Storie autentiche di vino, cibo e persone

Dopo Monte dei Ragni: immagini e parole da una visita in cantina con Zeno Zignoli, per raccontare ancora una volta la sua amata Valpolicella, ritorna su Enoplane.com Francesca Agus. Ci porta da Terre di Pietra, con una storia che parla d’amore, di persone, di permacultura e, ovviamente, di vino naturale. Buona lettura!

 

Ci troviamo nella zona più recente della denominazione Valpolicella, la cosiddetta “allargata”, al di fuori dei cinque comuni della Classica, appena a nord di San Martino Buon Albergo. Dalla dorsale che collega San Briccio a Pian di Castagné, la verde vallata di Marcellise offre una grande varietà di colture: boschi di carpino e roverella, piantagioni di ciliegi, peschi, olivi e, naturalmente, vigneti.

TERRE DI PIETRA: il vino come gesto d’amore verso la terra e chi la cammina

Terre di Pietra nasce nel 2007 in un piccolo scantinato tra le colline dell’alta Valpolicella, ma è nel 2011 che di pari passo con la costruzione della nuova cantina a Marcellise inizia il percorso verso il ”naturale”. Gli ettari vitati sono poco più di 5, mentre 4 sono oliveti e altrettanti sono divisi tra alberi da frutto e bosco. La vigna più vecchia, di Corvina, Corvinone e Rondinella, ha ben 70 anni e con le sue uve viene prodotto il Testa Calda, uno dei loro vini più rappresentativi.

Cristiano, vignaiolo che con l’aiuto delle figlie Anna e Alice porta avanti il lavoro a Terre di Pietra, mi accoglie in un tiepido pomeriggio primaverile in una rustica sala degustazione, ricavata dietro uno degli orti biologici, da cui si gode una vista mozzafiato sulla vallata circostante e sul resto della tenuta.

Ma se sono venuta a trovare la famiglia Saletti, non è solo per assaggiarne i vini, che comunque conoscevo già abbastanza bene, piuttosto per approfondirne il progetto: una visione d’insieme che abbraccia i principi fondamentali della permacultura, quel sistema, teorizzato nel 1978 da Bill Mollison e David Holmgren, per la progettazione di insediamenti umani sostenibili adatti a preservare gli ecosistemi naturali, migliorandone la resilienza e la biodiversità in contrapposizione ai metodi dell’agricoltura industrializzata.

Quali sono questi principi?

  1. Cura della terra
  2. Condivisione delle risorse
  3. Attenzione al benessere della persona

Per terra ovviamente si intende sia il Pianeta che il suolo coltivabile, senza dubbio il patrimonio più importante per l’umanità, una risorsa che oggi si va rapidamente assottigliando attraverso un veloce processo di degradazione che, se non interveniamo, in pochi decenni ci porterà al collasso.

Se il problema ambientale è un qualcosa che tutti tristemente ormai conosciamo, la condivisione delle risorse è forse il concetto che, in un’epoca di capitalismo iper-frenetico ed egocentrico, potrebbe suonati più nuovo. Qui si mettono a disposizione le eccedenze di tempo, denaro ed energia in eccedenza a favore del prossimo, si vive cercando di mettere al servizio degli altri il surplus di cui ciascuno dispone.

Per ultimo, ma non meno importante, l’attenzione al benessere della persona si traduce in un adeguato stipendio, nel supporto alla crescita personale e al rafforzamento delle relazioni sociali.

Un piccolo esempio concreto di questa visione è il mercato contadino Altri Tempi, che ogni venerdì anima gli spazi della cantina con la presenza di diverse realtà agricole e artigianali locali. Tra banchi di uova fresche, verdure di stagione, pane, saponi naturali, fermentati e borse realizzate con tessuti riciclati, prende forma un’economia dal volto sostenibile e circolare.

Beh, la mia visita da Terre di Pietra inizia proprio da orti e frutteti, la cui pacciamatura viene realizzata con paglia o lana di pecora. Il raccolto è poi trasformato, con l’aiuto di tutta la comunità locale, in ottimi fermentati – io, per esempio, ho acquistato il loro limone fermentato, straordinario nelle zuppe o sulla carne -, succhi di frutta, kombucha, marmellate e molto altro.

Vedere l’armonia, anche caotica a volte, con la quale tutto si incastra alla perfezione nell’ambiente mi è stato è grande ispirazione. Alcune semplici colture sto pensando di riprodurle a casa… Ah, non credo di doverti raccontare che negli orti, come in vigna, se escludiamo rame e zolfo, gli interventi chimici sono pari a zero, del recupero dell’acqua piovana o dell’utilizzo di insetti predatori per combattere afidi e simili, vero?

TERRE DI PIETRA: il vino come gesto d’amore verso la terra e chi la cammina - Cantina

TERRE DI PIETRA: il vino come gesto d’amore verso la terra e chi la cammina - Bottiglie

 

La cantina è stata una vera scoperta. Abbiamo attraversato prima la parte più moderna, dedicata alla vinificazione e all’imbottigliamento — dove non sono mancate le sorprese, come la scelta (che personalmente non mi ha mai fatto impazzire per quanto riguarda la sostenibilità del contenitore, ma che comprendo a livello di business) del bag-in-box — per poi passare alle vasche in cemento, rimesse a nuovo, una soluzione che per tutti quei vini che non toccano legno trovo essere la migliore. Ma il vero gioiello è in fondo al percorso: una cantina antica del 700, scavata nella roccia, dove riposano la riserva privata della famiglia e il vino più prezioso di Terre di Pietra, il 100% Marselan “Iride”, etichetta che quel giorno non era disponibile e spero di riuscire ad assaggiare a breve.

Non so se riuscirò davvero a trasmetterti la bellezza di questo luogo carico di magia: le nicchie colme di bottiglie catturavano il mio sguardo a ogni passo. Alcune riposano lì da decenni, e non posso fare a meno di chiedermi quali storie affascinanti custodiscano.

È qui che Cristiano mi ha raccontato come sia nata l’esigenza di costruire una comunità sostenibile: il bisogno profondo di ritrovare quella serenità bruscamente strappata alla sua famiglia dalla prematura scomparsa della moglie Laura, proprio quando il progetto vitivinicolo muoveva i primi passi. E infatti, conoscendo da vicino questa realtà, ho percepito con forza tutto l’amore che la anima.

Ancora con tante domande in testa, siamo ritornati alla sala degustazioni, sul cui retro scorgo uno splendido forno in bioedilizia utilizzato sia per l’impasto di pane e pizza passando che per diversi corsi, di ceramica e…

Quali vini ho assaggiato?

TERRE DI PIETRA: il vino come gesto d’amore verso la terra e chi la cammina - Terroir

Il Piccola Peste 2021, un vino incredibilmente fresco, leggiadro, affina in cemento per 9 mesi ed è il frutto delle uve site in località Arcandola: Corvina, Rondinella e Corvinone. Ogni loro vino nasce da uno specifico cru, perché “ogni vigna ha la sua anima e quindi la sua etichetta”.

Il Vigna del Peste 2018: un po’ più Corvinone rispetto al Piccola Peste, nasce in località Casale, su un terreno di roccia bianca ricco di sali minerali, che nel bicchiere si fanno sentire tutti, donando eleganza a una struttura imponente. È proprio lui il vino che più mi ha stupito

Infine, il Testa Calda 2020 e il Cizero 2019. Il primo nasce in località Monte Martinelli, su un terreno davvero particolare: una roccia rossa a scaglie di origine sedimentaria, che trattiene molto calore. Da uve del classico blend Valpolicella, è un vino diretto, che rivela tutta la sua potenza fin dal primo sorso. Il secondo, invece, è una Corvina in purezza coltivata su terreno calcareo sempre nei pressi di Casale: un vino suadente, dal profumo intenso di ciliegia. Due vini che sicuramente incarnano la potenza della Valpolicella.

Sperando di averti incuriosito, sì circa la storia e i vini di Terre di Pietra, ma magari anche donandoti nuovi pensieri su come fare agricoltura, sulla permacultura e diverse altre cose, ti saluto con un abbraccio. Ci rivedremo qui su Enoplane.com? Chissà…

 

Azienda Agricola Terre di Pietra
Via Arcandola, 4,
37036 San Martino Buon Albergo (VR)
+39 328 084 9020
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