Storie autentiche di vino, cibo e persone

“Perché lo faccio?”
“Un po’ per masochismo e un po’ per follia. Ho trovato il lavoro più stimolante del mondo, sicuramente faticoso e senza certezze, ma capace di regalare soddisfazioni impagabili, ho trovato casa!”
“Da quando sono mamma ho dovuto ridimensionare tante cose: ora non si gioca più, si fa sul serio,  c’è da lasciare qualcosa in eredità a qualcuno, fermo restando la mia filosofia, quella non cambia. Anche a costo di perdere un’annata intera!”
Ecco, le parole di Elisabetta Sedda, mente e mani di Vintage, siamo a Saint-Christophe, in Valle d’Aosta, delineano il quadro di un progetto nato nel 2016, ispirato dalla passione per il vino e dalla consapevolezza che tra i maggiori responsabili di certo inquinamento sul nostro pianeta fossero proprio gli agricoltori.

VINTAGE: i vini di Elisabetta Sedda, una storia di equilibrio tra sogno e follia

Assecondare e accompagnare gli umori della vigna e del vino, come un genitore si comporta con un figlio non è semplice: occorre osservare, capire, intervenire se necessario, sbagliare.

Considera che in Valle d’Aosta, a differenza di oggi, in cui quantomeno l’approccio biologico e poco invasivo in vigna è accettato e praticato anche da alcuni vigneron convenzionali, fino a pochi anni fa il low-intervention di Elisabetta era decisamente criticato, giudicato piuttosto come pigrizia, incuria, incapacità, cattiva gestione. Aggiungi banalmente che Betta è femmina, non valdostana di cognome e il gioco è fatto.

Bottiglie ormai introvabili come L’Or du Mont 2016, Prié Blanc delicatamente ossidato, aereo, tenue come una sfumatura, o la bottiglia da 50 cl di Tutto e Niente, vinificazione dei grappoli rossi superstiti alla gelata del 2017, si attestano tra le migliori esperienze di vino valdostano che abbia vissuto.

Ti parlerò anche del Tacsum, il suo Muscat de Chambave? Ancora qualche riga e ci arriviamo…

Non è la prima volta che passo nella cantina di Betta: è divisa in quattro spazi susseguenti: vinificazione, stoccaggio, affinamento e degustazione.

Assaggio i vini nella loro forma compiuta, dalla bottiglia, aperta poco prima del mio arrivo.

Partiamo con Promenade 2023, rosato di Gamay non diraspato e torchiato dolcemente per 6/7 ore. Affina per metà in vetroresina e per metà in barrique. Il raspo regala sale e percezione ossidativa che ovviamente cresce all’abbassarsi della temperatura. È un vino libero, un rosato autunnale dalla grande personalità. Stiloso. È il classico vino che fa storcere il naso ai benpensanti, agli impostati, proprio mentre mi godo il suo umami!

A seguire il Domus 2021, Cannonau, Monica e Carignano in parti uguali, provenienti da una vigna centenaria di Nurri, sopra a Cagliari (giusto Endriu?) vinificati in acciaio e affinati in barrique 2 anni. Profumato, mediterraneo, seppure qualche elemento sfugga a nord, in Valle d’Aosta. La parte di grappolo intero alleggerisce un sorso importante, profondo, dato dalla vigna vecchia. È ovviamente un vino di negozio, negozio famigliare, da uve provenienti dalla vigna dello zio di Betta e vinificate a Saint Christophe.

Celui d’ici 2022 è un “Torrette Superieur” non rivendicato da una vigna di Aymavilles: 80% Petit Rouge e 20% tra Fumin e Mayolet. Sempre una touche di grappolo intero. È il vino più istituzionale tra quelli di Elisabetta, ineccepibile nella forma e nella sostanza. Merita la DOC!

BioLumì(nescence) 2022 è un puro Cornalin di Aymavilles, setoso, femminile. La classica nota vegetale dell’uva è bene integrata da un frutto maturo in background. Ha un sorso snello e vuole cibo. Gran bella annata la 22 in Valle, dall’argilla di Aymavilles, come nel caso del Celui emerge un tannino davvero elegante.

VINTAGE: i vini di Elisabetta Sedda, una storia di equilibrio tra sogno e follia - Biolumì

Chiudiamo con il Tacsum, anagramma di Muscat de Chambave Petit Grain, 2023. È il migliore Muscat mai prodotto da Vintage, lo dico senza remore. Non che prima i Tacsum fossero irrilevanti, tutt’altro. Ma la risposta territoriale del vino in questo millesimo è sorprendente, a riprova di quanto Chambave, il suo terreno roccioso, sia un grande palcoscenico per i vini che parlano in patois. 50% sulle bucce in acciaio. 50% raspi e bucce in pietra. Dai 10 ai 15 giorni di macerazione, il tempo di finire gli zuccheri, poi si va un anno in botte di rovere da 300 litri. L’aromaticità del Muscat non è protagonista, semmai comprimaria: è un vino (più) magro, salino, tannico, nordico, boschivo, montano. Una canna insomma. Idea e mano.

VINTAGE: i vini di Elisabetta Sedda, una storia di equilibrio tra sogno e follia - Tacsum

Nonostante le difficoltà riscontrate negli anni, Betta non è sola, non più. La affiancano in questo progetto Matteo, suo fratello e Paolo Bariani, suo marito, titolare del Vecchio Ristoro, istituzione culinaria di Aosta.

Avere qualcuno su cui contare è importante, a me sembra che Betta in questi anni abbia trovato progressivamente un proprio equilibrio, una solidità come produttrice che nessuno potrà più portarle via.
L’unicità dei vini di Vintage nasce da questa crescente consapevolezza e dalla forza di un sogno che oggi è realtà.

 

Azienda Agricola Vintage 
Località Pallein, 40
11020 Saint-Christophe (AO)
+39 320 4047325
vintage.vin.natural@gmail.com
website

 

About the Author: Edoardo “Edo” Camaschella

Nato ad Aosta nel Marzo del 1977, passo l’infanzia in skate. Poi snowboard, mountain-bike, trail… Musica, sempre, viaggi e contaminazione pure. Nel 2006 una Coulée de Serrant fa nascere in me l’amore per il Vino. Mi informo, assaggio, esploro, leggo e scrivo. Studio! Con ahimè pochissime occasioni di scambio e come sempre, senza indossare divise. Dal 2019 vendo la mia idea di Vino in Valle d’Aosta. Ma in fondo l’ho sempre fatto: raccontandolo agli amici, annoiando Francesca mia moglie, facendo scappare i miei figli, Bianca e Dante! Proprio la condivisione insieme alla natura del gusto, sono i cardini del mio approccio. Che è essenzialmente musicale, non necessariamente tecnico. Sicuramente emozionale e positivo. In una parola: hardcore!