La Valchiusella parte da Ivrea, in provincia di Torino, e sale a Nord fino a Traversella. È una vallata ampia, in cui la luminosità predispone una certa serenità di animo e che frequento abitualmente, giacché mia sorella abita a Brosso, gioiello nascosto tra cime dolci e boschi in cui sembra il tempo si sia fermato. Nonostante le architetture dei villaggi siano diverse, a me ricorda Cretaz, la frazione di Valtournenche in cui ho vissuto per anni.
Ho sentito parlare dei vini di Valchyara qualche anno fa, quando Gian Marco Viano di Monte Maletto mi segnala che Costantino Hurjui, enologo col pallino del naturale, segue un progetto di recupero di vecchie vigne a Val di Chy. Eppure, assaggiati i suoi vini in diverse occasioni, solo oggi riesco a presentarmi in cantina per esplorare la filosofia che sta a monte dell’azienda.

La vista sul fondo valle è spettacolare nonostante il cielo sia coperto: vedo chiaramente Ivrea, la Serra Morenica e Torino, mentre l’esposizione dei vigneti, delimitati a nord da una fitta vegetazione, suggerisce un sud est, ventilato e luminoso.
Una mimosa in fioritura indica il cancello d’ingresso della cantina mentre un grosso maremmano mi tiene d’occhio: è cane per cui ho un debole e di cui amo l’indipendenza, ma che rispetto pure. Meglio aspettare Costantino!

La cantina, in cui il processo di vinificazione avviene rigorosamente per gravità, ricorda d’un tratto quella di Marc Balzan (Domaine de Chèrouche), dove essendo gli spazi stretti tutto è organizzato.
La filiera di produzione del vino è locale. Non si vinifica altrove, non si affina altrove. L’importanza quantomeno teorica dell’aria che respirano i grappoli, dalla loro nascita alla loro successiva trasformazione è un cardine per Costantino. L’aria è elemento centrale del terroir!
Saliamo in casa, il camino è acceso, si sta da Dio e di lì a poco le cose andranno ancora meglio.
Valchyara nasce nel 2017, ad oggi conta circa 2 ettari e mezzo di vigna e rappresenta anche una ricerca di indipendenza dal lavoro di strumentista di sala operatoria, o ferrista, che Costantino svolge ormai saltuariamente. Lo studio in enologia va di pari passo con la crescente passione per i vini naturali: Costantino rappresenta il prototipo di enologo moderno, per cui nutro una stima sincera.


Tante vigne vecchie, una predilezione per Freisa e Erbaluce, unite a certe intuizioni davvero intriganti.
Ecco gli assaggi.

Il Riesling Metodo Classico 2021 affinato per 24 mesi, fermentato spontaneamente, gasato con il mosto dell’annata successiva, impercettibilmente extra-dry, è una bomba: teso, vibrante, lo zucchero in background a reggere e a rispettare l’aromaticità dell’uva. Uno spasso, si chiama: ?
Segue Incipit 2022, una Croatina da vigna vecchia messa a riposare sei mesi in barrique e altri 12 in bottiglia. Fresca, varietale, si sposa egregiamente con il salame-patata!

Impressionante il Clandestino 2023, una Freisa in purezza, libera, leggermente volatile e cangiante. Ha una trama tannico/salina circolare e un’ottima acidità. È un grande vino di montagna in cui il frutto, seppure presente non è centrale!
Morenico 2023 è infine un 100% Nebbiolo, il best seller aziendale. L’estrazione non eccessiva e i 12 mesi di riposo in tonneaux restiuscono un vino che gioca sul frutto e la beva, ottimo per la tavola.
Costantino è un sognatore concreto, persegue i suoi obiettivi con tenacia, il naturale resta la sua stella polare.
L’odissea nel mondo del vino lo ha portato a creare Acinismo, un nuovo progetto ideato con amici enologi: 4 vini da 4 zone differenti, approcciati in stile “terroirista”.

Ho la fortuna di degustare il Bianco e il Rosso Placato, acronimo di Progetto Langa Canavese Torino.
Il Placato Bianco 2022 è un Erbaluce macerato 100 giorni, setoso, magnetico, mai eccessivo, montano: se non hai ancora assaggiato l’Erbaluce, oppure se ne hai assaggiati solo alcuni, magari con pretese fermentative da Sauvignon Blanc, o “exotiche”, concediti il lusso di un f*****o Erbaluce naked. Fallo per te stesso e non per darmi ragione.
Il Placato Rosso 2022 è Nebbiolo dal Cru Ravera di Monforte. Nell’assaggiarlo entrambi conveniamo sul fatto che sia un vino splendido, in cui il terreno gioca un ruolo fondamentale: sprigiona forza e eleganza, crudezza da Barolo in divenire. La sua bellezza sta proprio in questo potenziale compresso, in questa sua nevrosi.
Senza alcun dubbio Acinismo è un progetto da tenere d’occhio.
Tornando a casa, non posso fare a meno di pensare a quanto la Valchiusella di Costantino sia fraternamente connessa alla nuova scena enologica canavesana. È un percorso parallelo, fatto della stessa aria pura di montagna, della stessa luce limpida, di maturazioni a termine, acidità vibranti, idee nitide e mano precisa. Nessuna scorciatoia enologica, solo autenticità e rigore. Valchyara diventa così la strada che attraversa la valle interpretandone, passo dopo passo, la (ri)nascita vitivinicola e la singolarità del territorio.
Valchyara
Regione Pila
10039 Val di Chy (TO)
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Nato ad Aosta nel Marzo del 1977, passo l’infanzia in skate. Poi snowboard, mountain-bike, trail… Musica, sempre, viaggi e contaminazione pure. Nel 2006 una Coulée de Serrant fa nascere in me l’amore per il Vino. Mi informo, assaggio, esploro, leggo e scrivo. Studio! Con ahimè pochissime occasioni di scambio e come sempre, senza indossare divise. Dal 2019 vendo la mia idea di Vino in Valle d’Aosta. Ma in fondo l’ho sempre fatto: raccontandolo agli amici, annoiando Francesca mia moglie, facendo scappare i miei figli, Bianca e Dante! Proprio la condivisione insieme alla natura del gusto, sono i cardini del mio approccio. Che è essenzialmente musicale, non necessariamente tecnico. Sicuramente emozionale e positivo. In una parola: hardcore!




Attenzione le due fotografie che avete utilizzato dove compare il cancello e la vigna non sono di valchyara.
Ma di proprietà del sig. Bovio e si tratta di cascina Novaria
Buongiorno, non lo sapevo.
Ingenuamente ho pensato fossero nella proprietà di Valchyara. Dovesse essere un problema le eliminiamo! Chiedo scusa. Mi aggiorni. Grazie