Ti è mai capitato di uscire da un locale con la sensazione di esserti davvero arricchito? A me è successo dopo una cena a Venissa, il ristorante che si trova nella laguna di Venezia, sull’isola di Mazzorbo.
Venissa non è solo un ristorante, peraltro insignito sia di una Stella che di una Stella Verde, ma è anche osteria contemporanea – aperta da mattina a sera, dove è possibile mangiare o fare aperitivo nello splendido giardino -, cantina e resort. Si trova all’interno di una tenuta cinta da mura di origine medievale, il campanile risale al trecento, in cui sono incastonati una vigna e l’orto che rifornisce la cucina.
Gli chef, Chiara Pavan, che mi ricordavo per alcune sue esperienze televisive (Masterchef e…), e Francesco Brutto, definiscono la loro come una cucina “ambientale”, proponendo piatti legati alla laguna e all’alto Adriatico.
Ecco, queste erano le uniche informazioni in mio possesso al momento della prenotazione. Non avevo voluto cercare altro, né i piatti del momento né i profili social degli chef. Perché? Perché volevo sì arrivare con alte aspettative, ma comunque pronto alla sorpresa. E alla fine, così è stato. Non solo per merito della cucina, ma… Ti ho già detto troppo! Eccoti i piatti assaggiati, poi ti racconto meglio.
Ah, sentiti libero di non proseguire nella lettura e come me goderti quest’avventura a “scatola chiusa”.

Pesce serra, bietola rossa, mais e susine fermentate

Granchio blu, rosmarino, patate e prezzemolo

Pomodoro, mandorla, rabarbaro e geranio

Tubetti di avanzo di lievito madre, granchio blu, cipolla fermentata e origano

Gnocchi veneziani, frattaglie di seppia e sedano

Foglie d’insalata, shoyu di pane, alloro e pane vecchio

Seitan, melenzane, fiori di sambuco e talli d’aglio

Carote, rapa gialla, pesche fermentate e cagliata d’aceto

Lo scarto alimentare

Filipendula, erbe, miele e pepe
Dopo la passeggiata che da Burano porta a Mazzorbo, mi sono diretto all’osteria per un aperitivo immerso nel verde della tenuta. Un negroni al volo con vista campanile (sì lo so, uno spritz sarebbe stato più territoriale) e poi subito al ristorante.

Vista sulla vigna e sul campanile
La sala è unica, spaziosa. I muri in mattoni a vista e il tetto in legno donano una sensazione di calore, accoglienza. I tavoli sono situati ai lati mentre al centro sono presenti i mobili atti al servizio. In fondo, vicino alla vetrata che guarda sul giardino, il pass a vista in cui è presente anche uno chef’s table.

Vista sulla sala e sul pass
Quella sera, le opzioni differenziate solo dal numero di portate erano due: un menù degustazione da 7 e uno da 10, quest’ultimo la mia scelta già in fase di prenotazione.
Ti dico subito che tutto il percorso è stato di altissimo livello: tecnica, materia prima e… Eppure, non è stata solo la cucina ad avermi colpito. In che senso? Prima i piatti che mi hanno impressionato maggiormente.
Il primo sussulto l’ho avuto con il piatto a base di diverse varietà di pomodoro: freschezza e complessità fuse in un piatto estivo e rinfrescante. Dopo una giornata bollente tra i canali di Burano, l’ho apprezzato ancora di più. Poi gli gnocchi, leggerissimi, con la complessità delle frattaglie e la note verde del sedano. Subito dopo, la portata a base di pane e foglie d’insalata: un’esplosione di sapori, sempre in equilibrio, ricca di sfumature che mi hanno lasciato senza fiato.
Ripeto: tutto il menù è stato un viaggio incredibile, senza alcuna portata sottotono o… Ma allora per quale motivo, dinanzi a tutto ciò, ti raccontavo che la cucina non è stata da sola il vero cuore dell’esperienza?
Per il fatto che per tutta la cena ho come avuto la sensazione che i piatti non fossero il fine, ma il mezzo per raccontare qualcosa di più grande: il territorio e la sua salvaguardia. Insomma la laguna è stata la vera protagonista, con i suoi prodotti, le specie dimenticate e quelle aliene che minacciano l’ecosistema.
Pensi sia facile architettare un’esperienza del genere a un livello così alto? La risposta mi pare scontata.
Il merito, certamente, va anche alla sala. Servizio attento, cordiale, mai invadente. Ogni piatto veniva raccontato con passione, ingredienti compresi, a volte anche la loro storia. Nessuna cantilena imparata a memoria, ogni cameriere appariva credere davvero nella filosofia del ristorante, ancora meglio, del luogo. Ed è stato impossibile non farsi trascinare da tanto amore.

Iris du Loire 2020 di Les Vignes de l’Ange Vin
Adesso però è tempo di parlarti di vino. La cantina di Venissa è profondamente ricca, con tantissime etichette che piacciono a noi. Siccome per sfogliare tutte le pagine, virtuali, della carta ci vorrebbe qualche ora, ho dato uno sguardo veloce senza soffermarmi troppo, andando a cercare direttamente i vini che pensavo potessero piacermi.
Alla fine la scelta è ricaduta sull’Iris du Loire 2020 di Les Vignes de l’Ange Vin (160,00 euro/bottiglia). Già che era da tempo che non bevevo un vino del grande Jean Pierre Robinot, ne ho approfittato per rinfrescarmi la memoria con uno Chenin Blanc di grande personalità ed eleganza, dotato di un sorso che mi è parso il giusto compromesso tra dinamicità e grassezza, mai pesante, anzi, magnetico e confortante. Se all’inizio partiva con nuance agrumate ed erbacee, il finale, minerale, mi ha fatto pensare a idrocarburi da Riesling.
Probabilmente il sig. Robinot non ha più l’hype di quando ho iniziato a bere questa tipologia di vini, ma sai cosa ti dico? STICAZZI!!! Veramente un gran vino e l’hype lo lasciamo agli eno-fighetti.
Mi chiedessi di classificare la mia cena da Venissa, ti direi senza dubbio il miglior pasto del 2025 e tra i posti del cuore di sempre. Qui ho scoperto un territorio sul serio, assaggiandone i sapori, ho conosciuto la sua storia e, forse ancora più importante, il suo futuro. Ritengo appunto che ogni ristorante premiato con la Stella Verde Michelin, o premi simili, dovrebbe essere così: formativo e lungimirante, in una sola parola arricchente. Anche se come termine non suona proprio benissimo.
Che dici, la prossima volta ci torniamo assieme?
Venissa ristorante
Fondamenta di Santa Caterina, 3
30142 Mazzorbo – Venezia (VE)
+39 041 527 2281
website
Menù degustazione:
7 portate, 150,00 euro
10 portate, 175,00 euro
Abbinamento vini, 90,00/105,00
Vini naturali in carta: sì
Pro
- lo splendido parallelismo tra cucina e sala
- una sostenibilità che non rinuncia al gusto
Contro
- …
Un posto del cuore
Cagliaritano DOC classe 1984, Esperto Assaggiatore ONAV e consigliere per la delegazione cittadina della medesima, mi son avvicinato al mondo del vino circa una decina di anni fa, innamorandomi fin da subito del movimento “naturale” e in seguito anche delle fantastiche persone che lo popolano.
Galeotto fu un seminario di degustazione in 4 serate tenuto a Cagliari da Sandro Sangiorgi, del quale, pur senza capirci a quel tempo una benemerita mazza, ancora ricordo, per filo e per segno, alcuni degli splendidi vini assaggiati. Mi colpirono per la loro istintività, di come allo stesso tempo riuscissero a essere imprevedibili e conviviali.
Un sogno? Aprire una piccola enoteca con mescita.
Dove? A Cagliari. E dove sennò.



