Storie autentiche di vino, cibo e persone

Durante la mia recente trasferta in Romagna il tempo per girare tra ristoranti e simili è stato poco. Dopo la grandiosa cena da Lucio (puoi rinfrescarti la memoria qui!) e una rapida piadina consumata il giorno dopo a pranzo, durante una gita a San Marino, per l’ultima cena ho pensato che fosse arrivato il momento di andare dritto al punto: cucina tipica romagnola, quella vera, senza deviazioni.
Seguendo i consigli di alcuni amici fidati, quella sera sono partito in autobus da Rimini, una ventina di minuti appena, in direzione di Santarcangelo di Romagna. Un piccolo borgo sorprendentemente affascinante, fatto di vicoli, salite e discese, ma soprattutto di osterie e ristoranti capaci di catturare l’occhio e lo stomaco.
Io, però, avevo già le idee chiare: dopo aver girovagato senza fretta tra le sue strade, mi sono diretto verso La Sangiovesa.

Senza perdere tempo, partiamo dalle fotografie. Subito dopo il racconto.

Un CONSIGLIO da amico? Passeggiatina a Santarcangelo di Romagna, poi mangiatona a LA SANGIOVESA

Un CONSIGLIO da amico? Passeggiatina a Santarcangelo di Romagna, poi mangiatona a LA SANGIOVESA - Salumi

Un CONSIGLIO da amico? Passeggiatina a Santarcangelo di Romagna, poi mangiatona a LA SANGIOVESA - Cappelletti

Un CONSIGLIO da amico? Passeggiatina a Santarcangelo di Romagna, poi mangiatona a LA SANGIOVESA - Dolce

Ho scelto di cenare da La Sangiovesa perché mi affascinava l’idea che non fosse soltanto un’osteria, ma anche un’azienda agricola in cui, con il nome di Tenuta Saiano, producono vino, olio, carni e salumi.

L’impatto è stato fantastico, semplice e caloroso: grandi sorrisi e una fetta di piadina calda.
Lo stupore, però, non si è fermato lì. È proseguito quando ci hanno accompagnato al tavolo.

Alla location, Alessandro Borghese avrebbe senza dubbio dato “diesci”.
Mattoni rossi a vista, sale ampie e ben arredate in stile antico. Uno spettacolo che colpisce senza bisogno di effetti speciali, senza scadere nel pacchiano.
La Sangiovesa si trova infatti all’interno di uno dei palazzi più storici di Santarcangelo di Romagna, Palazzo Nadiani, costruito intorno al 1700. All’interno si trova anche una grotta scavata nel tufo, con un pozzo di acqua sorgiva. Insomma, una serie di elementi che contribuiscono a rendere l’atmosfera profondamente suggestiva.

Passando alla cucina, le sensazioni non sono cambiate. Piatti che sanno di casa, anche quando ti trovi a molti chilometri dalla tua, avvolgenti, confortanti.

Il tagliere di salumi è stato davvero notevole. Forse avrei evitato il prosciutto di Parma stagionato 24 mesi – l’unico elemento non proveniente dall’azienda -, ma la qualità restava comunque altissima.
Tra l’altro i ciccioli di maiale fritti potrebbero essere tranquillamente catalogati tra le droghe legali. Anzi illegali.
A completare il tutto, ancora la loro piadina artigianale servita calda.
E poi i cappelletti. Serviti in una quantità smisurata, ma talmente buoni che non sono riuscito a lasciarne nemmeno uno. Il loro brodo era intenso e saporito, capace però di lasciare spazio al ripieno della pasta fresca.

Avrei voluto provare anche un secondo, ma non avevo fatto i conti con le dimensioni delle porzioni, così sono passato direttamente al dolce. La torta allo squacquerone era buona, però è stata la portata che mi ha convinto meno. Probabilmente anche per via delle mie aspettative: ero immaginato un dolce più tradizionale, mentre l’interpretazione era più vicina a una cheesecake.

Passando al vino, la carta è piuttosto ricca e, com’è giusto che sia, punta con decisione sulle etichette del territorio, seppure senza rinunciare a una selezione ben pensata di proposte nazionali e internazionali. Non mancano, naturalmente, molti vini che parlano la nostra lingua, a partire da quelli prodotti direttamente dalla loro tenuta.
Si beve già bene partendo, ad esempio, dai 28 euro del Sabbia Gialla 2022 di Cantina San Biagio Vecchio o del Dolcetto d’Alba DOC 2022 di Cascina Fontana.

Quella sera ho scelto una bottiglia di Sanzvès 2022 di Tenuta Saiano (25 euro), un Sangiovese vinificato in acciaio con soli lieviti indigeni e affinato per circa otto mesi in vasche di cemento nudo.
Il risultato è un rosso verace e vivace, dal sorso agile, beverino ma tutt’altro che banale. Al palato regala infatti una bella complessità: inizialmente emergono piccoli frutti rossi, seguiti da note terrose e balsamiche. La chiusura è giocata su leggere sensazioni amaricanti ed ematiche, che lo rendono ancora più affascinante.
La spiccata acidità detta il ritmo del sorso, mentre il tannino — un filo rustico e astringente, soprattutto sulla lingua — si rivela fondamentale nell’abbinamento con il cibo, in particolare con il tagliere di salumi.

Ah! Nota di merito anche per il vermouth rosso sempre prodotto da loro, con cui ho iniziato la serata.

L’ultimo aspetto di cui voglio parlarti, e a cui tengo particolarmente, è il servizio.
A La Sangiovesa va in scena la tanto rinomata ospitalità romagnola: una grande accoglienza fatta di sorrisi e simpatia, mai invadente, che, unita alla giusta attenzione al tavolo, rende l’esperienza ancora più piacevole. Indimenticabile. Da consigliare agli amici appunto.
Non dimenticarti però di fare prima un giro a Santarcangelo di Romagna, magari perdendoti tra le sue incantevoli viuzze, ne resterai estasiato e, nel frattempo, farai anche un po’ di spazio per le tante bontà che ti aspettano subito dopo.

 

La Sangiovesa
Piazza Beato Simone Balacchi, 14
47822 Santarcangelo di Romagna (RN)
+33 0541 620 710
website

 

Piatti alla carta da 8,00 a 30,00 euro, 6,50/10,00 i dolci

Vini naturali in carta: sì 

 

Pro

  • la tipicità romagnola a tavola in tutto il suo splendore, materia prima compresa
  • ambiente e servizio elevano ulteriormente l’esperienza

Contro

Un posto del cuore 💘

 

About the Author: Andrea ” Endriu” Ambu

Cagliaritano DOC classe 1984, Esperto Assaggiatore ONAV e consigliere per la delegazione cittadina della medesima, mi son avvicinato al mondo del vino circa una decina di anni fa, innamorandomi fin da subito del movimento “naturale” e in seguito anche delle fantastiche persone che lo popolano. Galeotto fu un seminario di degustazione in 4 serate tenuto a Cagliari da Sandro Sangiorgi, del quale, pur senza capirci a quel tempo una benemerita mazza, ancora ricordo, per filo e per segno, alcuni degli splendidi vini assaggiati. Mi colpirono per la loro istintività, di come allo stesso tempo riuscissero a essere imprevedibili e conviviali. Un sogno? Aprire una piccola enoteca con mescita. Dove? A Cagliari. E dove sennò.