Il mondo in generale, da un po’ di tempo, sembra essersi reso conto di quanto sia problematico l’universo della ristorazione, e anche il mondo del cinema, ultimamente, sembra aver puntato i propri riflettori su ciò che avviene “dietro le quinte” delle cucine internazionali.
Dopo la serie The Bear, della quale ti parlerò in un’altra occasione, ecco Boiling Point, la pellicola di Philip Barantini – all’esordio come regista – che ci racconta la storia di un servizio disastroso in un lussuoso ristorante a Londra.

Stephen Graham è nato a Kirkby 49 anni fa; ha recitato in moltissimi film tra i quali Snatch, Gangs of New York, This is England e The Irishman.
Il film, presentato nell’Agosto del 2021 e distribuito in Italia solo nel Novembre 2022, è interpretato nel ruolo del protagonista da Stephen Graham, per mio gusto personale uno dei migliori attori inglesi del nuovo secolo.
Andy, chef del ristorante Jones and Sons, si reca al lavoro in ritardo in una delle serate che precedono il natale; arriva poco prima dell’orario di apertura e il libro delle prenotazioni recita il sempre temuto “tutto esaurito”. Oltretutto, all’arrivo, ha subito a che fare con un puntiglioso ispettore sanitario che rallenta la preparazione della linea e abbassa il punteggio HACCP, assegnato in precedenza al locale, a causa di alcune sviste.
Ben presto i primi problemi vengono al pettine: Andy si sta separando e si è appena trasferito, soffre di insonnia e si trova tra l’incudine e il martello con una cucina da gestire e un figlio a cui non riesce a dedicare le giuste attenzioni.
Come se tutto ciò non bastasse, tra le prenotazioni si riportano anche quella del suo mentore e rinomato chef Alistair Skye, una tavolata di influencer e una giovane coppia in procinto di sposarsi, in cui la ragazza è affetta da allergia alla frutta secca.
La serata inizia abbastanza bene, ma gli imprevisti sono dietro l’angolo e poco a poco la situazione inizia a deteriorarsi.

Boiling Point, Philip Barantini, 2022, Ascendant Film
NO SPOILER
Non preoccuparti non sono qua per rovinarti l’attesa e uccidere la tua curiosità… non lo farei mai.
Parliamo però del film sotto due punti di vista: quello cinematografico e quello che più ci si addice, ovvero quello della ristorazione.
Il film è girato in un unico piano sequenza, ciò significa senza stacchi, e questo aggiunge a una trama – già di per se’ dinamica – un ritmo abbastanza avvolgente. I 92 minuti della riproduzione scorrono che è un piacere e onestamente lasciano persino un po’ di “fame”.
Graham detta i tempi alla grande e tanto l’ambientazione quanto la personificazione dei personaggi riporta piuttosto fedelmente ciò che si può trovare in una cucina professionale e più in generale nel mondo della ristorazione.
Adesso veniamo a noi: come ti dicevo all’inizio il mondo in generale da un po’ di tempo, e di conseguenza quello della cinematografia, sembra aver aperto gli occhi su ciò che accade all’interno di questo universo double face. Un mondo in cui si vendono felicità, tranquillità, relax, emozioni, esperienze e soprattutto gusto; ma che è tutto il contrario appena si esce dall’accogliente spazio riservato ai clienti.
Barantini ci racconta, nel limite di ciò che si possa fare in 92 di minuti di un’unica sequenza temporale, i problemi personali e organizzativi inerenti a questo ambiente.
Ci parla di chef con dipendenze, collaboratori dai caratteri e personalità differenti, ritardi, dimenticanze, cattiva organizzazione ed errori umani.
Insomma, una storia di un servizio che si inceppa e trascina nel baratro l’intero ristorante.
Ne esce ben presto un quadro che dovrebbe farci riflettere su tutto ciò che accade in molti posti di lavoro del settore e la cosa più preoccupante è che lo fa senza assolutamente calcare la mano.
La scarsa sincronia e la poca comunicazione tra sala e cucina sono spesso frutto dello stress lavorativo a cui tutti i diretti interessati sono quotidianamente sottoposti: soggiogati da orari che lasciano ben poco tempo alla vita personale, da una gestione unicamente incentrata sul guadagno e dall’esaurimento mentale che ciò, a lungo andare, comporta.
Mettiamoci anche clienti difficili, gelosie interne e pure una piccola dose di fancazzismo e il mix risulta essere piuttosto esplosivo.

La tensione sale alle stelle tra gli elementi della brigata.
Vale la pena guardarlo?
Parlare di ristorazione nel cinema non è mai stato semplice e, anzi, son pochi i prodotti di cui potersi ricordare con un certo piacere; spesso romanzati e quasi perennemente semplificati e banalizzati.
Questo film invece ci da un’apertura iperrealista sulla ristorazione; personaggi vivi quasi quanto un buon bicchiere di vino naturale.
Te lo consiglio? Sì! Non ti aspettare un capolavoro, ma è un lavoro abbastanza ben riuscito.
È una pellicola tecnicamente ben eseguita, recitata in modo impeccabile, dinamica e che non cade eccessivamente nei cliché sul mondo della cucina.
A mio parere personale il finale è un po’ troppo affrettato, proprio come in quei ristoranti in cui cercano di farti alzare per dare il giro al tavolo, ma tutto sommato è una pecca che non rovina il prodotto nel suo insieme.
La pellicola non è ancora disponibile su nessun canale streaming ufficiale, ma probabilmente lo sarà presto; altrimenti lo potrai trovare in qualche sala cinematografica… magari tra quelle un po’ meno commerciali.



