“Contramar, Città del Messico: il racconto della “merenda” nell’iconico ristorante di Gabriela Cámara” è un post scritto a 4 mani da Andrea e Francesco in seguito al loro incontro a Città del Messico di qualche mese fa. Buona lettura!

 

“Andrea, qual’è stato il tuo pasto preferito in Messico?”
Tutte le volte che me lo hanno chiesto credo di aver risposto senza pensarci troppo la merenda da Contramar.
“Ma come? Hai fatto merenda in uno dei ristoranti di pesce più iconici di Città del Messico e non solo?”
Sì, rinforzata, molto rinforzata. Nel senso che non mi ricordo se io o Francesco ti abbiamo già detto che a CDMX il pasto più importante è la colazione, che quindi poi si mangia un po’ a tutte le ore e pertanto capita spesso che diversi locali facciano orario continuato da mattina a sera per chiudere appena prima di cena, anche perché gli autoctoni spesso preferiscono tirare tardi bevendo cerveza o “agave” per poi saziarsi a colpi di tacos o cosette del genere acquistate nei tanti “chioschi” aperti sino a notte fonda. E chi può biasimarli vista la memoria della bontà di certi assaggi (leggi qui).

Comunque, la merenda da Contramar è andata più o meno così.

Arrivato a Città del Messico sono subito andato a fare due passi con Francesco e le nostre rispettive compagne per le colonie di Roma e Condesa.
Siccome l’orologio segnava già le 17,00 ed erano diverse ore che non toccavamo cibo, quando siamo passati di fronte a Contramar, ristorante dove non ho ancora capito come si faccia a prenotare – diciamo un po’ come alla Francescana prima del Covid – abbiamo avuto l’ardire, più per scherzo che con una reale speranza di trovare posto, di chiedere un tavolo per 4… Ecco, il cameriere all’ingresso, con buona pace del mio compare che, nei 5 anni trascorsi a pochi passi dall’iconico locale di Roma Norte, non era mai riuscito a provarlo, dopo una fugace occhiata rivolta all’affollata sala interna, ci ha sussurrato: “Prego, da questa parte!”
Insomma, dopo un’esultanza composta, probabilmente qualche abbraccio e un paio di sonore pacche sulle spalle molto all’italiana, eravamo seduti a uno degli ambiti tavoli con vista su Calle de Durango pronti a ordinare.
Ovviamente, trovandomi di fronte un menù assai corposo dove non conoscevo realmente più della metà dei piatti, con una fame assurda, mi sono felicemente affidato a Francesco.

Queste le fotografie di quasi tutto quanto assaggiato da Contramar quel giorno. Quasi perché ero talmente estasiato dal mio primo contatto con CDMX che mi sono scordato di scattarne alcune.

Il mio primo Clamato

Contramar ristorante Città del Messcio - Almeja chocolata - Enoplane.com

Almeja chocolata

Contramar ristorante Città del Messcio - Tostada de Atún (l'iconica tostada di tonno) - Enoplane.com

Tostada de Atún (l’iconica tostada di tonno)

Tacos de esmedregal al pastor

Tacos de Pescado estilo Ensenada

Contramar ristorante Città del Messcio - Pulpos a las brasa - Enoplane.com

Pulpos a las brasa con adobo de chile meco

Contramar ristorante Città del Messcio - Pescado a la talla - Enoplane.com

Pescado a la talla Contramar

La cucina di Gabriela Cámara… Come? Non sai chi è? Membro del Council for Cultural Diplomacy del governo messicano e consigliere gastronomico personale del presidente Andrés Manuel López Obrador, Gabriela Cámara è una chef messicana originaria di Tepoztlán, nel Morelos, salita alla ribalta per i suoi due ristoranti, appunto Contramar, aperto nel 1998 a CDMX, e il più recente Cala a mi San Francisco. Specializzata nell’utilizzo di pesci e frutti di mare, oltre a scrivere diversi libri sulla materia, è stata inserita dal Time nella classifica delle persone più influenti nel mondo per il 2020. Sufficiente? Perché potrei anche continuare…

Beh, facciamo così: siccome ho parlato sin troppo, della cucina e del servizio ti racconta Francesco, che in materia ne sa molto più di me. A dopo.

La cucina di Contramar è quella di una classica “Marisquería” messicana che al tempo stesso conosce bene la necessità di evolversi e stare al passo coi tempi. Per aprire lo stomaco l’ideale è una “orden” di Almejas Chocolata, una vongolona un po’ simile ai nostri fasolari: tipica della Baja California, di diverse dimensioni (quelle piccole hanno una concentrazione sapida più accentuata, quelle grandi più carnose e leggermente più “neutre”) e perfette da mangiarsi crude con un goccio di lime.
Diciamo che in Baja se ne trovano di migliori, ma ci mancherebbe…

Ho adorato i Tacos de Esmedregal al Pastor, una botta di sapore sorprendente nella propria delicatezza; le spezie e l’achiote della marinatura apportano, al pesce in questione, un leggero tocco di dolcezza che contrasta perfettamente con l’aroma marino del boccone.
Appena meno convincente il Taco de Camaron estilo Baja, di buona qualità ma leggermente troppo “scolastico”.
Analogo discorso vale per la Tostada de Atun: grandissima qualità della materia prima ma, forse, un po’ povera di ingredienti rispetto ad altre assaggiate sulle coste della penisola “tricolor”.

Difficile invece scegliere tra il Pulpo a la Braza, servito con un intingolo unguento di Chile Meco e patata dolce alla brace, e il Pescado entero a la Talla.
Il primo ha questo aroma di brace che spinge inevitabilmente il piatto e che viene ripreso dalla leggera affumicatura della salsa di peperoncini dolci precedentemente tostati.
Il secondo, si sa, è il cavallo di battaglia del posto: pesce aperto a libro (in questo caso una cabrilla, una simil cernia dell’Atlantico), marinato da una parte con una classica prezzemolata molto liquida e dall’altra con un altrettanto classico “adobo” di pomodoro, aglio e peperoncini secchi non piccanti.
Forse, ma davvero per poco, ai punti vince il secondo, per la perfezione della cottura che mantiene un’umidità didattica tra le carni del malcapitato essere marino.

Da Contramar c’è veramente un cameriere per tutto, sempre gentile e, come spesso – non sempre – accade a CDMX e meno in altre mete turistiche, assai professionale. Diciamo pure che qui la “mancia” se la meritano davvero. Addirittura, cosa che inizialmente mi ha fatto sorridere, ci sono un paio di inservienti preposti a mantenere pulite le toilette, un evidente segno di quanto, per diversi motivi (anche un po’ tristi) con cui questa volta non mi sembra il caso di annoiarti, il costo della manodopera sia differente rispetto all’Italia.
Il servizio scorre veloce e i tavoli ruotano rapidamente, il cliente però non si sente mai imboccato; insomma, in sala si respira un clima di festa, colorato ma signorile, senza che, nonostante l’alto numero di coperti, tutto scada nel caos.

Oltre a una discreta selezione di birre e cocktail piuttosto classici, la carta dei vini conta di circa 70 etichette proposte a prezzi “messicani” (leggi di più qui), dai quaranta euro in su, mentre una decina degli stessi è proposta al calice a partire dai dodici euro del Verdejo “20 Abril de Organic” 2021 di Bodegas Verdeal. Qualche naturale c’è, ma comunque nulla di troppo ricercato. Ovviamente corposa la selezione di Mezcal, Tequila e altri distillati “internazionali”.

Rieccomi. Tutto qui, ma lasciami solo ancora dire che, nonostante il palato “europeo” sono uscito da Contramar felice come una Pasqua. Sto esagerando? Potrebbe essere, nonostante non mi sembri che Francesco la pensi tanto diversamente da me; probabilmente a causa della mia non abitudine a certi “gusti” autoctoni messicani. Eppure è un’esperienza che ti consigliamo assolutamente di fare… Però promettici che non ti lascerai tentare dallo spaghetto alle vongole in carta. Quello, anche solo alla vista, per i canoni italiani, non era proprio al livello del resto della proposta gastronomica. E in questo caso non siamo troppo campanilisti, fidati!

 

Contramar
Calle de Durango 200, Roma Nte., Cuauhtémoc
06700 Ciudad de México, CDMX (MX)
+52 55 5514 3169
www.contramar.com.mx

Piatti alla carta da 85,00 a 990,00 pesos (circa da 4,50 a 50,00 euro)

Vini naturali in carta: sì, in piccolissima parte

 

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