Ti è mai successo di tornare da un viaggio così entusiasta da non vedere l’ora di raccontare tutto a qualcuno? Ecco, è esattamente come mi sento ora, seduto sull’aereo che mi riporta in Italia. La meta della mia vacanza? Budapest.
La capitale dell’Ungheria non mi ha sorpreso solo da un punto di vista storico e artistico, ma anche e soprattutto da quello enogastronomico. Perdendomi in locali di ogni genere – bistrot e trattorie sono solo un piccolo esempio – ho infatti cercato di assaggiare quante più cose possibile: cibo, vino, birra… Insomma, non mi sono fatto mancare niente. E adesso sono pronto a condividere tutto con te, in una sorta di piccolo diario di viaggio. Non temere, però: più che ai monumenti, darò maggiore risalto ai luoghi in cui ho mangiato e bevuto. Ovviamente!
Sono arrivato a Budapest verso le 16 di una domenica di gennaio. Un vento tanto forte quanto gelido mi ha accolto, facendomi dimenticare in fretta le temperature miti della Sardegna. Con il sole già pronto a tramontare, la scelta migliore per trascorrere qualche ora è stata una gita sul Danubio a bordo di un battello. Dopo aver navigato tra vetri appannati e una folla decisamente troppo numerosa, avevo un solo pensiero in mente: trovare un posto dove bere qualcosa di buono.

Esca dall’esterno
La prima tappa che avevo in mente era Esca, un locale moderno diviso in due spazi distinti. La zona vicino all’ingresso è essenzialmente un’enoteca, con scaffali colmi di etichette naturali, mentre la seconda sala, più intima e raccolta, è dedicata ai tavoli per i clienti di quello che definirei come neo-bistrot.
Domenica era l’ultima occasione per assaporare i piatti preparati dalla piccola cucina a vista, mentre durante la settimana il menù si limita a piatti freddi o snack, denominati “Bar Food”. Ho optato per un degustazione a sorpresa di 6 portate (29.500 ft/71,60 €), che riflette le idee più innovative della cucina rispetto alla carta, puntando su materie prime rigorosamente locali. Tra i piatti assaggiati, il piede di maiale impanato è stato davvero notevole.

Pesce gatto, uva e ravanello

Patate e caviale di storione siberiano

Salmone, zucca, carota e salsa al burro

Piede di maiale, cavolo, mela e rafano

Rib-eye argentino, lattuga romana, salsa al vino rosso e tartufo

Cachi, mango, olivello spinoso e semi di loto
Belli i piatti, vero? Per quanto riguarda il vino avevo già preso la decisione di bere solamente “ungherese” per tutto il viaggio. E infatti quella sera la scelta è ricaduta sul Furmint 2021 di Istvan Bencze (18500 ft/44,89 €).

Furmint 2021 di Istvan Bencze
Avendo già assaggiato qualcosa di suo, le mie aspettative erano decisamente alte, ma sono state ampiamente rispettate… Vino bianco di grande complessità e freschezza, con un finale lunghissimo.
La cena si è degnamente conclusa con un calice di Tokaji Aszú 2017 di Szóló (6950 ft/16,85 €) che era un qualcosa di veramente incredibile.
A quel punto non rimaneva che rifugiarmi nel calduccio del mio appartamento, a riposare in vista dell’impegnativa giornata successiva.

La mattina successiva il cielo azzurro e un sole splendente mi hanno dato il buongiorno: una giornata perfetta per esplorare la città a piedi. È vero, il freddo era ancora pungente, ma almeno il vento mi ha dato tregua. Dopo aver attraversato il Ponte delle Catene per raggiungere la vecchia città di Buda, ho visitato il castello, la spettacolare chiesa di San Mattia e il suggestivo Bastione dei Pescatori.

Chiesa di San Mattia

Scorci del castello
Arrivata l’ora di pranzo mi sono spostato nuovamente sull’altra sponda del Danubio e, armato di speranza, mi sono recato in uno dei ristoranti tipici più quotati della città: l’Hungarikum Bisztro.
Speranza, perché non avevo prenotato, ma sono comunque riuscito a conquistare l’ultimo tavolo disponibile. Lo stile del locale richiama quello di una classica trattoria, con una cucina che valorizza materie prime eccellenti trasformandole in piatti ispirati a ricette casalinghe tradizionali. Ecco le foto di quanto assaggiato.

Gnocchetti nostrani con salsiccia e crauti

Coscia d’anatra con patate cipollate e cavoli brasati

Torta alla ricotta e albicocche
Gli gnocchi (4000 ft/ 9,80 €) erano molto saporiti, mentre l’anatra (6300 ft/ 15,43 €), nonostante fosse un pelo avanti di cottura, era deliziosa. Anche il dolce (2800 ft/ 6,86 €) mi è piaciuto tanto. Se desideri mangiare tipico questo è un ristorante che mi sento di consigliarti assolutamente. Solo non sperare di trovare i vini che piacciono a noi. Infatti la mia scelta è ricaduta su una “bella” Dreher ghiacciata alla spina, birra non artigianale molto in voga qui a Budapest. Se te lo stessi chiedendo, no, la Dreher non è una birra italiana. Anch’io, incuriosito dalla sua forte presenza in città, sono andato a leggermi la sua storia: nacque a Vienna, ma tra i primi paesi in cui fu esportata ci fu proprio l’Ungheria. Solo successivamente arrivarò in Italia, più precisamente a Trieste.
Dopo pranzo mi aspettava l’unica visita che avevo prenotato in anticipo: il Parlamento di Budapest, che, tra l’altro, si trova a poca distanza dall’Hungarikum Bisztro.

Parlamento di Budapest

Interni del Parlamento
La visita con audioguida è durata appena un’ora, dato che le parti accessibili sono davvero poche. Nel frattempo, però, il clima fuori era cambiato drasticamente. In peggio. Così, dopo una breve passeggiata per le vie della città, ho deciso di tornare in albergo per riposarmi un po’ prima di cena.
Ma niente vino ungherese questa sera: avevo in programma di dedicarmi a un’altra mia grande passione, la birra artigianale.

Sala al piano terra ed esterno di Beer Brothers
Di lunedì molti locali sono chiusi, ma fortunatamente non quello che avevo adocchiato nell’organizzazione del viaggio. Sto parlando di Beer Brothers, un locale diviso su due piani e caratterizzato da un’ampia scelta di birre alla spina, 18, e in più da un centinaio di referenze tra lattine e bottiglie.

Birre alla spina
Qui la mia scelta è ricaduta su due birre alla spina, ovviamente entrambe ungheresi. La prima era la Savanyü un Apricot Sour Ale di Hübris (1800 ft/4,37 € per 400 ml), una birra fruttata, ma dotata di una beva devastante. Nonostante si trattasse di una sour devo dire che non l’ho trovata particolarmente estrema, semmai piuttosto elegante.
Successivamente ho optato per qualcosa di più robusto: una Liquid Cocaine di Mad Scientist (2200 ft/5,34 € per 400 ml), double IPA caratterizzata da grande corpo e aromi fruttati del luppolo, con un finale amaro piacevolmente equilibrato e mai invadente.

Eggs and Bacon Burger
La scelta del cibo è invece più contenuta. Tanti bar snack e se si ha fame, e io ne avevo, una decina di hamburger e una manciata di piatti. Il mio Eggs and Bacon Burger (4550 ft/ 11,05 €)? Una vera bomba di sapori, buonissimo.
Terminata la cena ho voluto concludere la serata da Beer Brothers con un bel gin tonic, ovviamente scegliendo l’unico distillato locale: l’Opera London Dry Gin, il primo gin realizzato in Ungheria, in cui, oltre alle varie botaniche locali, spicca il seme di papavero, uno dei grandi protagonisti della cucina di questo paese. Beh, solitamente mi piacciono gin un po’ più secchi, ma l’ho comunque trovato molto interessante.
L’indomani mi aspettava un’altra giornata di visite, camminate e… No, mi spiace. Te ne parlerò nella seconda parte di Perché anche tu dovresti perderti a BUDAPEST tra neo-bistrot, trattorie, vino naturale e… A presto, prestissimo!
Cagliaritano DOC classe 1984, Esperto Assaggiatore ONAV e consigliere per la delegazione cittadina della medesima, mi son avvicinato al mondo del vino circa una decina di anni fa, innamorandomi fin da subito del movimento “naturale” e in seguito anche delle fantastiche persone che lo popolano.
Galeotto fu un seminario di degustazione in 4 serate tenuto a Cagliari da Sandro Sangiorgi, del quale, pur senza capirci a quel tempo una benemerita mazza, ancora ricordo, per filo e per segno, alcuni degli splendidi vini assaggiati. Mi colpirono per la loro istintività, di come allo stesso tempo riuscissero a essere imprevedibili e conviviali.
Un sogno? Aprire una piccola enoteca con mescita.
Dove? A Cagliari. E dove sennò.



