Ilaria Bavastro è stata  pioniera del vino naturale in Valle d’Aosta.
Il capolinea per Le Vieux Joseph, la sua azienda, rappresenta indubbiamente un brutto colpo per il mondo del vino valdostano underground, così ieri sera abbiamo tralasciato – solo in parte! – la favolosa complessità del suo rosso più importante, il Clos de Cartesan (2018), per ripercorrere la storia di questa importante esperienza di vita.

Face to Face: ILARIA BAVASTRO, Le Vieux Joseph e l'ultimo millesimo

Ilaria perché il vino?

Il mondo del vino mi ha sempre attirato. Sono stata in Svizzera diversi anni come lavoratrice stagionale per raccogliere l’uva, lo facevo volentieri! La vendemmia mi piaceva e mi dava soddisfazione.

Come hai fatto ad accrescere le tue conoscenze in materia?

Vivendo realtà agricole in Piemonte e Liguria, principalmente legate alla coltivazione della lavanda e alla sua successiva trasformazione, ho avuto l’opportunità di imparare i rudimenti tradizionali della potatura e della gestione della vigna. Devo ringraziare dei braccianti macedoni, miei colleghi, davvero esperti nel taglio! Erano i primi anni duemila…

Quando nasce Le Vieux Joseph?

Nel 2009. Il progetto ha avuto inizio “in società”, perché se è vero che ero in grado di potare e curare delle vigne splendide, tra Aosta e Quart, mi mancavano gli elementi per gestire la cantina.
E mi mancava pure la cantina! Non avevo uno spazio per la vinificazione.

Come è andata all’inizio?

Male! Siamo riusciti a perdere 4500 litri di vino! E pensare che il mio ex-socio è enologo. Non aggiungo altro!
Un colpo durissimo. Ma ho proseguito il mio lavoro in vigna, restando concentrata, curando al millimetro le piante.

Ho in mente una tua immagine munita di atomizzatore sulle nostre pendenze!

L’atomizzatore è massacrante indipendentemente dalle pendenze… La pesantezza dei trattamenti non è solo fisica, ma anche mentale.

Giulio Moriondo, professore del Vino valdostano ha una grande stima per il tuo lavoro.

A lui devo moltissimo di ciò che ho imparato: la meticolosità, l’osservazione, la giusta pratica.
Essendo mio vicino di vigna mi ha guidato, aiutato, preoccupato! (ride)
Mio figlio ha preso il suo nome! (NdA: Giulio è un ragazzino educatissimo e appassionato. Chi ha partecipato a La Vague quest’anno ne è testimone)

Hai condiviso la cantina con i Petits Riens

Oltre alle dritte di Giulio Moriondo ho avuto la fortuna di potere curare inizialmente le vigne di Fabien e Stefania, ottenendo in cambio una cantina in cui co-vinificare e dei preziosi consigli sulla vinificazione da parte di Fabien. Un amico sincero. Un artista della vita.

Certi “addetti ai lavori” from Aosta Valley, proprio per questa condivisione del lavoro con Petits Riens, ti accusano di non produrre un tuo vino.

Che cavolate. Leggono sull’etichetta “vinificato da Petits Riens” e dicono che il vino non sia più mio. È la legge che lo impone! Vinificavo da loro!
Fabien mi ha tanto aiutato, ma il processo l’ ho sempre seguito io! Era la mia idea di Vino!

Comunque questo Clos de Cartesan 2018 è fantastico. Personalmente non trovo similitudini con i vini prodotti dai Petits Riens. Lo trovo musicale, non ossessionato dalla ricerca della “perfezione” stilistica.

Face to Face: ILARIA BAVASTRO, Le Vieux Joseph e l'ultimo millesimo - Clos de Cartesan 2018

Sicuramente la vigna vecchia fa una grande differenza!
È un impianto del 1906, su piede franco, riprodotto per propagazione, tramite l’utilizzo di un tralcio con almeno due gemme piantato verticalmente nel terreno a sviluppare radici. Tantissime uve lo compongono, non esclusivamente valdostane.
Petit Rouge e Vien de Nus sono maggioritari.

Checc….. di uva fantastica è il Vien de Nus??? Ho recentemente bevuto un 2013 in purezza di un produttore che vuole restare nell’anonimato. Era splendido.

Sì! Non fosse che è un’uva-cibo per la drosofila, l’insetto della frutta, per via della sua buccia tenue….

Il tuo Bianco, Petit Prince (A La Vague il 2019 era in forma smagliante), i due rossi, Mariadzo e Clos de Cartesan. Tre Vini bellissimi per uno scarso riscontro in Valle d’Aosta.

Purtroppo è vero, tutto quanto.
I miei vini sono sempre stati puliti, curati, personali. Ci ho sempre messo una grande fatica per ottenerli! Non sopporto puzze o deviazioni. Ciononostante, essendo stata la prima vigneronne valdostana distante da certi ragionamenti tecnici, sia in vigna che in cantina, non ho raccolto quanto i miei vini credo meritassero.
Inoltre non è facile gestire il back office (fatture, ordini, spedizioni) in solitudine…

Perché chiude Vieux Joseph? Sai che mi prende male? (Il Clos nel frattempo giganteggia, è un vino di profondità, di radice, rimanda a certi Porto, la sua anima glaciale regge un frutto scuro, denso)

Perchè ho dedicato 10 anni della mia vita quasi esclusivamente alla pianta. Voglio guardare oltre e godermi finalmente mio figlio.
Anche se mi piange il cuore osservando lo stato in cui versano le mie vigne, gestite da altri attualmente.

La crisi legata alla pandemia ha influito sulla tua decisione?

Non direi, ho ricevuto ordini importanti anche durante quel periodo. La gente a casa aveva sete!

Ilaria, rimpianti?

Rimpianti, sì. Non avere trovato un socio serio. Che si dedicasse con me alla gestione dell’azienda.

Sliding doors?

Pure. Nel 2017 ho fatto un investimento importante per incrementare la produzione del mio bianco.
La gelata mi ha ucciso tutte le barbatelle. Avesse fatto un po’ più caldo!

Quindi mai più vino?

Mai dire mai!

 

Le Vieux Joseph
Via Parigi, 170
11100 Aosta (AO)
+39 348 5637 107

 

About the Author: Edoardo ” Edo” Camaschella

Nato ad Aosta nel Marzo del 1977, passo l’infanzia in skate. Poi snowboard, mountain-bike, trail… Musica, sempre, viaggi e contaminazione pure. Nel 2006 una Coulée de Serrant fa nascere in me l’amore per il Vino. Mi informo, assaggio, esploro, leggo e scrivo. Studio! Con ahimè pochissime occasioni di scambio e come sempre, senza indossare divise. Dal 2019 vendo la mia idea di Vino in Valle d’Aosta. Ma in fondo l’ho sempre fatto: raccontandolo agli amici, annoiando Francesca mia moglie, facendo scappare i miei figli, Bianca e Dante! Proprio la condivisione insieme alla natura del gusto, sono i cardini del mio approccio. Che è essenzialmente musicale, non necessariamente tecnico. Sicuramente emozionale e positivo. In una parola: hardcore!

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