Storie autentiche di vino, cibo e persone

In Sardegna, negli ultimi anni, sono nate molte piccole realtà vinicole con l’obiettivo di imbottigliare vini provenienti da un’agricoltura sostenibile, che fossero lo specchio del territorio e della tradizione. Se dovessi indicarti il paese che più ha creduto in questo progetto, beh, sarebbe sicuramente Mamoiada.

La campagna mamoiadina

Mamoiada è un comune di 2500 abitanti, situato in provincia di Nuoro, nel cuore della regione storica della Barbagia di Ollolai. Situato su una collina a 650 metri sul livello del mare, si attesta che il paese abbia origini molto antiche, con i primi insediamenti risalenti all’epoca prenuragica e nuragica. Essendo in una posizione strategica lungo la strada Ulbiam-Caralis, ebbe poi un ruolo importante in epoca romana, diventando un presidio militare.

Inoltre è molto conosciuta per le sue iconiche maschere tradizionali: Mamuthones e Issohadores. Se alcuni studiosi ritengono che derivino da antichissimi riti pagani e apotropaici, utilizzati per scacciare gli spiriti maligni dal bestiame e dalle persone, altri pensano rappresentino la vittoria dei sardi sui mori. Un’altra ipotesi è che siano comparse nel folklore sardo solo nel XIX secolo.

Mamuthone

Quella del Mamuthone è sicuramente la maschera più popolare del carnevale mamoiadino, e forse di tutta la Sardegna. Si compone di un abito in velluto scuro e di una mastruca nera (Sa pedde). Oltre alla caratteristica maschera in legno nera (Visera), indossa un copricapo (Bonette) e un fazzoletto che avvolge il viso (Mucadore). A completare il “costume” ci sono scarpe in pelle conciata a mano (Sos Husinzos) e il grappolo di campanacci (Sa càrriga), che allacciato al corpo può arrivare a pesare anche 25 kg.

Issohadore

Gli Issohadores invece vestono una parte dell’abito tradizionale di Mamoiada. Il costume è composto da un corpetto rosso e una camicia bianca, pantaloni bianchi e calze nere in orbace. Sul capo, talvolta sopra una bianca maschera, portano Sa berritta, un altro tipico copricapo maschile allacciato da un fazzoletto colorato, uno scialle in vita e una sonagliera incrociata sul petto, dotata di piccole campanelle di forma sferica. Una fune (Sa soha), con cui acchiappano gli spettatori, soprattutto le donne, in segno di buon auspicio è il loro strumento.

Ecco, sono sicuro che resterai affascinato quando li vedrai sfilare per le vie del paese, ancor più suggestivi nella loro prima uscita, che cade sempre il 17 gennaio, giorno della festa di Sant’Antonio, con cui inizia il carnevale Barbaricino, occasione nella quale a compaesani e visitatori vengono offerti dolci e vino… La parola magica che aspettavi, che rappresenta un altro tassello fondamentale per tutta la comunità di Mamoiada. Sì, perché se è vero che ogni famiglia ha un forte legame con le maschere tradizionali, quello con il nettare di Bacco non è di certo da meno.

BOBOTTI 2022 di Cantina SANNAS: viaggio a MAMOIADA tra Cannonau e carnevale - Carnevale

Mamuthones e Issohadores mentre sfilano

Come in molte altre zone della Sardegna, la viticoltura qui ha origini antichissime, ma fu negli anni ’50, dopo la seconda guerra mondiale, che, con l’aumento degli ettari vitati, il vino iniziò ad acquisire anche una certa importanza economica. Nel 1954, infatti, nacque la Cantina Sociale di Mamoiada, che però fallì già nel 1980 soprattutto perché gli abitanti del paese non si riconoscevano nel gusto di quei vini chiamati in maniera dispregiativa “vino di cantina”.

Dopo la sua chiusura, per circa un ventennio, si riprese quindi a produrre solo vino sfuso fatto in casa – considera che quasi ogni famiglia del paese possiede un piccolo appezzamento di terra per la coltivazione della vite, come testimoniato dalle circa 200 cantine familiari ancora presenti sul territorio -, una fase fondamentale per il mantenimento dell’autenticità del Cannonau di Mamoiada, vitigno principe della zona, lontana dalle tecnologie e dai prodotti che invasero il mondo enologico di quegli anni.

Nel frattempo, agli inizi del nuovo secolo, solo tre famiglie iniziarono a imbottigliare il loro vino, anche con un discreto successo. Ma fu intorno al 2015 che le cose cambiarono, trasformando il vino in uno strumento di rilancio, sociale ed economico. Proprio in quell’anno nacque infatti l’associazione Mamojà con l’obiettivo di valorizzare il territorio attraverso il vino.

Visto che la maggior parte della produzione veniva venduta sfuso, adesso probabilmente ti starai chiedendo come, vero? Incoraggiando ciascuna famiglia a riconoscere il valore del proprio vino, a imbottigliarlo senza però perdere quell’autenticità che lo rendeva speciale.

Oggi si contano ben 33 imbottigliatori, un numero in continua crescita, di cui 22 associati a Mamojà, e ciò, anche grazie al turismo del vino, ha portato a un ritorno economico per tutta la comunità, ma soprattutto al fatto che molti giovani ora non vedono più l’ora di abbandonare il paese. Addirittura c’è chi ha lasciato il lavoro per tornarci a produrre vino, o chi si è trasferito lì da altre zone della Sardegna.

Ma cosa rende il Cannonau di questo piccolo comune così speciale? Innanzitutto, partiamo dal territorio: i 350 ettari vitati, trovandosi a un’altitudine media di 720 metri s.l.m., garantiscono, anche in questo periodo di cambiamento climatico, forti escursioni termiche tra il giorno e la notte e una costante ventilazione dei vigneti (negli ultimi anni si sta inoltre impiantando anche intorno ai 1000 metri, dove prima era impossibile a causa delle temperature troppo basse). I suoli poi sono caratterizzati da granito in disfacimento… Beh, tutti questi fattori hanno permesso di mantenere una coltivazione quasi esclusivamente priva di sostanze chimiche di sintesi: qui si è sempre praticata una viticoltura biologica, ancor prima che esistesse il termine!

Se ci aggiungiamo la grande presenza di vecchie viti, alcune anche centenarie, l’ancora sovente utilizzo arcaico dei buoi per lavorare i vigneti, la storicità delle lavorazioni in cantina (fermentazioni spontanee, giusto qualche travaso, bassissime quantità di solfiti e nient’altro: tutti punti sui quali l’associazione Mamojà non transige), capirai bene perché consideri i suoi vini realmente territoriali.

Ora, però, è tempo di parlarti del produttore, e del vino, che mi ha fatto venire voglia di raccontarti questa fantastica storia. Pensa che tra le tante famiglie che storicamente producono vino a Mamoiada, ho scelto un “forestiero”: Piergraziano Sanna  (Cantina Sannas), originario di Nuoro ed ex imprenditore turistico.

Sebbene solo nel 2016 acquistò una piccola casa nel centro del paese e una giovane vigna di un ettaro, la “parte” interessante è che decise di iniziare a vivere di vino senza avere alcuna esperienza in materia. Arrivò a Mamoiada convinto che bastasse pigiare l’uva, lasciarla fermentare, svinarla in botti di legno e imbottigliare. Facile, no? Per niente… Eppure con la sua prima annata di Bobotti ottenne subito un grande successo. Probabilmente anche perché, non avendo tradizioni o retaggi familiari da seguire, fu tra i primi a proporre un Cannonau per certi aspetti diverso, un rosso più croccante, meno pesante, sì di beva, ma comunque interessante e complesso.

Credimi se ti dico che dal 2016 è stato tutto un susseguirsi di successi e che in poco tempo è diventato uno dei produttori di più noti della zona. Vulcanico ed estroverso, alle fiere c’è sempre la fila al suo banchetto, non solo per assaggiarne i vini, ma anche per assistere all’ormai iconica apertura delle bottiglie con la leppa, un tradizionale coltello sardo. Recentemente, durante una visita a Mamoiada, anche il noto critico James Suckling è rimasto affascinato da tale pratica. Guarda qui!

Ma veniamo al suo Bobotti 2022… Le uve di Cannonau provengono da una vigna di circa 14 anni in località “Sa ‘e Ghippadu” che in quell’annata ha ricevuto un solo un trattamento a base di zolfo, mentre il resto delle lavorazioni è stato svolto manualmente. La vendemmia si può dire che è avvenuta in tre fasi: la prima, quella che si può definire “verde”, la seconda a maturazione ottimale e l’ultima con l’uva surmatura. Questo per donare al vino l’equilibrio che Piergraziano cerca in ogni suo vino. Tant’è che negli anni passati per ottenere un vino fresco, ma allo stesso tempo complesso, aggiungeva un 25% di uve provenienti da vigne centenarie coltivate dai suoi vicini.

Nella minuscola cantina i passaggi sono semplici e rispecchiano ancora la sua idea iniziale sulla produzione del “liquido odoroso”. Si è partiti con la diraspatura e pigiatura delle uve, che sono poi state messe in tini aperti a fermentare spontaneamente. In attesa che la fermentazione portasse a zero il grado zuccherino, il cappello è stato rotto ogni 4 ore con strumenti innovativi: braccia e bastone di castagno. La macerazione sulle bucce è durata circa 2 mesi, dopodiché è avvenuta la svinatura direttamente in grandi botti di legno esauste. Nessun travaso o filtrazione: il vino è finito direttamente in bottiglia senza l’aggiunta di anidride solforosa.

Prima di passare alla degustazione, voglio però raccontarti l’origine del nome di questo vino. Bobotti è una delle tante creature leggendarie che popolano la tradizione sarda, un essere scuro, per alcuni un orco, che durante la notte va a caccia dei bambini che non si comportano bene. Si potrebbe paragonare alla figura dell’”uomo nero”, utilizzata in passato nel resto d’Italia per spaventare i bimbi più capricciosi.

Ecco, siccome io non sono più un bambino, sono proprio curioso di affrontare questo Bobotti, per vedere se è davvero così spaventoso come le leggende raccontano.

BOBOTTI 2022 di Cantina SANNAS: viaggio a MAMOIADA tra Cannonau e carnevale - Vino

Bobotti 2022 di Cantina Sannas

Nel calice si presenta immediatamente con un naso profondo, complesso e molto coinvolgente. Come saprai, non mi piace dilungarmi troppo sui profumi: il vino va bevuto, non odorato (NdAP: non sono pienamente d’accordo 😂). Ma questa volta farò un’eccezione… Subito la frutta rossa matura, ciliegia mora, ti cattura con la sua dolcezza, affiancata da note floreali di rosa e violetta. Sotto, mirto, ginepro e rosmarino danno un’impronta di macchia mediterranea, insieme a una parte più balsamica di mentuccia. Non mancano spezie come pepe nero, cannella e liquirizia. Col passare dei minuti compaiono anche sfumature che ricordano il sottobosco e la cenere spenta.

Ma passiamo al gusto, che rimane comunque la parte più importante. Dell’orco, questo Bobotti conserva solo la forza e difatti il sorso risulta di grande impatto: fresco, pieno, caldo. Una volta entrato in bocca, il liquido riempie ogni spazio disponibile per poi distendersi sinuoso e lento su tutta la lingua. Il corpo del vino è sostenuto da una freschezza che rende la bevuta agile e mai stancante.
I 15,5 gradi alcolici indicati in etichetta ci sono, ma non si sentono granché. Il tannino ha una trama fine ed elegante, si “aggrappa” in ogni zona del cavo orale, avvolgendoti in una piacevole sensazione vellutata.

La grande complessità del naso ritorna anche in bocca: le note fruttate e floreali emergono maggiormente nella prima parte della bevuta, mentre il lunghissimo finale è un tripudio di macchia mediterranea e spezie.

Altro che orco o “uomo nero” che deve spaventare: qui parliamo più di un gigante buono che mostra un animo accogliente, persino elegante. Ogni sorso è come un caldo e forte abbraccio consolatorio. Insomma, un Cannonau “dal cuore d’oro”.

Dopo il consiglio di Andrea su dove mangiare a Mamoiada, spero con il racconto di Cantina Sannas di averti dato qualche altro buon motivo per farci un salto. Se ami il cibo genuino, il vino buono e i luoghi con una tradizione ancora ben radicata, questo paese della Barbagia deve essere una tappa obbligata del tuo prossimo viaggio in Sardegna. Suggestivo da visitare durante il carnevale, ma anche in altri periodi dell’anno.

Ah, ovviamente, passa a trovare Piergraziano; sarà sicuramente contento di condividere un bicchiere con te e di farti conoscere i suoi vini. Anzi, quasi quasi ci torno anch’io. Ci vediamo lì?

 

Cantina Sannas – Piergraziano Sanna
Via Piave, 14,
08024 Mamoiada (NU)
+39  339 133 1395

 

About the Author: Andrea ” Endriu” Ambu

Cagliaritano DOC classe 1984, Esperto Assaggiatore ONAV e consigliere per la delegazione cittadina della medesima, mi son avvicinato al mondo del vino circa una decina di anni fa, innamorandomi fin da subito del movimento “naturale” e in seguito anche delle fantastiche persone che lo popolano. Galeotto fu un seminario di degustazione in 4 serate tenuto a Cagliari da Sandro Sangiorgi, del quale, pur senza capirci a quel tempo una benemerita mazza, ancora ricordo, per filo e per segno, alcuni degli splendidi vini assaggiati. Mi colpirono per la loro istintività, di come allo stesso tempo riuscissero a essere imprevedibili e conviviali. Un sogno? Aprire una piccola enoteca con mescita. Dove? A Cagliari. E dove sennò.