In Sardegna le DOC principali, così come anche l’unica DOCG, danno più risalto al vitigno che al territorio di origine: Vermentino di Gallura DOCG, Cannonau di Sardegna DOC, Nuragus di Cagliari DOC, Vernaccia di Oristano DOC…
Paradossalmente, sono le semplici IGT, come Barbagia, Parteolla e Romangia, a fare il contrario.
Non sorprende quindi che molti produttori scelgano proprio queste denominazioni, preferendole alle più note DOC.
Eppure, c’è un eccezione che racconta tutta un altra storia: sto parlando del Mandrolisai DOC.
Sì, lo so che sarai già curioso di scoprire il perché, ma andiamo per ordine.
La regione del Mandrolisai affonda le sue radici nel Medioevo: era una curatoria all’interno del Giudicato di Arborea. Il suo nome compare per la prima volta in un documento del 1357 e i comuni che ne fanno parte sono Atzara, Desulo, Meana Sardo, Ortueri, Samugheo, Sorgono e Tonara.
Come nel resto dell’isola anche qui la tradizione vitivinicola ha radici antiche e profonde, solo che la cultura del vino è ancora oggi fortemente viva. Nelle zone collinari, le più adatte alla coltivazione della vite, la produzione è considerata quasi un dovere familiare: la maggior parte delle famiglie possiedono almeno una piccola vigna per trasformarne il frutto. Lo si capisce anche dal paesaggio, fatto di vecchi appezzamenti impiantati ad alberello libero, appunto come da tradizione.
Nonostante la nascita della Cantina Sociale del Mandrolisai nel 1950 e della DOC nel 1981, infatti molto del vino prodotto viene venduto sfuso in tutta l’isola.
Negli anni passati, avendo un amico nato ad Atzara, mi è capitato spesso di perdermi tra le cantine private dove ciascun contadino ti invitava per assaggiare il proprio.
Certo, non sempre ho bevuto bene, però questo ti farà capire come la viticoltura sia davvero ancora molto legata al tessuto sociale del Mandrolisai.
E siccome ultimamente molte di queste famiglie hanno deciso di fare un passo avanti iniziando a imbottigliarlo, oggi vorrei raccontarti proprio di una di loro.
Prima però, ti devo spiegare perché la DOC Mandrolisai non prevede il nome del vitigno.
Il motivo è semplice: in queste colline la viticoltura monovarietale non è mai esistita, nemmeno in tempi recenti. I “protagonisti” sono sempre stati tre – Bovale Sardo (o Muristellu), Cannonau e Monica – e tutti giocano un ruolo fondamentale, sia normativamente che culturalmente.

Torniamo però all’azienda e al vino di cui ho deciso di parlarti…
Ci troviamo a Sorgono, un paesino situato a circa 700 metri sul livello del mare che si trova esattamente nel centro geografico della Sardegna e storicamente viene considerato il capoluogo del Mandrolisai.
È qui che, nel 2015, la famiglia Mereu decide di imbottigliare per la prima volta la propria uva.
Nasce così la Viticola Mereu, una cantina giovane, ma con alle spalle generazioni di viticoltori che hanno sempre avuto a cuore il rispetto per la terra e per il luogo che li ospita.
Oggi l’azienda si estende su circa 8 ettari, di cui 3 vitati. Tutte le lavorazioni sono manuali e, quando necessario, si utilizza solo piccole quantità di rame e zolfo.
Anche in cantina si segue la via della tradizione: fermentazioni con lieviti indigeni, nessuna filtrazione o chiarifica, e l’unico intervento esterno è un leggerissimo uso di solforosa.
Tra le etichette prodotte dalla famiglia Mereu ne ho scelta una in particolare, il Cuba 2023.
La vigna da cui nasce, di circa mezzo ettaro, si trova in località Monte Pischina, a circa 550 metri s.l.m. ed è stata piantata nel 1932. Le viti sono allevate ad alberello basso, quindi senza alcun sostegno, su un terreno caratterizzato da disfacimento granitico.

Le uve sono vecchi cloni di Muristellu, Cannonau e Monica ma, come tradizione vuole, troviamo anche piccole percentuali di altre varietà locali come Muscadeddu Sardu, Pascale, Nieddu Addosu e Lacconargiu.
Le rese sono bassissime, circa 20 quintali per ettaro, alla fermentazione, ovviamente spontanea, segue un affinamento prima di 10 mesi in piccole botti di castagno e poi di 3 mesi in bottiglia.

Cuba 2023 di Viticola Mereu
All’assaggio il Cuba 2023 si mostra ricco, complesso, caldo e avvolgente. Nonostante una grande struttura riesce a mantenere una beva incredibile, mentre il tannino, vispo ma mai fastidioso, accarezza tutto il palato. Ogni sorso regala inoltre sensazioni terrose, di macchia mediterranea, spezie e fiori. Un vino senza dubbio rustico, verace, ma con un savoir-faire che non stanca mai. Andrebbe abbinato a una tavolata di amici, con un po’ di salumi e formaggi, o a un fumante piatto di carne arrosto, come contorno.
Ah! Lo so che prima ti ho parlato della DOC Mandrolisai, ma in questo caso il vino esce semplicemente come vino rosso. Il perché è molto semplice: siccome la prima annata non aveva tutte le analisi in linea con il disciplinare, i Mereu hanno deciso per le successive di non provare più a entrare nella denominazione. Però ti posso assicurare che questo dettaglio non lo rende meno autentico e territoriale, anzi…
Adesso, prima di salutarti, penso però ti potrebbe interessare sapere il perché del nome Cuba, vero? Perché quando si è presentata dinanzi alla famiglia la possibilità di acquistare questa storica vigna, nel 2016, stavano organizzando un fantastico viaggio a Cuba. Si sono perciò trovati a dover fare una scelta. E come è finita puoi sicuramente immaginarlo da solo. Magari mentre te ne assaggi una bottiglia.
Viticola Mereu
Località Monte Pischina
08038, Sorgono (NU)
+39 340 345 6508
Instagram
Le immagini della vigna sono state gentilmente fornite dalla Viticola Mereu
Cagliaritano DOC classe 1984, Esperto Assaggiatore ONAV e consigliere per la delegazione cittadina della medesima, mi son avvicinato al mondo del vino circa una decina di anni fa, innamorandomi fin da subito del movimento “naturale” e in seguito anche delle fantastiche persone che lo popolano.
Galeotto fu un seminario di degustazione in 4 serate tenuto a Cagliari da Sandro Sangiorgi, del quale, pur senza capirci a quel tempo una benemerita mazza, ancora ricordo, per filo e per segno, alcuni degli splendidi vini assaggiati. Mi colpirono per la loro istintività, di come allo stesso tempo riuscissero a essere imprevedibili e conviviali.
Un sogno? Aprire una piccola enoteca con mescita.
Dove? A Cagliari. E dove sennò.



