Storie autentiche di vino, cibo e persone

Ti è mai capitato di pensare a come si sia trasformato il vino in questi ultimi anni? A me è successo recentemente, di ritorno da una bellissima non-visita in cantina… Non stai capendo, vero?
Un giovedì di metà gennaio, con un paio di amici, abbiamo accompagnato Sebastien Riffault – sì, proprio l’iconico produttore di Sancerre – e la sua famiglia a Orroli, a visitare l’azienda vitivinicola della famiglia Schirru.

Avevamo appuntamento con Marco a casa dei suoi genitori, dove si trova anche la cantina. Era circa mezzogiorno e, dopo le presentazioni di rito, ci siamo seduti tutti assieme in cortile iniziando a stappare qualche bottiglia. Se per rompere il ghiaccio, i primi discorsi si sono facilmente serviti di vino e viticoltura, dopo qualche bicchiere, senza rendercene conto è però accaduta una cosa, a mio parere, bellissima.

Nonostante l’apertura di un gran numero di bottiglie – mica capita tutti i giorni di potere confrontarsi con un mostro sacro del naturale francese -, il vino, piano piano, ha cominciato a scendere dal suo piedistallo. Ciò si è fatto ancor più evidente quando, spostandoci all’interno, abbiamo iniziato a mangiare i piatti preparati dai genitori di Marco, che voglio ringraziare ancora una volta. Non so a quel punto quante ne avessimo aperte, ma oramai il nettare di Bacco non era più al centro dell’attenzione, pareva più un contorno rispetto alle persone, al cibo, alle chiacchiere, alle risate, agli scambi di idee.

Beh, sulla strada di casa, mentre ammiravo la campagna sfrecciare dai finestrini, ho iniziato a pensare a quello che era appena successo e a quale ruolo avesse oggi il vino nella vita di tuti i giorni di noi consumatori. Più o meno appassionati.

Senza stare a sindacare troppo sulle sue origini, ricordiamoci che il vino in passato veniva considerato un vero e proprio alimento, un prodotto agricolo che faceva parte della dieta di tantissime persone. Non avevi anche tu un nonno che a pranzo si beveva almeno un paio di bicchieri? Che fosse per abitudine o per sopperire a un pasto povero prima riprendere a lavorare nel pomeriggio.

Ecco, questa sua quotidianità è ormai quasi del tutto scomparsa e penso anche difficilmente recuperabile, per tanti motivi. In primis perché spesso demonizzato, basti pensare a diverse proposte sull’etichettatura… Hai presente le grafiche di un pacchetto di sigarette? Esatto, una roba del genere. E poi a causa del totale cambiamento delle abitudini e dei ritmi di tutti i giorni. Pranzare con calma, magari scambiando due parole, oggi, è sostanzialmente un lusso. Sta vendendo infatti meno anche il suo valore sociale, un importante aspetto, giusto o sbagliato che sia, che però penso possa ancora essere preservato. Sebbene molti professionisti del settore, produttori e distribuzioni stiano tristemente remando in direzione contraria.

Oramai il vino è diventato un prodotto da analizzare, sempre alla spasmodica ricerca di pregi e difetti. Abbiamo pure permesso che venga trasformato in un bene di lusso, quando va bene acquistato per collezionismo, quando va male come investimento, nella speranza di rivenderlo a prezzi più elevati dopo averlo conservato per qualche anno in cantina. Per non parlare di tutti quelli che bevono determinate etichette solamente per darsi tono sui social, come se bere un vino in hype ti rendesse speciale.  E qui, mi spiace dirlo, ma di chi è la colpa? Nostra, di noi appassionati bevitori, da anni troppo intenti ad autocelebrare il nostro ego di pseudo-esperti, allontanandoci dall’idea di cos’è veramente il vino. Ovviamente mi ci butto in mezzo pure io.

E adesso? Penso non ci resti che il tornare dedicarci più a bere che a degustare. Si lo so, detta così suona male, ma lasciami spiegare. Intendo dire che forse per capire veramente l’animo di un vino forse sarebbe meglio non metterlo sempre sotto i riflettori, piuttosto vedere come si comporta nelle situazioni di tutti i giorni. Davanti a una bella tavola imbandita ancora meglio. Insomma, come se fosse una delle persone sedute al tavolo, per godere appieno della sua presenza, per capire, senza sforzo, se riesce a integrarsi e cosa può regalare.

Una precisazione che ci tengo a fare è che non per forza i vini che si lasciano bere in compagnia devono essere estremamente leggeri, beverini – come vanno di moda adesso – , o piacioni. Anche le “grandi etichette” possono stupire per la capacità di mescolarsi con noi rinunciando al ruolo di protagonista.

Mi torna in mente, per esempio, la verticale di Brunello di Montalcino de Il Paradiso di Manfredi organizzata con gli amici di Enoplane.com il giorno prima de La Vague 2024: un rosso importante, tra i più complessi da me mai assaggiati, che però, a tavola, si è lasciato bere con una facilità disarmante, tra mille parole e risate, in balia delle chiacchere di chi non si ritrovava assieme da lungo tempo. E pensa che sono sicuro nessuno dei presenti potrà dirti di non averlo compreso un po’ più a fondo di quanto già lo conoscesse. Un caso fortunato? Non credo proprio. Penso invece che sia una vera e propria dote, anche se non riconosciuta a livello accademico, a cui dovremmo imparare a dare importanza. Con i vini assaggiati durante la non-visita in cantina è andata proprio così.

Ora, però, sono davvero curioso di conoscere la tua opinione su questo argomento. E non preoccuparti se la pensi diversamente da me: credo sia con il confronto, anche acceso, che si cresce, che diviene possibile raggiungere una nuova consapevolezza.

 

About the Author: Andrea ” Endriu” Ambu

Cagliaritano DOC classe 1984, Esperto Assaggiatore ONAV e consigliere per la delegazione cittadina della medesima, mi son avvicinato al mondo del vino circa una decina di anni fa, innamorandomi fin da subito del movimento “naturale” e in seguito anche delle fantastiche persone che lo popolano. Galeotto fu un seminario di degustazione in 4 serate tenuto a Cagliari da Sandro Sangiorgi, del quale, pur senza capirci a quel tempo una benemerita mazza, ancora ricordo, per filo e per segno, alcuni degli splendidi vini assaggiati. Mi colpirono per la loro istintività, di come allo stesso tempo riuscissero a essere imprevedibili e conviviali. Un sogno? Aprire una piccola enoteca con mescita. Dove? A Cagliari. E dove sennò.

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