Storie autentiche di vino, cibo e persone

Il viaggio verso la Dive Bouteille, mitico salone di vini naturali che si tiene annualmente a Saumur, nella regione della Loira, in Francia,  parte dagli inarrivabili Carnets de Vigne di Sylvie Augerau, guide cartacee “100% raisin” negli anni letteralmente divorate e mai definitivamente concluse: vive nel linguaggio, festose, alcooliche, eppure così dense di contenuti e emozionanti. Pubblicazioni distanti anni luce dalle prose autoreferenziali, politicizzate e indigeste che da sempre ci propinano in Italia.

Parte dalla mia grande passione per il vino naturale e dalla fortuna che possiedo nel poterla in parte nutrire grazie alla mia famiglia, Chicca in primis, che asseconda tutte le mie scemenze. Quasi. Passando per Bianca e Dante, a cui spero trasmettere passione, non necessariamente la mia.
Parte dall’amicizia che mi lega a Claudio e dalla possibilità offertaci da Marta e Fede di Sassopra: partecipare as vigneron a un evento “rave” enologico.

Sono immagini che mi passano davanti e di cui voglio renderti partecipe, cercando di evitare una “caXXo di gara infinita a chi se la mena”, giacché sul vino tutto è  stato postato.

I cartelli stradali di Blois, Romorantin, Saumur, Savennières, i boschi e le indicazioni per i castelli.

Il navigatore ossessivo che ci porta a Bois Hérault per partecipare a Bois Zéro, scoprendo che in francese i termini  si pronunciano esattamente allo stesso modo.

La mia DIVE BOUTEILLE, un viaggio tra saloni OFF e wine-ravers - Bois zero

L’accoglienza di Olivier Cousin, la pioggerella, i cavalli fuori, le vigne e i calici piccoli. Il cortile nella fattoria e le toilettes improvvisate per gli ospiti.

La mia DIVE BOUTEILLE, un viaggio tra saloni OFF e wine-ravers - Olivier Cousin

Lo Zanza, Mauro, mitico PR delle notti di Cervinia, mi sconsigliava di giocare fuori casa e forse aveva ragione. Ma oggi sentire parlare francese mi gasa, siamo qui per viaggiare.

Julien Merle, di Lubrifiant Social,  dice che secondo cui il sans soufre deve costare meno rispetto al soufré, perché può capitare che salti fuori la merdazza.

I prezzi onesti dei vini proposti da questi ragazzi sono un ritorno al futuro. Obietterai dicendo che gli affinamenti sono minimi e in contenitori “basic”. Sticazzi. Qui c’è l’idea di riportare il vino alla sua dimensione, ovvero quella di alimento. Di non strafare, nessun atteggiamento da super-star. Dietro alle botti, usate come tavolo da esposizione ecco i nuovi contadini: Bois Zéro è un salone bucolico e teatrale il cui impatto è splendido, è ideologicamente oltre e lì vuole restare.

Il diluvio e il freddo, guidare piano nel buio pesto, comunque positivi all’alcool-test.

Ecco un bistrot per tazzare con Thibault Stephan, vigneron ligeriano, anche lui bello avanti nell’esprimere concetti in inglese, giacché il francese gli sta stretto.

Le notti sono e saranno attese.

Boulangerie favolose al risveglio, nebbia e umidità nelle ossa.

Il castello del Plessis, elegante, fiabesco: C’era una Volta.

La mia DIVE BOUTEILLE, un viaggio tra saloni OFF e wine-ravers

Pronti-via-Lambic.

Poi giù di grappe entière, whole bunch, grappolo intero in continuazione, soprattutto in Francia, ormai sembra l’unica via di uscita uniformante da un mondo del vino uniformato. Scappo in Italia, altrove in Francia e in Spagna, assaggio bianchi. 

Non condivido tutto sto frutto, mi distrae da altri aspetti, eppure la grappe entière è davvero pratica tradizionale e contadina, magari non ovunque…

Ostriche, salumi e pane, cibo squisito, un argentino cerca rogne, forse per sfoggiare l’unica lingua che conosce davanti a Nuria Renom. Faccio il vago per lasciarlo scomparire in un attimo, quasi fosse un fastidiosissimo peto.

Ecco arrivare, come nella migliore tradizione rave, il messaggio con la posizione da raggiungere per sistemare il nostro banchetto: siamo in una piazza, dietro a un Van tedesco targato AZ AM 330

La Loira a un passo, il tavolino, i vini di Sassopra, strette di mano e assaggi, arriva il buio, capisci di partecipare a un grande, piccolissimo evento che si chiama appunto Back of the Van.

Raccontare e farsi raccontare. Patrice Lescarret, un altro idolo della mia infanzia enologica! Ancora assaggi, scambi di numeri, indirizzi. Antoine e Guillaume, Château de Béru e Domaine des Petites Planètes. I pensieri che volano alla mia, alla nostra Vague.

La mia DIVE BOUTEILLE, un viaggio tra saloni OFF e wine-ravers - Chateau de Beru

Un angolo di fiume brulica, luci tenui, occorre smontare, anche se nessuno vuole realmente.

Lambic islandese a concludere.

Scambi di bocce, Melanie Kröber e Thomas Chalindar.

Ecco perché sono qui: non è più il vino, il vino non conta, il vino non serve a nulla se non a togliere barriere, restituirci umanità. Fanculo nasi, bocche, colori e difetti.

Odio le crâcheuses, insultanti porcherie tecniche.

Si va al bistrot, volano bottiglie, assaggi e scambi con nuovi amici corsi e francesi, statunitensi, gente di passaggio come noi, è una grande giornata, una delle più genuine da quando vivo il vino.

Risveglio brutale, qualche ora a russare, Claudio soffre, a me toccherà di lì a poco.

La Dive Bouteille è immensa, organizzata, spettacolare, vedo Sylvie Augerau, ma sono così tuonato e lento che non le chiedo una foto, ma vorrei.

Caves Ackerman pazzesche, un dedalo, Champagne, poi ancora grappe entière. Fa caldo. Basta.

La mia DIVE BOUTEILLE, un viaggio tra saloni OFF e wine-ravers - Ganevat

Serve concretezza e complessità, Princic e Pacina.

Illusione di volo, altre ostriche, cibo per i massimi, andiamocene.

Sento che la Dive mi sta sfuggendo, sono stanco, sfinito da ieri, sento che il viaggio sta finendo, sta “scendendo”.

Fa male, ma fino a un certo punto: non è senso di colpa è più un senso di consapevolezza… E direi che è confortante.

Il terroir è morto di solitudine, seppellito da tonnellate di grappoli interi, prezzi sproporzionati, inutili condivisioni virtuali e cartacee in nome del nostro narcisismo. Ecco perché morta è pure la sua narrazione.
Il vino è vivo e vegeto invece, unisce uomini e donne, nutrendone lo spirito, rafforzandone l’empatia. Genuinamente.

Less talk, drink more.

 

About the Author: Edoardo ” Edo” Camaschella

Nato ad Aosta nel Marzo del 1977, passo l’infanzia in skate. Poi snowboard, mountain-bike, trail… Musica, sempre, viaggi e contaminazione pure. Nel 2006 una Coulée de Serrant fa nascere in me l’amore per il Vino. Mi informo, assaggio, esploro, leggo e scrivo. Studio! Con ahimè pochissime occasioni di scambio e come sempre, senza indossare divise. Dal 2019 vendo la mia idea di Vino in Valle d’Aosta. Ma in fondo l’ho sempre fatto: raccontandolo agli amici, annoiando Francesca mia moglie, facendo scappare i miei figli, Bianca e Dante! Proprio la condivisione insieme alla natura del gusto, sono i cardini del mio approccio. Che è essenzialmente musicale, non necessariamente tecnico. Sicuramente emozionale e positivo. In una parola: hardcore!