Storie autentiche di vino, cibo e persone

Proprio accanto al Bue Marino, una delle calate a mare più conosciute di Pantelleria si organizzano le visite all’Abbazia San Giorgio, la creatura enologica di Battista Belvisi. Il cartello pubblicitario invita tramite numero di telefono a mettersi in contatto con la struttura per un aperitivo al tramonto.
Sono un nerd, non voglio accontentarmi di una toccata e fuga, così scelgo di rompere le scatole direttamente a Battista, per una seduta vis à vis.

Riusciamo a darci appuntamento in Cuddia Mueggen, una cupola vulcanica quasi interamente vitata. Paradiso nel paradiso, raggiungendola sembra che il cielo mi caschi letteralmente addosso. Sono così vivaci i colori che mi circondano! Azzurro dal mare al cielo, terra marrone, unita al verde delle viti e al nero dei detriti vulcanici.

Fa un caldo boia, respiro roccia bruciata al sale e capperi: I love Pantelleria!
Un dammuso ampio, la cui corte esterna guarda i campi ci protegge dal sole e da chiunque. Ritorno con i pensieri al mio viaggio in Marocco in gioventù, per un attimo sono nel Rif, non proprio a Chefchaouen, ma a Bab Taza.
Battista mi accoglie calorosamente, a torso nudo, il primo vino è già in fresco, non perdiamo tempo, in fondo siamo qui per questo.

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Tutte le puttanate su suoli, esposizioni, savoir-faire, metodologia, vino di paesaggio, immagini poetiche, contadini e luoghi comuni fuori dal tempo non sono minimamente prese in considerazione.
Si chiacchiera di usi, costumi e linguaggi (da noi si dice così, da noi si fa così…) il vino aiuta, i capperi nel frattempo riposano nel sale.

Battista è coscienza agricola dell’isola, coscienza storica. È una persona che va dritta al punto senza fronzoli, senza tanti giri. I suoi racconti, asciutti e privi di egocentrismo, sulla nascita di certe cantine isolane che lo vedono protagonista, oppure testimone di comportamenti eno-fighetti da parte di certe presunte “celebrità” del mondo naturale sono manna dal cielo per un fiero antagonista enologico come il sottoscritto.

È anche grazie a vigneron come lui se oggi distinguo sempre più chiaramente un sistema vino che politicamente definisce chi e cosa sia “corretto”.
Contano soprattutto il gancio e la condivisione politica di intenti. A cui unire un’immagine da intellettuale, magari naïf, contornandosi di elementi beta e omega con cui elevarsi rispetto alla plebe.

Farsi desiderare, concedersi solamente al cerchio magico. Grazie a questa aura, la qualità del servizio offerto, si trattasse pure di una partecipazione a una serata, di un nuovo articolo su qualche noiosa rivista o blog, piuttosto che un nuovo vino messo in commercio, risulteranno comunque una grandiosa esperienza. Indipendentemente dal prezzo e dalle fregnacce raccontate per giustificarlo.

Se il vino sta vivendo un momento di difficoltà è anche per colpa dei vari pifferai magici e topolini ipnotizzati che percorrono tutto lo stivale: pure la mia regione, ovviamente nel suo piccolo, ne è interessata.

Battista non appartiene a quel cerchio magico, né a quello isolano. Troppo burbero per scaldare gli animi chic di certi cittadini del mondo enologico che gli preferiscono nuovi, irraggiungibili profeti.
Nonostante ciò i suoi vini sono a mio avviso fantastici, tutti. Hanno energia e beva incredibili, e lo dico perché non li ho assaggiati, ma li ho bevuti.

Prendi per esempio il Papotta, in apertura. È un pét-nat gelido, fatto con le femminelle, i butti della vite, gli scarti, che danno acidità e aroma.  Oppure il Joe Pesk, orange di Zibibbo devastante per beva, complesso per vulcanicità del sorso; il Bat; Nerello più Zibibbo la cui trama salina richiama davvero il cappero. O ancora l’Isola del Vento 2020, altra sfumatura di Zibibbo che decostruisce la favola secondo cui gli aromatici stufano.

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Il vino è specchio di chi lo fa, amo ripeterlo e Battista il vino lo fa per davvero, è un agronomo che ama la sua terra, un ragazzo sanguigno, genuino. Così i suoi vini. Il Rosso dei Sesi 2021 è il migliore Perricone che abbia mai bevuto e uno dei migliori vini meridionali incrociati finora.

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La visita finisce con Battista che apre alla sua partecipazione a La Vague 2025, e così è stato. Il suo banco è stato uno dei più gremiti, non solamente per la curiosità che in Valle d’Aosta (e ovunque!) i vini panteschi possono suscitare, ma anche perché Battista è un intrattenitore, uno “caldo”, come tra amici in Valle definiamo un festaiolo, un casinista, un uomo, con i suoi limiti pure.

Tra l’altro il racconto dei suoi vini affidato temporaneamente a Carletto, mio caro amico, volontario forzoso de La Vague ma assolutamente estraneo a questo mondo, è stato sì un vero spasso, e  pure una lezione simbolica ai tanti eno-Sfighetti di cui sopra. Il vino è una festa!

Autenticità, ecco cosa ho trovato in Cuddia Mueggen. E un nuovo amico: Battista Belvisi, e la sua Abbazia San Giorgio.

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Abbazia San Giorgio
Località Bue Marino
91017 Pantelleria (TP)
+39 338 596 4542
website

 

About the Author: Edoardo “Edo” Camaschella

Nato ad Aosta nel Marzo del 1977, passo l’infanzia in skate. Poi snowboard, mountain-bike, trail… Musica, sempre, viaggi e contaminazione pure. Nel 2006 una Coulée de Serrant fa nascere in me l’amore per il Vino. Mi informo, assaggio, esploro, leggo e scrivo. Studio! Con ahimè pochissime occasioni di scambio e come sempre, senza indossare divise. Dal 2019 vendo la mia idea di Vino in Valle d’Aosta. Ma in fondo l’ho sempre fatto: raccontandolo agli amici, annoiando Francesca mia moglie, facendo scappare i miei figli, Bianca e Dante! Proprio la condivisione insieme alla natura del gusto, sono i cardini del mio approccio. Che è essenzialmente musicale, non necessariamente tecnico. Sicuramente emozionale e positivo. In una parola: hardcore!