Storie autentiche di vino, cibo e persone

Non di sola Francia vive l’uomo. Assolutamente! Ma neanche si può rimanere sempre all’interno dei propri confini nazionali. Talvolta è bello evadere, scoprire nuovi territori attraverso dei vini che sappiano raccontarli davvero. Si spera. Per questo motivo, dopo Il VINO, naturale o no, in GIAPPONE: breve storia + 2 cantine e 2 vini, mi è venuta voglia di avventurarmi in un altro paese, un luogo che mi ha sempre affascinato, per diversità e tradizione vinicola: il Portogallo, una terra di silenzio e luce dove il tempo scorre lentamente come i suoi fiumi. Vieni con me? 

Breve storia del vino in Portogallo

La storia del vino portoghese è, come spesso accade nel Vecchio Mondo, impregnata di cultura, geografia e rapporti internazionali. Già al tempo dei Fenici, che vi introdussero la viticoltura, e in seguito dei Romani, che ne perfezionarono le tecniche di coltivazione e vinificazione, il Portogallo era noto come una delle più vocate regioni del Mediterraneo. Fu però solo nel Medioevo, quando il nettare di Bacco divenne un’importante merce di scambio, che grazie al carattere unico dei vini provenienti dal Douro e dal Minho, praticamente i precursori degli odierni Porto e Vinho Verde, iniziò ad affermarsi nei mercati continentali.

Dopo la Reconquista, terminata con il recupero dai musulmani dell’Algarve, nel 1249, il Portogallo iniziò a consolidare la propria identità nazionale. La stabilità politica dei secoli successivi favorì quindi il commercio, in particolare con l’Inghilterra, che divenne il principale acquirente dei suoi vini. Tanto è vero che nel 1353, un trattato tra i due regni garantì agli inglesi il diritto di aggirarsi liberamente per il paese del Fado, racimolando olio, frutta e ovviamente vino in cambio di altri beni.

Tutto ciò inoltre fece sì che, tra il XVI e il XVII secolo, la produzione vinicola si espandesse ulteriormente, con particolare enfasi nella regione del Douro. Durante il regno di re Giovanni V, la crescente domanda di vini dolci e fortificati, sempre da parte degli inglesi, portò prima allo sviluppo del Porto, arricchito con brandy per stabilizzarlo durante i lunghi viaggi marittimi, e poi al Trattato di Methuen del 1703, un ulteriore accordo che ridusse le tasse sulle importazioni di vino portoghese oltremanica, aumentandone a dismisura la popolarità.

Tuttavia, la qualità di questi vini iniziò a risentire di pratiche poco ortodosse come l’uso di coloranti e basi scadenti. Una tendenza che, nel 1756, spinse il Marchese di Pombal ad adottare una serie di provvedimenti con il fine di salvaguardare l’autenticità del Porto: l’istituzione della Companhia Geral da Agricultura das Vinhas do Alto Douro e la delimitazione della medesima regione vinicola, di fatto creando una delle prime “denominazioni di origine controllata” al mondo.

Ah! Parallelamente, anche l’isola di Madeira divenne celebre per il suo vino fortificato, soprattutto nelle Americhe. Si racconta infatti, probabilmente con buona dose di fantasia, che Thomas Jefferson brindò proprio con un Madeira alla Dichiarazione d’Indipendenza nel 1776.

Beh, nonostante nel XIX secolo la fillossera devastò i vigneti portoghesi, i primi a subire le conseguenze su larga scala dopo quelli francesi, l’introduzione delle nuove tecnologie di innesto consentì all’industria del Porto di consolidarsi ulteriormente. Ciò portò all’affermazione di una serie di cantine guidate da famiglie inglesi, come i Taylor e i Graham, due nomi che ancora oggi occupano un posto di rilievo nell’immaginario collettivo di ciascun appassionato di questa tipologia di vini.

Ma quindi, questo articolo parla di Porto e Madeira? Assolutamente no! Negli ultimi cento anni (posso dire fortunatamente?) il Portogallo ha visto emergere, o riemergere, numerose altre regioni vitivinicole. Il Minho (Vinho Verde), l’Alentejo e il Dão sono solo alcuni esempi di come oggi il vino portoghese rifletta la complessità e la tradizione del suo terroir.

Ed è proprio per questo che è arrivato il momento di raccontare 5 territori attraverso 5 vini di altrettante cantine… Buon viaggio.

 

Alentejo – Cortes de Cima – Bianco 2021

Il VINO, naturale o no, in PORTOGALLO: breve storia + 5 cantine e 5 vini - Cortes de Cima

La regione – Delimitato a nord dal fiume Tago, a est dalla Spagna, a sud dall’Algarve e a ovest dall’Oceano Atlantico, l’Alentejo è conosciuto come la regione dei Montado, un tipico paesaggio dominato da querce da sughero e ulivi, la cui biodiversità arricchisce il territorio favorendo una viticoltura sostenibile che grazie a estati lunghe e assolate garantisce vini dal carattere intenso e generoso. Aspetto distintivo della sua cultura vinicola è la tradizione del Vinho de Talha, un antico metodo di vinificazione, risalente ai tempi dei Romani, che prevede la fermentazione e l’affinamento in grandi anfore di argilla chiamate appunto talhas. Qui la vera svolta per la viticoltura c’è stata negli anni 80, quando i finanziamenti dell’Unione Europea hanno permesso alle cooperative vinicole della regione di avviare un processo di rinascita. Un percorso che ha portato, nel 2003, alla creazione della DOC Alentejo, riunendo sotto la sua egida le 8 storiche sottozone: Portalegre, Borba, Redondo, Reguengos, Vidigueira, Évora, Granja-Amareleja e Moura.

La cantina – Fondata nel 1988 da Hans e Carrie Jorgensen, una coppia danese-americana che si innamorò dell’Alentejo decidendo di stabilirvisi, Cortes de Cima all’epoca era una semplice fattoria senza elettricità né acqua corrente. I Jorgensen infatti iniziarono coltivando meloni e pomodori secchi e solo nel 1991 decisero di piantare i primi vigneti a Vidigueira. Oggi la cantina è gestita dalla seconda generazione, con la figlia Anna che ha introdotto un nuovo approccio agricolo, riducendo l’estensione dei vigneti per reintegrare policoltura e allevamento, dando vita a un progetto che va oltre la biodinamica e punta a un’agricoltura rigenerativa, volta a preservare l’equilibrio dell’ecosistema.

Il vino – Ottenuto per il 90% da Alvarinho, per il 10% da Sauvignon Blanc, e forse con un tocco di Viognier, il Bianco 2021 di Cortes de Cima, prodotto in soli 2000 esemplari, racconta l’Alentejo visto dall’oceano, è da lì che arrivarono in barca a vela i coniugi Jorgensen. Le uve, coltivate a soli 3 km dalla costa atlantica, nella zona di Vila Nova de Milfontes, vengono in parte diraspate e lasciate a contatto con le bucce per qualche giorno, mentre il resto è pressato intero. La fermentazione, spontanea, avviene in botti di rovere austriaco da 2000 litri, dove il vino affina anche per quasi un anno, prima di trascorrere ulteriori 8 mesi in serbatoi di acciaio inox sulle fecce fini. Imbottigliato senza filtrazione o chiarifica, svela una freschezza vibrante, che fa da corredo a sfumature di frutta bianca, pietra e agrumi. Undici gradi alcolici di buona persistenza, sapida e minerale la chiusura.

 

Algarve – Morgado do Quintão – Anfora Bianco 2021

Il VINO, naturale o no, in PORTOGALLO: breve storia + 5 cantine e 5 vini - Morgado do Quintao

La regione – Situato nella parte meridionale del paese del fado, l’Algarve è noto principalmente per la sua splendida costa, 320 km di spettacolari scogliere e paradisiache spiagge sabbiose. Eppure questa regione ha anche una lunga tradizione vinicola che risale ai tempi dei Fenici, essendo il primo tra i territori portoghesi dove si insediarono. Caratterizzato da un clima mediterraneo secco, ha estati calde e inverni miti. Le montagne a nord lo proteggono dai venti freddi, mentre l’influenza dell’oceano Atlantico, contribuisce a moderarne le temperature rinfrescandone i vigneti. Il suo terroir si divide principalmente in tre zone geografiche distinte:

  • il Litorale: caratterizzato da coste frastagliate e ampie spiagge, con suoli prevalentemente argillo-sabbiosi;
  • il Barrocal: una zona di transizione tra la costa e la montagna, con suoli argillo-sabbiosi, argillo-calcarei, scistosi e alluvionali;
  • la Serra: che occupa il 50% del territorio, formata da rocce scistose e granitiche.

Tutto ciò contribuisce alla diversità dei suoi vini, principalmente realizzati con i vitigni Negra Mole, Castelão, Trincadeira, Arinto e Crato Branco e classificati tra le 4 DOC (Lagos, Portimão, Lagoa e Tavira) e l’Indicazione Geografica Algarve.

La cantinaMorgado do Quintão è una storica proprietà di famiglia situata tra Silves, Monchique e Lagoa, nell’Algarve. Fondata nel 1810 dal Conte di Silves, è ancora oggi gestita dai suoi discendenti e i suoi vigneti, tra i più antichi della regione, sono coltivati senza l’uso di prodotti chimici e con un approccio artigianale che valorizza le varietà autoctone rispettando le tradizioni locali come, per esempio, la fermentazione in anfore di terracotta.

Il vino – Prodotto interamente con Crato Branco, anche noto come Siria, in circa 1400 esemplari, l’Anfora Bianco 2021 di Morgado do Quintão è il risultato di una vinificazione in cui le uve vengono pressate direttamente e la fermentazione avviene in grandi anfore di terracotta portoghesi, senza l’aggiunta di solfiti fino all’imbottigliamento.  Ah, dopo sei mesi di affinamento, sempre in anfora, il vino matura per qualche mese in acciaio inox. Al naso si presenta con note di fiori appassiti, smalto e caramello, in bocca con una certa grassezza, che precede un finale dal tocco ossidativo, arcaico. 

 

Dão – Casa de Mouraz – “Planet Bolinha” Bianco 2021

Il VINO, naturale o no, in PORTOGALLO: breve storia + 5 cantine e 5 vini - Casa de Mouraz

La regione – Il Dão, battezzato anche come la Borgogna del Portogallo, ovviamente più per la stilistica dei suoi vini che per una reale analogia di terroir, è una delle più antiche regioni vitivinicole del paese, denominazione di origine controllata già dal 1908. Situata nel centro-nord del paese, è circondata dalle montagne di Estrela, Caramulo e Buçaco, che creano una barriera naturale, proteggendo i vigneti dalle influenze atlantiche e dalle piogge eccessive. Questo microclima, insieme al suolo principalmente granitico, consente una maturazione graduale delle uve, ideale per la produzione di vini complessi e destinati a durare nel tempo. Inoltre forse non sai che il Dão è la culla della Touriga Nacional, il vitigno considerato il più nobile del Portogallo, praticamente il loro Pinot Noir, nonché il più importante per la produzione del Porto. Quale uva può essere allora paragonata allo Chardonnay? L’Encruzado. Ma non esageriamo eh… Sette le sottozone che possono essere indicate in etichetta assieme a Dão: Alva, Besteiros, Castendo, Serra da Estrela, Silgueiros, Terras de Azurara e Terras de Senhorim.

La cantinaCasa de Mouraz è una delle cantine pioniere nella produzione di vini naturali nella regione. È stata fondata nel 2000 da António Ribeiro, affiancato dalla moglie Sara Dionísio, proprio nei luoghi in cui è cresciuto e dove la sua famiglia coltiva vigne da generazioni. L’azienda comprende diverse parcelle distribuite su 25 ettari complessivi, ciascuna caratterizzata da differenti suoli, altitudini e microclimi. Le vigne più antiche, di circa 50 anni, convivono con impianti più recenti e con una rigogliosa foresta di pini, querce, castagni e sugheri. Dal 2006 i vigneti sono gestiti seguendo i principi della biodinamica, senza pesticidi né fertilizzanti chimici. Casa de Mouraz è inoltre membro dell’associazione La Renaissance des Appellations.

Il vino – Il “Planet Bolinha” Bianco 2021 di Casa de Mouraz è un bianco, lievemente macerato, che esprime pienamente il carattere del Dão attraverso di una moltitudine di vitigni provenienti dalla stessa zona. Malvasia-Fina, Encruzado, Bical, Cerceal-Branco, Tamarez, Barcelo, Malvasia-Rei, Fernão-Pires e altre varietà autoctone, tutte provenienti da vecchie vigne di oltre 60 anni. Se i profumi sono stratosferici, dolci, complessi, intensi – magari stavolta ti evito il solito noioso elenco -, il sorso, elegante, si distingue per la sua delicata freschezza, ma non in allungo. L’etichetta ritrae il simpatico maltese di António e Sara.

 

Douro – Quinta do Infantado – Riserva Rosso 2016

Quinta do Infantado

La regione – Situato nel nord del Portogallo, il Douro è caratterizzato da un clima continentale, con estati molto calde e inverni freddi, dove i terreni prevalentemente scistosi favoriscono la coltivazione della vite in condizioni difficili, ma ideali per produrre vini di grande struttura e complessità. Non a caso, il Porto ha avuto origine qui, e negli ultimi anni anche i vini rossi secchi della regione stanno guadagnando una crescente reputazione internazionale. Patrimonio dell’umanità per l’UNESCO dal 2001, con i suoi spettacolari vigneti terrazzati sorretti dai caratteristici socalcos, rappresenta uno straordinario esempio dell’interazione tra uomo e natura e si divide in 3 sottoregioni: Baixo Corgo (“sotto Corgo”), storicamente la meno rinomata, Cima Corgo (“sopra Corgo”), dove si trovano le quintas più famose, e Douro Superior (“Douro superiore”), nota per i suoi vini bianchi, spumanti e il fortificato Moscatel.

La cantinaQuinta do Infantado è una cantina storica del Douro, fondata nel XVIII secolo dal futuro re del Portogallo Pietro IV e conosciuta per la produzione di vini con un approccio artigianale, fermentazioni spontanee e quant’altro, sin dai suoi albori. Situata nel Cima Corgo, più precisamente nella Vale de Gontelho, da oltre un secolo è gestita dai Roseira, una famiglia di coltivatori d’uva che proprio con il suo acquisto iniziò a produrre autonomamente Porto, rompendo di fatto il monopolio dei négociants di Vila Nova de Gaia.

Il vino – Il Riserva Rosso 2016 di Quinta do Infantado rappresenta splendidamente sia la potenza che l’eleganza del Douro. È ottenuto da un blend di uve provenienti da vecchie vigne e da impianti più giovani di Touriga Franca, Touriga Nacional e Tinta Roriz, tutte coltivate in vigneti di “classe A”, il massimo riconoscimento qualitativo della regione. Se la fermentazione avviene come da tradizione della cantina in vasche di cemento, l’affinamento è svolto tra acciaio inox e barrique. Scuro, importante, polposo ma non stucchevole grazie a sale e tannino, persistente. Di certo dal potenziale evolutivo. 

 

Minho (Vinho Verde) – Quinta da Palmirinha – Loureiro Bianco 2022

Quinta da Palmirinha

La regione – Il Minho è una regione, geografica e vitivinicola, del nord-ovest del Portogallo che coincide con l’area della Denominação de Origem Controlada Vinho Verde, per la produzione del quale sono ammessi solo vitigni autoctoni come l’Alvarinho e il Loureiro. I suoli sono prevalentemente granitici, mentre il clima è fortemente influenzato dall’Atlantico, con abbondanti piogge e temperature moderate che favoriscono la produzione di vini dalla spiccata acidità e bassa gradazione alcolica, oltre a una vegetazione verde e rigogliosa, caratteristica dalla quale sembrerebbe derivare appunto il nome della DOC (sebbene altri preferiscano attribuirlo alla freschezza degli stessi vini qui prodotti). Nove le sue sottozone: Monção e Melgaço, Lima, Cávado, Ave, Basto, Sousa, Amarante, Paiva e Baião. Quello che forse non saprai è che il Vinho Verde può essere prodotto anche rosso (tinto) con le uve autoctone Vinhão, Borraçal e Amaral, e che quando invece ne vengono usate anche di internazionali ricade nella denominazione Minho Vinho Regional

La cantina – Fondata da Fernando Paiva, ex professore di storia e pioniere del vino naturale in Portogallo, Quinta da Palmirinha è una piccola cantina a conduzione familiare, situata nel cuore del Minho, che ha scelto di seguire un approccio prima biologico e poi biodinamico nel coltivare i 3,5 ettari di vigneto ereditati dai suoi genitori e situati in parte a Bouça Chã e in parte ad Amarante.

Il vino – Il Loureiro Bianco 2022 di Quinta da Palmirinha è un vino che incarna la freschezza e la vivacità tipiche del Vinho Verde. Prodotto, ovviamente, da fermentazione spontanea, senza l’aggiunta di lieviti selezionati, al naso, presenta note di fiori bianchi, agrumi e una leggera mineralità, mentre al palato si distingue per il buon equilibrio tra corpo e agilità, in barba a chi pensa che da queste parti escano solo vini da consumare giovani. Sapida la chiusura.

Spero che questo secondo episodio di PocoVino ti abbia incuriosito, magari facendoti venire voglia di continuare a esplorarlo: il Portogallo ha tanto altro da offrire. Non escludo, quindi, di tornarci in un prossimo episodio con vini provenienti da altre sue regioni… Devo solo trovare quelli giusti, e qualche buon compagno con cui condividerli. Nel caso volessi partecipare anche tu, devi solo iscriverti alla newsletter di Enoplane.com. Alla prossima!

 

About the Author: Andrea “Enoplane” Penna Nato a Genova non troppi anni fa (più o meno), passo l’adolescenza a chiedermi perché abbia sempre preferito un raviolo cotto sulla stufa a un Exogino, o ancora cosa mi avesse spinto, ancora infante, a scolarmi tutti i fondi di Moscato d’Asti lasciati incustoditi dagli adulti, dopo il brindisi di capodanno, incappando nella mia prima ciucca. Intanto, diventato prima Sommelier Professionista AIS e poi Assaggiatore ONAF, dopo svariate esperienze nel mondo della ristorazione, tra cui il servizio dei vini al ristorante “La Terrazza” del Belmond Hotel Splendido a Portofino, dall’ottobre del 2016 sono entrato a far parte dell’Elenco regionale degli Esperti Degustatori dei Vini D.O.C. presso la Camera di Commercio di Genova per poi bla bla bla… Perdonami, mi sto annoiando da solo. Beh, ti prego di mantenere il segreto, ma sappi che ancora oggi, nonostante sospetti sia colpa degli uomini della mia famiglia, del nonno paterno, commerciante di vino in giro per il nord Italia, di quello materno, agricoltore, combattente e scrittore, e di mio padre, agronomo mancato con il tocco per la fotografia (che io non ho), continuo a chiedermelo qui su Enoplane.com.

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