo ettaro, 650 metri s.l.m., su terreno sabbioso e calcareo. Adagiato sulle pendici del colle sotto il centro abitato, è l’unico appezzamento che non dà il nome a un vino ed è di proprietà dei soci: Gianfranco Rommozzi, originario di Gualdo, e suo genero Matei, di origine slovena. Confina con la loro coltivazione biologica di piante officinali. Immagini i profumi? Aggiungici anche il ronzio degli insetti.
La Malvasia Bianca di Candia è presente qui da 150 anni, a piede franco, grazie al trisavolo di Gianfranco. Si tratta di un’antica varietà d’uva diffusa in tutto il Mediterraneo attraverso i commerci della Serenissima, infatti l’isola di Creta era stata ribattezzata Candia sotto la Repubblica di Venezia. Da queste uve nasce il vino di Sante.
Nell’ottobre del 2019, queste piante erano state abbandonate per 30 anni. Alcune si toccavano, nonostante fossero distanziate anche di 16 metri l’una dall’altra. Sorprendentemente, l’uva sotto le foglie era sana. Questo spinse Andrea a non arrendersi e a fare subito una prova di vinificazione che, fortunatamente, andò bene.

CONTRADA CONTRO e il recupero delle viti maritate a Gualdo: quando si dice "COLTIVARE un sogno" - Viti maritate

Quest’anno sono di una bellezza pazzesca“, dice, con gli occhi che brillano mentre le osserva.
Con forza e determinazione, il primo intervento fu potare gli aceri e abbassare la chioma delle piante, salendo direttamente sugli alberi. “È anche comodo, sapete?“, aggiunge. L’acero è il compagno ideale per la vite, poiché non produce frutti ed è robusto; i suoi rami fungono da sostegno per le liane delle viti.
“Era importante risistemarle cercando di mantenere il loro equilibrio. Guardate qui, le piante iniziano a produrre dal sesto punto vegetativo, anziché dal terzo o quarto come di consueto”.
Le potature sono lunghe e generose: bisogna permettere alle piante di produrre, senza intervenire troppo. Sono viti che vogliono ancora dare molto, anche più di 50 kg. Si ferma davanti a una vite enorme, la più grande, e abbracciandone il tronco racconta: “Nel 2023 ha dato ben 130 kg!“. “È incredibile che producano ancora così tanto frutto, e quest’anno la produzione è abbondante“.
Qui è stato anche possibile piantare nuove barbatelle, tramite una selezione massale da talee di potatura. Oggi sono ancora piccole. “La vendemmia si fa in un solo giorno, solitamente il 30 settembre o il 1° ottobre“.
Gli aceri vengono potati ogni anno; le loro foglie spuntano prima e proteggono la vite, che è più lenta. Inoltre, le radici degli aceri sono dritte e non disturbano quelle della vite. Curiosità: le foglie di acero sono dolci, e i contadini le davano ai buoi per farli lavorare di più.

Contrada Tomasucci. A 620 metri s.l.m. Uve: Malvasia di Candia, Ribona, Verdicchio.
Con il termine “Contrada” si intende una parcella di terreno, o, per dirla in francese, un lieu-dit.
Risalente al 1972, è la vigna più antica del comune di Gualdo, poiché fino agli anni ’60 qui si trovavano solo viti maritate. Si tratta di un ettaro in gestione, con piante alte e coltivate a spalliera. Il terreno è composto da sabbia e limo, quindi ricco di calcare. La fillossera non ama la sabbia e l’altitudine, quindi in teoria si potrebbero piantare viti a piede franco, ma non in questo appezzamento, dato che è solo in gestione.
Il 2024 ha visto molta pioggia, anche se non tanta quanto il 2023. Andrea ci mostra alcune bolle di peronospora sulle foglie, ma senza danni al frutto, e poi ci fa notare i segni degli innesti sulle vigne compiantate.

Le altre tre contrade che non visitiamo, in quanto più lontane, sono:

Contrada Biordi, situata nel comune di Penna San Giovanni, a 400 metri s.l.m. Risalente al 1964, è quindi la più antica e, secondo Andrea, anche la più bella. Le uve principali sono Sangiovese e Montepulciano, ma ci sono anche due filari di Malvasia di Candia. Tutto verrà raccolto e vinificato insieme.

Contrada Castello, la più giovane, risale al 1978. Si trova poco distante dal centro di Gualdo, a 550 metri s.l.m., su terreno sabbioso, arenario e limo. Le uve coltivate qui sono Montepulciano e Sangiovese.

Contrada Contro, vigneto del 1976, si trova a 530 metri s.l.m., a 7 km da Gualdo, lungo la strada che porta a Sant’Angelo in Pontano. Il terreno è composto da argilla, limo e sabbia, e le uve sono prevalentemente bianche, con il Trebbiano come varietà principale. Come avrai già intuito dà il nome all’azienda.

A questo punto torniamo al punto di partenza per rinfrescarci, cioè andiamo… in cantina, ovviamente.

La prima annata fu prodotta nel garage di casa, la seconda in un fondo qui vicino. Successivamente, trovò questa vecchia cantina sociale (in parte ancora attiva) dove ci troviamo ora. Entriamo nella bottaia, dove la temperatura è molto fresca. A causa di un guasto nel quartiere, la luce è stata staccata e ci orientiamo con le torce dei cellulari. Ci sono vecchie botti di cemento da 20 e 50 hl, posizionate a nord e all’ombra. Sul lato opposto, c’erano altre botti da ben 200 hl, che ha rimosso, ricostruendo la parete e sistemando dei tonneaux usati di Borgogna da 500 e 400 litri.

Andrea cerca di ottenere vini tesi, non grassi, diretti ma da invecchiamento. Durante la vinificazione non è stato fatto batônnage. Naturalmente, senza filtrare né chiarificare, è cruciale fare bene la sfecciatura per dare stabilità ai vini. Non solo, vanno seguite le fasi lunari perché influiscono sui liquidi e sono importanti per il travaso”.

I vini del 2022, la gran parte di quelli disponibili quel giorno in degustazione, li definisce vini luminosi, come quest’annata e come questa terra. Si sposano bene coi cibi speziati e questo ci ha ricordato il suggerimento di Alice durante la visita da Aviet (leggi dei nostri viaggi in Jura qui!). Nonostante sia ricordata come annata tutt’altro che fredda, su queste colline fino a fine marzo 2022 c’era neve a terra, che poi si è sciolta piano diventando una fondamentale riserva idrica per la terra durante l’estate torrida. Che poi l’escursione termica è forte qui e qualche temporale lo fece”…

Bene, beviamo qualcosa?

CONTRADA CONTRO e il recupero delle viti maritate a Gualdo: quando si dice "COLTIVARE un sogno" - Vini

Contrada Contro 2022. Con il Trebbiano a farla da padrone, il terreno argilloso, limoso e sabbioso conferisce al vino una piacevole cremosità. Il millesimo, vendemmiato a settembre, ha raggiunto i 13 gradi esatti. Dopo la fermentazione spontanea, il vino ha trascorso 12 mesi di affinamento in tonneaux, seguiti da un mese in botte d’acciaio prima di essere sfecciato con l’aggiunta di un po’ di solforosa.  Il risultato è un vino elegante, con piacevoli note legnose e un’acidità ben equilibrata. “È un vino più ruffiano.” (Curiosità: l’occhio disegnato sull’etichetta rappresenta un sogno di Andrea, in cui il nonno gli chiedeva di fare vino nelle sue terre.)

Contrada Tomasucci 2022. Qui è predominante la Malvasia di Candia, infatti te ne accorgi subito dal profumo. 13 gradi tondi tondi anche per questo nettare dalla spiccata mineralità. Bello, preciso, dal finale salato. “Un risultato verticale. Considerando che l’affinamento è lo stesso della Contro, la differenza qui la fa il terreno calcareo.” (Curiosità: ha spopolato in Inghilterra.)

Vino di Sante 2022. Come forse avrai intuito, è il vino più importante e per questo Andrea ha scelto delle bottiglie renane, quindi più strette, per simboleggiarne la verticalità. Cinque giorni prima della vendemmia ha fatto il pied de cuve con 150gr uve per agevolare la fermentazione spontanea, dato che nel 2021 fu troppo lunga. Non fa alcuna selezione di grappoli.
L’affinamento avviene solo in clayver (anfora, per 12 mesi) per cercare di mantenerlo il più intatto possibile, data la sua preziosità, anche perché tende ad ossidarsi. Sono uscite 600 bottiglie numerate senza aggiunta di solforosa in chiusura. Il 2022 è il mio preferito e va scaraffato perché ha un po’ di riduzione. Per bere vino di tali piante, ci vuole un po’ di pazienza nella degustazione”. Insomma, vietato tracannarlo, ok? L’acero regala la tensione che ritrovi nel palato. Denso, rotondo, soprattutto e-m-o-z-i-o-n-a-n-t-e.

Case Sparse 2023. È il vino di comunità, cioè fatto in condivisione con le uve dei vari terreni sopra i 450 mt appartenenti a diverse famiglie. Tutti in agricoltura biologica. Vendemmiato in 5 giorni, per la poca quantità di quest’annata difficile, un terzo è stato lasciato una notte in macerazione per dare maggior carattere. Affinamento in un clayver e in un tonneau. Oltre alle varietà autoctone già menzionate, qui sono presenti anche Pecorino e Passerina. “Ho aggiunto 3gr/hl di zucchero per eccezione in quest’annata.
Ne è uscito fuori un vino ricco e salato. Siccome l’annata qui è scritta sul retro, è nata l’idea di fare etichette di diverso colore ogni anno. Il colore 2023 è dedicato a mia figlia Rosa Luna, nata lo scorso dicembre”. Rosa, appunto. (Curiosità: una di queste Case appartiene al ristorante “La Patata Bollente”, a poche curve da Sarnano, volutamente il locale più rifornito di Contrada Contro. Una scelta intelligente per favorire i sapori del territorio.)
Qualcuno tra i partecipanti ha fatto un paragone con un altro vino marchigiano, il Noè di Stefano Amerighi e Maurizio Silvestri. In entrambi i casi, la scommessa di riuscire a fare dei vini di qualità, i cosiddetti fine wines, nei rispettivi coinvolgendo anche altri contadini, è stata decisamente vinta.

In realtà non voleva fare anche i rossi, ma poi….

Contrada Biordi. La primissima annata prodotta. La raccolta è stata fatta il 15 settembre partendo dalla minuscola quantità di Malvasia di Candia, seguita da Sangiovese e Montepulciano. I raspi vengono lasciati? “Solo il 5% di quelli del Sangiovese, ma non di Montepulciano perché legnosissimo.
Rimasto in acciaio per 17 giorni sulle bucce, dopo la svinatura è stato affinato 12 mesi in tonneaux. Asciutto in bocca con un tannino profondo.

Contrada Castello. L’ultima da vendemmiare, dove è presente più Montepulciano (che matura più tardi) rispetto al Sangiovese. Un’anteprima, non è ancora imbottigliato siccome uscirà nella primavera del 2025. “E consiglierei di lasciarlo 12 mesi in bottiglia prima di berlo.Più floreale, ma meno sanguigno.

Sidro 2022 (Sì, alla fine ci siam bevuti pure il sidro). L’idea è quella di farci tipo una “geuze”, la birra acida ottenuta da lambic di origine belga, in cui i lieviti indigeni fermentano spontaneamente (giusto per fare due nomi, Cantillon e 3 Fonteinen). Nasce dalla mia passione per il sidro e vorrei creare qualcosa di genuino, visto che è difficile trovarlo.” L’’uso di Mele Rosa dei Sibillini (Presidio Slow Food) comprate e fatte macerare prima della torchiatura, gli conferisce una spiccata acidità. Dato che la produzione è molto più costosa rispetto a quella di un vino – le mele rendono pochissimo e costano il doppio dell’uva, anche quelle di terza raccolta -, sì, è proprio una grande passione.

La visita finisce fantasticando su progetti futuri (“Piantare altro Trebbiano e Malvasia, ma soprattutto Granache che mi piace tanto.”) e con un grande abbraccio pieno di gratitudine, proprio come le due liane della vite che stringono forte l’acero.
Ci auguriamo che le nostre parole abbiano toccato anche le tue corde… Hai già guardato dov’è Gualdo sulla cartina? Andrea ti sta aspettando.
Noi intanto proseguiamo il viaggio tra i colli marchigiani….è tempo di mangiare qualcosa. Stay tuned!

 

Contrada Contro

Via Strada, 19

62020 Gualdo (MC)
+39 340 172 1390

 

PS: le etichette sono disegnate da un suo amico grafico di Scauri che vive a Londra – Studio FDDP. “Ci sono volute 36 ore di Zoom per raccontare e creare insieme” ride. Cosa rappresentano i 3 rombi neri del logo? Sono le posizioni delle prime 3 vigne su Google Maps.

 

About the Author: Diletta Menconi e Marco Zeppa “Bevitori Apuani”

Nati a Carrara nei primi anni 80, non siamo altro che due appassionati di vino a tempo pieno e lavoratori in tutt’altro settore nel tempo libero. E infatti spendiamo tutto ciò che guadagniamo in vino, viaggi e pezzi di Modernariato con la m maiuscola. Da quando poi il nostro girovagare si è concentrato su etichette artigianali e buona cucina, anche e soprattutto grazie alle persone incontrate, ogni esperienza è risultata indimenticabile, rendendo inutile, oltre che praticamente impossibile, realizzare una classifica dei nostri posti preferiti. Se da sempre, per condividerne emozioni e ricordi, scriviamo a penna, con grande piacere, piccole guide per gli amici, adesso è arrivato il momento di farlo virtualmente qui su Enoplane.com. Pronto a partire con noi?