“Gianfranco, perché, tu che hai studiato il vino, non vuoi produrre il tuo?” Così Luigi Veronelli, nelle molte occasioni nate prima dalla collaborazione lavorativa e successivamente dall’amicizia tra i due, amava pungolare Gianfranco Fino.
Ma, come si dice in Puglia, “il tempo si rompe a settembre” e quel settembre per lui non era ancora arrivato.

È giunto nel 2004 quando ha acquistato un vigneto da 1,30 ha in Contrada Mesckinella e, da allora, è stato tutto un travolgente susseguirsi di eventi.
Travolgente come la passione chiamata in causa per battezzare il vino più importante che produce, l’Es, entità che per Freud indica appunto la passione sfrenata senza limiti e regole, la voce della natura nell’animo dell’uomo.

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L’Es è un Primitivo di Manduria DOC da vigneti allevati ad alberello dell’età media di 60 anni che garantiscono una produzione qualitativamente costante grazie all’equilibrio vegeto-produttivo raggiunto.
Inoltre è il vino che ha svelato l’esistenza di Gianfranco Fino al mondo.
I premi che ha ricevuto non si contano più (è anche, più volte, stato al vertice di un’improbabile classifica, redatta incrociando i voti delle principali guide del settore enoico, che voleva proclamare una sorta di “miglior vino d’Italia”) e non possiamo dimenticare l’effetto traino che ha avuto per la DOC Primitivo di Manduria: pochi giorni fa, al pranzo della domenica a casa di un amico, erano presenti, anche se non di Es, ben due bottiglie di Primitivo ed era da parecchio tempo che non accadeva.

Ovviamente, insieme ai premi, sono arrivate puntuali anche le critiche, molte delle quali incentrate sulla bevibilità. Come se un “Vino del Sole”, dal dichiarato estratto secco superiore alla quarantina di g/l e realizzato con un lieve appassimento delle uve sulla pianta, avesse la pretesa di essere bevuto come aperitivo o a colazione.
Non scherziamo dai.

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L’Es 2012 di Gianfranco Fino si conferma un grande vino. Non sfigura nel paragone con le precedenti pluripremiate annate, anzi si distingue.
Negli anni la sua complessità mi è sembrata aumentare insieme al numero delle parcelle di vigneto che lo vanno a comporre e che quindi gli conferiscono sempre nuove sfumature. Amarena, caffè, cioccolato e spezie creole. Macchia mediterranea. Denso, si beve con gioia grazie all’acidità totale che si attesta intorno agli 8 g/l. Palesa una stimolante capacità d’invecchiamento.

Dalla chiacchierata avuta con Simona Natale Fino, moglie di Gianfranco e responsabile commerciale dell’azienda, ho appreso che chiude un ciclo.
Perché? Perché è figlio di un’annata in linea con le ultime al contrario del 2013 e del 2014 che porteranno cambiamenti e sorprese.

Dal 2013 l’azienda ha iniziato a produrre anche un nuovo vino, il Se. Un altro Primitivo di Manduria che nasce da 5 ettari di vigneti, sempre coltivati ad alberello ma da vigne giovani, e che spero di riuscire ad assaggiare al più presto.

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Luigi Veronelli, in un intervista rilasciata a Giulia Graglia nel 2003, diceva: “Il compito di voi giovani non è confrontarvi con le sofferenze della vita, ma convincervi che la vita va vissuta, con i vostri gesti, per festeggiarla”.
A causa del clima del tarantino (circa 400 ml di pioggia all’anno) c’è chi giura che, nelle sere d’estate, gli alberelli appaiano stanchi, stremati.
Ecco, io sono convinto che gli anziani alberelli di Gianfranco Fino, sebbene stanchi, a guardarlo lavorare, alla sera, d’estate, sorridano.

 

La foto dell’alberello e quella del cavallo di razza murgese, Bruno, sono state fornite dall’azienda.

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