Eccomi finalmente con la seconda e ultima parte del racconto dei miei giorni a Budapest, un piccolo viaggio fatto certamente di lunghe camminate e visite turistiche a spasso per la capitale ungherese, ma soprattutto di ristoranti, vino naturale e… Sì, lo so che non vedi l’ora: cominciamo!
Il terzo giorno è iniziato come quello precedente, con una bella e abbondantissima colazione nell’albergo in cui soggiornavo, mentre la prima meta della mattina è stata la suggestiva Basilica di Santo Stefano. Oltre alla bellezza della chiesa in sé, è possibile salire anche nella parte alta alta e godere di una vista magnifica su tutta la città direttamente dalla terrazza. Nonostante le solite condizioni climatiche, devo dire che sono rimasto a godermi il panorama per diverso tempo. Voglio darti però un consiglio: per salire, invece di fare il figo come il sottoscritto scegliendo le scale, prendi l’ascensore. Fidati. Uscito dalla basilica, mi sono diretto verso un altro luogo sacro nelle vicinanze: la Grande Sinagoga. Devi sapere che questo tempio ebraico è il più grande d’Europa e il secondo al mondo, superato solo da quello di New York. Inoltre, al suo interno potrai visitare il museo ebraico, mentre nel giardino il lapidario e il cimitero.

Basilica di Santo Stefano e Grande Sinagoga
Terminata la visita, mi sono quindi avviato verso il Central Market Hall, un grande mercato coperto, a pochi passi dalle sponde del Danubio, dove ho finito per perdermi tra i colori e i profumi dei suoi numerosi banchi. Diviso in tre piani, al piano terra e a quello sottostante si trovano la maggior parte dei venditori al dettaglio di cibo, mentre è al primo piano che è possibile mangiare. Se poi anche tu vorrai portare qualche souvenir ad amici e parenti, sappi che è sempre qui che potrai trovare i prezzi migliori di tutta la città.

Il mercato dall’alto
Già che finalmente era arrivata l’ora di pranzo, ovviamente ho scelto di mangiare in questo splendido mercato, scegliendo tra i vari stand uno che proponeva piatti tipici ungheresi, il Panoráma Ételbár.

Il Panoráma Ételbár
Ho deciso di ordinare sia una calda zuppa di gulash (2900 ft / 7,23 euro) che delle tipiche kolbasz fritte (2000 ft/ 4,99 euro), salsicce affumicate con paprika dolce, con un contorno di patate arrosto (1000 ft / 2,49 euro). Da bere una onnipresente ma sempre freschissima, Dreher alla spina (1300 ft / 3,24 €). Beh, oltre a essere stato un pranzo piuttosto calorico, anche il gusto non è stato da meno. Certo, dallo sgabello mi sono alzato un po’ appesantito. ma ne è valsa decisamente la pena.

Zuppa di gulash, salsiccia fritta e patate arrosto
Finito di acquistare qualche souvenir, prima di tornare a riposarmi in albergo in vista della cena, ho infine attraversato il Danubio per visitare la Chiesa nella Roccia, un piccolo luogo sacro cristiano scavato interamente nella roccia (e dove sennò?): particolare sì, eppure nulla di troppo emozionante. Potresti pure pensare di evitarla.

Chiesa nella Roccia
Visto che la sera prima mi ero dedicato alla birra artigianale, questa volta non potevo che cercare un locale dalla carta dei vini interessante. La scelta è ricaduta su Marlou.

Marlou
Marlou è un wine bar che, dal giovedì al sabato, offre ai suoi ospiti la possibilità di mangiare alcuni piatti “trasformandosi” in un vero e proprio bistrot. L’ambiente, anche grazie ai mattoni a vista che fanno capolino lungo il perimetro delle due sale, la seconda ottenuta grazie a un soppalco, risulta essere ampio, caldo e accogliente. Siccome l’arredamento è piuttosto minimal, tutto ferro e legno, a farla da padrone sono un bello scaffale pieno zeppo di vini naturali provenienti da tutta Europa e un grande bancone in cui è anche possibile bere e mangiare qualcosa. Pensa che, sebbene quella sera fosse al completo, un ragazzo, non propriamente simpatico ma molto bravo e professionale, è riuscito a servire tutti senza lunghe attese o disservizi. Un vero manico… Però adesso sarai curioso di sapere cosa ho scelto da stuzzicare, ma soprattutto da bere al Marlou, vero?

Pane e olio d’oliva biologico

Selezione di formaggi ungheresi
Partiamo ovviamente dal cibo. Se su pane e olio d’oliva (2090 ft / 5,22 euro) c’è poco da raccontare, la selezioni di formaggi ungheresi (5350 ft/ 13,35 euro) mi è invece piaciuta tanto. Spero mi perdonerai se ora non sto a descriverti dettagliatamente tutte le tipologie presenti, ma sappi che alcuni erano davvero eccezionali. Parola di appassionato (anche) di formaggi. Tutto qui? Assolutamente no. Ciò che mi ha colpito di più infatti è stata la qualità dei salumi dell’azienda Fekete Zsoka, micro allevamento di soli maiali di razza mangalica. Credimi se ti dico che erano pura goduria!

Selezione di salumi di maiale di razza Mangalica dell’azienda Fekete Zsoka
Volendo bere un vino “locale”, ma non avendo una grande conoscenza in materia, anziché pescare dallo scaffale, su consiglio del ragazzo di sala, ho scelto di bere l’“Ördög” Kőszegi Kékfrankos 2022 della cantina Unger, un rosso, manco a dirlo, a base Kekfrankos, varietà conosciuta soprattutto in Austria con il nome di Blaufrankisch, non particolarmente strutturato, ma comunque dotato di bella complessità, profondità e ricchezza, con un tannino leggero e avvolgente. Se inizialmente risultava più verticale e a tratti nervoso, dopo pochi minuti il sorso si faceva sempre meno contratto e avvolgente, senza però mai perdere quella bevibilità che me lo ha reso ipnotico per tutto il pasto. Una gran bella bevuta insomma.

L’”Ördög” Kőszegi Kékfrankos 2022 della cantina Unger
Devo ammettere che Marlou mi è piaciuto tanto, sia per la scelta dei vini che per l’atmosfera. è stato infatti un vero peccato non essere riuscito a provarne la cucina. Comunque, dopo cena, sono andato dritto a letto, anche perché l’indomani mi aspettava una bella sorpresa. Dalla foto avrai già capito la sorpresa… La mattina mi sono svegliato con la città coperta da un velo di neve, e con i fiocchi che ancora venivano giù. Visto che girare a piedi non sarebbe stato troppo piacevole, ho quindi deciso di chiudermi alle terme. Dopo aver letto diverse recensioni, ho scelto i Bagni Rudas. Non certo le più storiche ed affascinanti di Budapest, ma, da quello che avevo letto, tra le più pulite: a quanto pare i nostri standard sono leggermente diversi. Beh, la neve che scendeva sulla mia testa, immerso nella piccola piscina panoramica sul Danubio, è stata proprio una bella situazione.

Voista della piscina panoramica ai Bagni Rudas
Quando, è finalmente arrivata l’ora di pranzo, i fiocchi avevano smesso di venir giù rendendo gli spostamenti più agili e possibile mangiare all’aperto. Perché volevo mangiare all’aperto con quel freddo? Semplice, uno dei posti a Budapest che avevo voglia di provare di più era lo Street Food Karavan!

Esterno del Street Food Karavan Budapest
Lo Street Food Karavan non è altro che l’unione di una decina di food truck, o piccoli box, in cui è possibile… mangiare e bere. ovviamente. Qui, per il mio ultimo pranzo nella capitale ungherese mi sono pappato un tipico langos con salame, formaggio e una salsa acida e piccante (3450 ft / 8,60 euro). Cos’è il langos? Una focaccia di forma rotonda solitamente fritta. Poi mi sono concesso anche un dolce, il kurtoskalacs (2650 ft / 6,60 euro), un cannolo di pasta lievitata, prima arrotolato a forma di spirale su di un cilindro di legno e successivamente cotto alla brace. Insomma, un’esperienza tutta in chiave street food che ti consiglio vivamente di provare, anche perché la scelta è decisamente variegata.

Il langos e il kurtoskalacs
Dopo pranzo, visto che le mie mani iniziavano a congelarsi, ho preferito rientrare in albergo, per scaldarmi un po’ e intanto preparare i bagagli in vista della partenza molto presto la mattina successiva. Fine? No, per chiudere in bellezza ho deciso di provare un altro wine bar dalla proposta in linea con i miei gusti. Sto parlando di Bar Lola.

Bar Lola – Dorado
Bar Lola è un locale piccolo e intimo, che va particolarmente di moda a Budapest, anche un pochino hipster se vogliamo. La sua particolarità è il format, infatti dalle 8:30 fino alle 17,00 prende il nome di Dorado e propone il servizio di caffetteria, una scelta di dolci, diversi piatti per la pausa pranzo e, se uno vuole, anche un bella scelta di vini. La sera invece, dalle 18 alle 23 si “trasforma” in Bar Lola, dove cocktail, ancora il vino naturale e una trasversale selezione di piatti diventano protagonisti. Nonostante al mio arrivo avesse appena aperto, era rimasto posto solo al bancone siccome tutti i tavoli erano già riservati. Ma tanto lo sai quanto mi piaccia questa seduta…

Cocktail Jungle Bird
Essendo ancora un po’ presto, ho iniziato la serata con uno dei loro signature cocktail, a base di rum scuro, campari e succo di ananas. Un drink molto fresco e piacevole che mi sono bevuto in 10 secondi netti. Cosa ho scelto per cena? Ti accontento subito.

Pane e burro montato

Pintxos con mozzarela, serrano e aglio confit

Toast con cavolo e cheddar

Pancetta di maiale, frutta secca, miele e mandorle
La cucina del bar Lola è pensata per essere condivisa durante la “bevuta”, diciamo pure non un vero e proprio menù da ristorante. Però i vari piatti provati erano tutti ben realizzati e appetitosi. Se il pane con il burro montato (1500 ft/ 3,76 euro) non mi ha fatto impazzire, il pintxos (2600 ft / 6,51 euro), una sorta di crostino d’ispirazione basca ma dagli ingredienti locali, e il toast (3200 ft / 8,01 euro) mi sono parsi assai sfiziosi. Per non parlare della pancetta di maiale (3600 ft / 9,01 euro), una vera esplosione di sapori. Ah giusto, adesso vorrai anche sapere cosa ci ho abbinato, vero?

Barnag Furmint 2022 di Bence Szilágyi
Il Barnag Furmint 2022 di Bence Szilágyi. Ebbene sì, lo stesso vitigno della prima sera, ma dal carattere completamente diverso. A farla da padrone qui è la spensieratezza, una beva sfrontata, funky, lo caratterizza assieme a una polpa irresistibile. In sostanza un ottimo modo per affrontare la malinconia dell’imminente mio ritorno alla quotidianità.
Della mattina seguente c’è poco da raccontare, sveglia all’alba e dritto in aeroporto. Un paio d’ore dopo ero già sospeso per aria ripensando a questa vacanza. Come ti avevo già detto nella prima parte di questo racconto (clicca qui!), Budapest mi ha colpito non solo per la sua bellezza, ma anche per la sua scena enogastronomica viva, pulsante. Un patrimonio che ignorantemente non mi aspettavo così ricco e sfaccettato. L’unico aspetto negativo rimane il costo della vita, è una città veramente cara, ma che vale sicuramente la pena di essere vissuta. Almeno per qualche giorno. Nel caso, ricordati solo di farmi sapere quando siccome ho già intenzione di tornarci… Magari ci si becca con un calice in mano.
Cagliaritano DOC classe 1984, Esperto Assaggiatore ONAV e consigliere per la delegazione cittadina della medesima, mi son avvicinato al mondo del vino circa una decina di anni fa, innamorandomi fin da subito del movimento “naturale” e in seguito anche delle fantastiche persone che lo popolano.
Galeotto fu un seminario di degustazione in 4 serate tenuto a Cagliari da Sandro Sangiorgi, del quale, pur senza capirci a quel tempo una benemerita mazza, ancora ricordo, per filo e per segno, alcuni degli splendidi vini assaggiati. Mi colpirono per la loro istintività, di come allo stesso tempo riuscissero a essere imprevedibili e conviviali.
Un sogno? Aprire una piccola enoteca con mescita.
Dove? A Cagliari. E dove sennò.



