Quando Giuseppe Palmieri dice che il grande problema della ristorazione italiana è la mancanza di personale qualificato di sala, sono convinto che abbia ragione e penso che non si riferisca solo agli stellati.
Non credo sia un caso che le cene che nell’ultimo periodo mi sono rimaste più impresse sono quelle in locali gestiti da grandi professionisti di sala, innamorati del loro lavoro, che sono riusciti a trasmettere la loro passione ai propri collaboratori prima e ai loro clienti dopo.
E infatti, un martedì di inizio marzo, nell’ammaliante Venezia, ho passato una stupenda serata all’Enoiteca Mascareta.
Il deus ex machina del locale, Mauro Lorenzon, non era presente e sono stato accolto dai suoi colloboratori tra cui il bravo e preparatissimo Alberto Montagner.
Tra i tanti piatti assaggiati mi sono rimasti impressi i tortellacci ripieni di branzino (15 euro), il baccalà mantecato dell’antipasto tipico veneziano (15 euro), la selezione di formaggi veneta e la proposta di ostriche Gillardeau (3,50 euro/cad).Vini MascaretaI piatti sono stati accompagnati da una proposta di vini, naturali e non, al bicchiere (Bressan, Dornach, Ferragù…) suggerita da Alberto e da due proposte selezionate ed etichettate direttamente dal Sig. Lorenzon: il Prosecco di casa, rifermentato in bottiglia che avevo già assaggiato all’enoteca Defilla a Chiavari e la Dorona, bianco macerato prodotto per l’oste dal contadino Vio Gastone dalle sue antiche vigne a Sant’Erasmo.
Per chi non la conoscesse la Dorona è un’uva autoctona veneziana (le prime testimonianze risalgono al XV secolo), detta anche “Uva d’oro di Venezia” per il caratteristico colore degli acini, che era stata quasi abbandonata in laguna a causa dei problemi con l’acqua alta e che conoscevo solo nella versione di Bisol (Venissa).Dorona MascaretaTutto eccezionale come l’atmosfera che si respirava quella sera.
Peccato per l’avaria della macchina del ghiaccio che non ci ha permesso di godere di un lenitivo Gin Tonic preparato con uno dei 100 gin presenti.
Probabilmente è solo una mia fisima ma l’unica perplessità che ho avuto è dovuta all’assenza di una carta dei vini; non che ne abbia sentito la mancanza grazie alla competenza del personale, ma penso che aiuterebbe nei momenti di affollamento del locale in cui non c’e il tempo di cullare i clienti e, comunque, che sia un oggetto che al tatto e alla vista appaga il buon nerd del vino alla ricerca di qualche chicca enoica che sicuramente non manca in questo locale.
Ritornando a questioni più serie, se potessi , questa sera sarei ancora lì a cena perché questa è la Venezia che mi piace.
Un brindisi a La Mascareta.