Se nell’Ottocento il bistrot francese poteva essere accostato all’osteria italiana – entrambi nati come motori di socialità attorno alla mescita di vino e altri alcolici – con il passare del tempo, sempre più incentrato sulla cuisine du terroir, oggi lo accosterei piuttosto alla nostra trattoria.
Dico “oggi lo accosterei” perché, se in Francia basta un attimo per ritrovarsi in un tentativo di fine dining travestito da bistrot, in Italia le trattorie tendono (spesso con ragione ed esiti entusiasmanti eh) a puntare su mise raffinate, da passerella.
Confuso? È normale. Per fortuna, come nello Stivale resistono autentiche trattorie, così anche Oltralpe c’è chi mantiene vivo il vero spirito dei bistrot. Oltre al fatto che, dal 2018, l’associazione “Bistrots et Cafés de France” si batte per ottenere il riconoscimento degli stessi come patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO, un percorso che ha già visto, nel 2024, la loro iscrizione tra i beni nazionali.
Ecco, siccome non ho alcuna voglia di domandarmi adesso perché noi italiani, invece di valorizzare quello che abbiamo di buono, tendiamo invece a distruggerlo, o cambiarlo, per poi rimpiangerlo, preferisco raccontarti del bistrot che più mi ha colpito nell’ultimo periodo: Le Bistrot des Serruriers a Nizza.
“Ma come? Il mio nuovo guru dice che in Francia tolti wine bar e ristoranti di haute cuisine non esiste più nulla per cui valga la pena spendere. Che non esiste più una buona e giusta ristorazione di fascia media!” Sì sì, e immagino che, tra un selfie e una storia, ti abbia consigliato anche di bere praticamente solo Barolo, Champagne, Ganevat e Prieuré-Roch…
Ma torniamo a noi: queste le fotografie della cena.














Siamo nel cuore del Vieux Nice, in una parallela tranquilla rispetto al flusso turistico, dove palazzi e botteghe sembrano voler raccontare storie d’altri tempi. Qui ha trovato casa Le Bistrot des Serruriers, piccolo ma vivace avamposto di convivialità situato ai piedi dell’Hôtel du Couvent. Ah! Il suo nome non è un vezzo, ma un richiamo alla vecchia anima artigiana del quartiere, un tempo popolato di serruriers, i fabbri/serramentisti francesi.
Dentro si respira un’eleganza d’antan, semplice, rassicurante: tanto legno scuro, dalle sedute al bancone, il pavimento in cotto, i tavolini ravvicinati dai piani in marmo chiaro, la lavagna dei piatti del giorno e un grande specchio che oltre a catturare la luce proveniente dall’esterno funge da carta dei vini. Insomma, l’atmosfera risulta conviviale, per nulla fredda, e, anche grazie a una mise en place minimale ma curata, restituisce l’idea di un luogo a misura d’uomo.
Nizza, capoluogo delle Alpi Marittime, passò alla Francia nel 1860 con il Trattato di Torino, in cambio dell’appoggio di Napoleone III al processo di unificazione italiana. Da allora la sua gastronomia è rimasta inevitabilmente intrecciata con la nostra. È proprio in questa identità di confine, sospesa tra socca e focaccia, tra terrine e piatti di pasta, che Le Bistrot des Serruriers trova la sua cifra: una cucina che parla francese con accento italiano, fondata su prodotti locali, per la maggior parte provenienti dall’orto dell’hotel o da La Ferme Notre-Dame, azienda agricola nell’entroterra della medesima proprietà.
La mano è semplice ma precisa, capace di esaltare la materia prima senza sovrastrutture. Notevoli la terrina di coniglio, la fregola cotta alla perfezione e ravvivata dall’abbinamento fresco di porri e limone, e i tipici peperoni ripieni di carne, qui intelligentemente serviti “in umido”, un piatto che, con intensità e persistenza, mi ha restituito il piacere di una tradizione che in Liguria avevo ormai dato per scontata, complice anche la troppa mediocrità incontrata recentemente.
Come potrai immaginare dalla sua collocazione, anche la carta dei vini tende all’essenzialità: giusto una trentina di etichette, quasi tutte naturali, che permettono alla sala di essere facilmente raccontate con cognizione di causa. E poi molte mi erano piacevolmente sconosciute (come l’annata… Indicatela in carta, dai!). I ricarichi sono “francesi”, quindi piuttosto alti al tavolo, ma se penso ai prezzi con cui certe bottiglie arrivano in Italia restano comunque accettabili. Del vino assaggiato, invece, ti parlerò un’altra volta…
Quanto al servizio, nulla che sapesse di costruito: sorrisi, attenzione, quel minimo di racconto che basta, e il piacere di sentirsi accolti più che imboccati. Pargolo compreso.
Ti serve sapere altro? Sappi solo che con il racconto della mia esperienza da Le Bistrot des Serruriers inizia una piccola serie di storie sui giorni trascorsi con la mia famiglia a Nizza, una città che, ti anticipo già, ci ha fatto sentire come a casa. Forse persino meglio.
Le Bistrot des Serruriers
Rue des Serruriers, 16
06300 Nizza (FR)
+33 4 12 05 55 60
Instagram
Piatti alla carta da 8,00 a 24,00 euro, 3,00/8,00 i dolci
Vini naturali in carta: sì
Pro
- l’atmosfera
- poche cose ma fatte bene
Contro
- l’annata sullo specchio/carta dei vini non è indicata
Un posto del cuore
Nato a Genova non troppi anni fa (più o meno), passo l’adolescenza a chiedermi perché abbia sempre preferito un raviolo cotto sulla stufa a un exogino, o ancora cosa mi avesse spinto, ancora infante, a scolarmi tutti i fondi di Moscato d’Asti lasciati incustoditi dagli adulti, dopo il brindisi di capodanno, incappando nella mia prima ciucca. Intanto, diventato prima Sommelier Professionista AIS e poi Assaggiatore ONAF, dopo svariate esperienze nel mondo della ristorazione, tra cui il servizio dei vini al ristorante “La Terrazza” del Belmond Hotel Splendido a Portofino, dall’ottobre del 2016 sono entrato a far parte dell’Elenco regionale degli Esperti Degustatori dei Vini D.O.C. presso la Camera di Commercio di Genova per poi bla bla bla… Perdonami, mi sto annoiando da solo. Beh, ti prego di mantenere il segreto, ma sappi che ancora oggi, nonostante sospetti sia colpa degli uomini della mia famiglia, del nonno paterno, commerciante di vino in giro per il nord Italia, di quello materno, agricoltore, combattente e scrittore, e di mio padre, agronomo mancato con il tocco per la fotografia (che io non ho), continuo a chiedermelo qui su Enoplane.com.



