Storie autentiche di vino, cibo e persone

Mi presento alle diciassette e trenta spaccate in azienda, dopo avere attraversato la Piana di Ghirlanda. Situata poco fuori Khamma, è un catino vulcanico da cui il mare non si vede. La terra rossastra, bruciata, e il cielo blu sono uniti dal verde acceso delle coltivazioni.
L’ultimo tratto di strada in salita sulla via per Serragghia, quello prima di raggiungere le anfore appoggiate al dammuso di casa Bini, è spettacolare. Strettissimo e zigzagante, la vigna e i capperi che letteralmente mi cascano in testa.
In cima tira un bel vento, voglio godermelo tutto e portarlo via con me.

L’aspettativa è alta, la missione anche: bombardare di domande Giotto, ragionare, entrare ancora di più in contatto con l’isola che mi ha stregato (magari ricorderai del mio viaggio di 2 anni fa. In caso contrario leggi qui!). Basta un attimo per scoprire che non sarò l’unico visitatore, me lo annuncia sorridente Sylvie, amica di Giotto, accogliendomi. Gli ospiti inoltre mi conoscono!?! Mi viene male…. Poi saluto i ragazzi di Cabernet Voltaire e tiro un sospiro di sollievo.

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Sarà una visita piacevole, purtroppo non particolarmente approfondita. Non solamente per il fatto che l’assurda coincidenza riguardante dei valdostani a Pantelleria, da Bini, nello stesso giorno, generi stupore e leggerezza, ma anche perché Giotto non si perderà eccessivamente in racconti da vigneron. Giotto è anche un dj, un ragazzo libero. Penso infatti che il vino e la vigna sembrino più ciliegina che torta nella sua vita!

Suo papà Gabrio, gourmet da sempre, una volta installatosi sull’isola decide di vinificare le uve annesse alla proprietà del dammuso.
E vuole farlo senza compromessi. “Altrimenti il vino andavamo a comprarlo in negozio”, aggiunge Giotto.
Quindi le vigne non verranno mai trattate, neppure con il rame e lo zolfo, giacché il vento di Pantelleria è il migliore antiparassitario.

Partendo da un presupposto di autoconsumo, il ragionamento di Gabrio non fa una piega, soprattutto se penso al fatto che per esempio, i miei vicini seminano da una vita le patate nello stesso campo, buttandoci m…a sopra, per poi mangiarsi il risultato. Tanto vale andarsele a comprare, le patate!

Seppure negli anni l’azienda si sia ingrandita, la filosofia è rimasta la stessa.
In cantina l’approccio è questo: nessuna manipolazione. Anfora come contenitore di vinificazione e affinamento, perché con la sua neutralità permette di sentire l’uva, la terra, il vento e il mare. Zero solforosa, sempre.

Pure nel 2023 avevo provato a bussare a casa Bini, ma senza ottenere alcun risultato. Oggi potere assaggiare i vini a Serragghia, mentre il sole scende su Scauri è un emozione che custodirò gelosamente!

Partiamo con il Fanino Rosso 2021, assemblaggio di Catarratto e Perricone che i panteschi chiamano Pignatello. I bicchieri utilizzati sono quelli dell’acqua, hanno un bevante fine, non mi trovo in disaccordo con questa scelta, anche se credo sia più pratica che filosofica.
Il vino ha un naso volatile di gelsi, macchia, terra bruciata. In bocca c’è materia, tanta. Sprigiona grande energia, il Perricone ha spezia e grip, è un’uva ruspante che per certi versi ricorda un Fumin mediterraneo. Il Catarratto snellisce e allunga, o almeno ci prova!

Segue lo Zibibbo 2023, il vino che ha consacrato Serragghia nell’olimpo nature. Qui, più che nel caso precedente serve ampiezza di vedute. Stai bevendo un vino zero/zero di una azienda iconica, quindi rilassati. Take it easy. Senti dei punti di caduta che ti infastidiscono (anche) per via del prezzo? La caramella d’orzo in partenza dal fondo della bocca potrebbe mutare seriamente, diventare pericolosa?
Non comprarlo, i Bini ce la faranno anche senza di te.

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Il confronto tra la qualità e il prezzo di questi vini, dal mio punto di vista lascia un po’ il tempo che trova. Giotto dice che c’è gente disposta a spendere migliaia di euro per un DRC, e altrettanta pronta a spenderne diverse centinaia per un Serragghia. Sono d’accordo.

Facciamo un giro nei nuovi impianti, quelli di Savagnin e Poulsard, frutto di una collaborazione tra Gabrio e Pierre “The Legend” Overnoy. Ovviamente non ne assaggeremo i vini, essendo produzioni confidenziali dal prezzo gigantesco, ma la mia curiosità resta e non escludo che in futuro possa fare una follia…

A Pantelleria tutto cresce bene, le piante francesi seppure giovani rispondono già benissimo e la cosa non mi stupisce.
Pure il Nerello Mascalese viene su che è una meraviglia: dall’Etna all’Isola il passo è breve, non solo geograficamente, Pantelleria è un vulcano.

Così assaggiamo la Riserva Angung 2023: è buonissima, nonostante le vigne siano al loro quinto anno di vita. L’esuberanza del frutto è mediata da una trama vulcanica incessante, allungata. Non è un vino fine, non ne ho bevuti durante la degustazione, ma possiede una rusticità mediata che riesce a portarti lontano. Una scia salina gustosa, un tannino presente. Frutto e materia collaborano meglio che nei calici precedenti. La sensazione è che il Nerello legga alla grande il suolo pantesco.  E viceversa.
Tanta salivazione, bella volatile, wow!

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Ancora qualche assaggio a ritroso, nel frattempo il vento si è calmato.
Scherziamo sul fatto che abbia portato un plateau di pasticceria secca inadeguato rispetto al numero delle bocche da sfamare!
Se escludessimo le nostre voci resterebbe l’isola: il tramonto sul mare, il cielo violastro, l’Africa a un passo. Il profumo dei capperi, mescolato all’odore di combusto che comincia a essermi familiare e caro. E quello dei vini di Serragghia.

 

Azienda Agricola Serragghia
Via Serraglia, 61
91017 Scauri (TP)
+39 335 656 3152
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About the Author: Edoardo “Edo” Camaschella

Nato ad Aosta nel Marzo del 1977, passo l’infanzia in skate. Poi snowboard, mountain-bike, trail… Musica, sempre, viaggi e contaminazione pure. Nel 2006 una Coulée de Serrant fa nascere in me l’amore per il Vino. Mi informo, assaggio, esploro, leggo e scrivo. Studio! Con ahimè pochissime occasioni di scambio e come sempre, senza indossare divise. Dal 2019 vendo la mia idea di Vino in Valle d’Aosta. Ma in fondo l’ho sempre fatto: raccontandolo agli amici, annoiando Francesca mia moglie, facendo scappare i miei figli, Bianca e Dante! Proprio la condivisione insieme alla natura del gusto, sono i cardini del mio approccio. Che è essenzialmente musicale, non necessariamente tecnico. Sicuramente emozionale e positivo. In una parola: hardcore!