Ehilà, chi si rivede! Stessa storia, stesso posto, stesso bar? Sì, ma anche qualche nuovo ristorante, un bel po’ di vino e… Un attimo, dai.
È passato un anno e siamo di nuovo in un surreale viaggio nel paese che non esiste. Anche se oramai in Jura ci siamo stati talmente tante volte che chiamarlo così ci fa sorridere.
Hai visto anche tu? Quello che ci è passato sopra era un unicorno! Sì, un vino unicorno, con tanto di ali. Occhio che potrebbe cascarti addosso un tappo. Sai, sono un po’ maleducati, come i piccioni.

È venerdì mattina, l’aria di inizio marzo è croccantina. I nostri passi rompono il silenzio delle antiche stradine soleggiate di Château Chalon. L’orologio suona le 10.30 e – meravigliandoci di cotanta puntualità – suoniamo il campanello del celebre Domaine Jean Macle per il nostro appuntamento.
Appartenente alla medesima famiglia fin dal 1850, si estende per una dozzina di ettari, di cui quattro coltivati solo a Savagnin su terreni di marna grigia, argilla e calcare, qui nell’affascinante AOC di Château Chalon.
La conversione in biologico è avvenuta nel 2015, dopo aver eliminato l’utilizzo di tutti i prodotti di sintesi e deciso di fermentare solo con lieviti indigeni. Il risultato in bottiglia è straordinario, vini eleganti ma allo stesso tempo potenti.
Oggi a guidare la cantina c’è la quinta generazione, nella fattispecie i fratelli Laurent e Christelle. È con quest’ultima che facciamo la degustazione, condividendo un’allegra tavolata con dei simpatici ristoratori belgi.
Nei calici brillano le ultime annate bianche in vendita: il Côtes du Jura 2018 (Chardonnay), sous voile fruttato, dalla spiccata acidità, che regala un finale leggero di legno e noce; accolto con un grande sorriso collettivo, il Vin Jaune Vin de Garde 2016 (Savagnin), dritto, ricco ma leggero, la sua raffinatezza è semplicemente esplosiva. Non a caso Jean Macle era stato definito come il “Papa del vino giallo”.
Non ce ne andiamo senza un assaggio del Macvin du Jura 2019, un fortificato dalle piacevoli sfumature di bergamotto e legno di liquirizia.


Prima di risalire in auto, ahinoi, provando ad acquistare un po’ di Comté dal caseificio Vagne, ma lo troviamo chiuso. Tuttavia, un cartello suggerisce due negozi per acquistare i loro prodotti a pochi chilometri di distanza: Epicurea ed Essencia, due icone. Del primo te ne avevamo parlato qui, ricordi?

Ma adesso, direzione Arbois: ci fermiamo a pranzo da Circus, una nuova apertura nel vivacissimo quartiere Faramand, proprio vicino all’altro localino che abbiamo prenotato per la sera, ma che ti sveleremo dopo. È un piccolo ristorante aperto da meno di un anno da una giovane coppia di cuochi, Salomé e Nino, entrambi con esperienze importanti alle spalle, anche all’estero, e si sviluppa in un’unica stanza dalle pareti bianche, con pochi tavoli di legno, che accoglie i clienti in un ambiente informale ma intimo.
Ah! Magari ti farà piacere sapere che ci sono anche alcuni walk-in al bancone.
Beh, la sua cucina è una fusione di ricette tradizionali francesi intrise dei sapori provenienti dalle loro esperienze altrove. Il menù è fisso, con 3 portate (antipasto, piatto principale, dolce) a 35,00 euro, o, in alternativa, si può optare per il menù Free Style a discrezione degli chef (55,00 euro).
La carta dei vini abbraccia esclusivamente produttori artigianali, ovviamente con particolare attenzione allo Jura, e una lavagnetta indica i vini in mescita a partire da 5,00 euro al calice.
La nostra scelta è caduta su una bottiglia di Les Corvées sous Curon 2020 di Domaine de La Tournelle, Chardonnay che prende il nome dal lieu-dit qui ad Arbois, proprio dove si trova la torretta chiamata Curon. Un bel vino energico, minerale, con una delicata riduzione che gli dona carattere.






Per la prima volta, il pomeriggio è libero da impegni, nessuna visita, nessun programma fitto da seguire lottando contro il tempo. Siamo quasi disorientati. Quindi, non ci resta che improvvisare girovagando tra le strade lungo le vigne in collina e i piccoli borghi in pietra. Guarda che spettacolo!






Ci prendiamo un buon caffè? Bien sûre que oui, torniamo da Simon al Cafè Clandestin accanto alla stazione di Poligny, tutta fresca di ristrutturazione. Ci sediamo fuori al sole con le tazze fumanti, intorno a noi la quiete. Forse passeranno due o tre treni al giorno di qui, bah.
Già che ci siamo, potremmo passare da Essencia per un po’ di sano shopping, cioè vino e formaggio. Che dici?


Dai, allunghiamoci fino alla piazza a salutare Sylvain, titolare di quel negozietto aperto da settembre 2023 – Racines – in cui eravamo incappati casualmente la volta scorsa. Magari scoviamo qualche altra bottiglia per completare la nostra spesa di souvenirs.
Ebbene sì, ne usciamo fuori dopo due ore con un cartone di vini e un fantastico aperitivo improvvisato con un pezzo di Comté stagionato del famoso Marcel Petite e… un salame della macelleria Monterotti di Sarnano, portato in omaggio alcuni giorni prima da amici ristoratori marchigiani. Piccolo il mondo, vero?
Non penserai mica che abbiamo banchettato a secco? Infatti, una cosetta l’abbiamo sorseggiata: Riesling 2022 di Julien Renard della Mosella. Succoso con una bella mineralità, siamo rimasti quasi delusi di non trovare i consueti eccessivi sentori di idrocarburo. Stiamo scherzando eh.


Il sole è tramontato ed è arrivato il momento di svelarti l’insegna scelta per la cena, un posto dove torniamo sempre più che volentieri: Le Bistronôme, della coppia di chef Lisa Vuillemin e Jérome Brousseau, peraltro nata tra i fornelli di Maison Jeunet, l’unico ristorante di Arbois ad aver raggiunto in passato le due stelle Michelin.
Ecco, è sempre una certezza, per l’ambiente, il servizio, la cucina e, soprattutto secondo noi, la cantina.
L’offerta gastronomica comprende un menù à la carte e 2 fissi (da 3/5 portate a 45.00/65,00 euro), riconfermandosi tra i migliori ristoranti in zona per l’ottimo rapporto qualità/prezzo.
Dopo aver scrutato la bella carta di vini francesi, abbiamo ordinato una bottiglia di Savagnin ouillé 2019 di Domaine des Murmures, la minuscola e oramai famossima produzione artigianale avviata nel 2012 da Emmanuel Lançon. Sarà di certo per l’hype intorno ai vini di questo vigneron, oltre che per la disponibilità in carta a prezzo ragionevole, ma la metà dei presenti in sala ne aveva una bottiglia stappata sul tavolo. Come era? Ricco, ma di beva, fruttato, sapido e arricchito da una leggera nota affumicata. Insomma, fidati, un grande vino.
Tra l’altro dobbiamo ricordarci di tornare a pranzo per godere della grande vetrata affacciata sul fiume Cuisance…




L’indomani, il nostro viaggio on the road ci fa sconfinare in Borgogna per pranzo (pardon, dovrai avere un po’ di pazienza in attesa di scoprirlo sulla prossima puntata dei nostri diari di viaggio), ma siamo comunque tornati in Jura per una deliziosa cenetta romantica. Più precisamente a Grozon, un minuscolo comune a poche curve dalla statale tra Arbois e Poligny, un vero locus amoenus
Perché? Andiamo a provare un’altra nuova apertura: il ristorante con camere Auberge de Bellevie, una costruzione in pietra che un tempo altro non era che una vecchia fattoria.
Aperta a settembre 2024 da Zoé Boinet, dopo per aver lavorato presso l’Auberge de Chassignolles in Alta Loira, per lei questa locanda è “Cucina vivente, vini vibranti e drappi bianchi”. Noi crediamo non ci sia una definizione migliore.
Cosa devi aspettarti nel piatto? Una rivisitazione della cucina tradizionale francese, utilizzando prodotti locali secondo stagionalità . Le porzioni vengono servite in piattini a mo’ di tapas, ideali da condividere, i prezzi onesti.




Una menzione speciale va al pane, sebbene costi 9,00 euro, li vale tutti.
La carta dei vini è accurata, favorendo i vini artigiAnali della regione. Annaffiamo il nostro ultimo pasto jurassiano con una bottiglia di Arbois Fleur de Savagnin Cuvée R 2018 di Domaine de La Tournelle. Lo avevamo in lista di assaggio da tempo e finalmente lo stiamo stappando! Savagnin coltivato sulle marne grigie, che viene poi affinato in botti colme per 48 mesi. Al naso un esplosione di frutta e pietra focaia sovrasta una leggera riduzione, mentre in bocca la fanno da protagonisti acidità persistente e piacevole sapidità. Super soddisfatti!

Prima di salutarci, siccome ti abbiamo già spoilerato la meta parallela del nostro viaggio, come ultimo regalo ti segnaliamo ancora un’enoteca in centro a Lons le Saunier: 12 Rue Lecourbe. Aperta da un anno, infatti, oggi sta festeggiando il primo compleanno, c’è un sacco di gente e non garantisce il regolare servizio. Per questo motivo, ma soprattutto per le tante etichette invitanti sulle pareti, ci torneremo alla prossima occasione.
E tu? Sei pronto a partire? Dì consigli, a questo punto, potremmo anche avertene dati abbastanza… À bientôt
Nati a Carrara nei primi anni 80, non siamo altro che due appassionati di vino a tempo pieno e lavoratori in tutt’altro settore nel tempo libero. E infatti spendiamo tutto ciò che guadagniamo in vino, viaggi e pezzi di Modernariato con la m maiuscola.
Da quando poi il nostro girovagare si è concentrato su etichette artigianali e buona cucina, anche e soprattutto grazie alle persone incontrate, ogni esperienza è risultata indimenticabile, rendendo inutile, oltre che praticamente impossibile, realizzare una classifica dei nostri posti preferiti.
Se da sempre, per condividerne emozioni e ricordi, scriviamo a penna, con grande piacere, piccole guide per gli amici, adesso è arrivato il momento di farlo virtualmente qui su Enoplane.com. Pronto a partire con noi?




Come dimenticare il pane dell’Auberge de Bellevie! La ragazza che lo produce prende in prestito il forno di Pierre Overnoy per la cottura. Chissà se viene bene(anche)per questo ☺️