C’è un ristorante a Cagliari in cui, più o meno dalla sua apertura, è difficilissimo trovare posto, dove occorre prenotare almeno un mese in anticipo, altrimenti le speranze di sederti a un suo tavolo sono praticamente nulle. Sto parlando di Gaijin Izakaya.

Esterno di Gaijin Izakaya
La sua storia comincia quando Stefano Fois, giovane cuoco di Quartu Sant’Elena appassionato di manga fin da bambino, dopo il suo primo viaggio in Giappone, nel 2018, inizia a interessarsi alla cucina del Sol Levante. Durante il lockdown, decide quindi di partecipare a un corso online di cucina giapponese e nel 2021 apre una trattoria che ne offre i piatti in modo informale. Gaijin Izakaya appunto.
Seppure all’inizio il locale conti solo 18 coperti e non offra il servizio al tavolo, il successo è immediato. La bontà dei piatti e l’atmosfera rilassata fanno subito la differenza. Qualche anno dopo, infatti, Stefano decide di ingrandirsi: i posti a sedere diventano 38, la cucina si amplia e arriva anche un servizio “da ristorante”.

Stefano Fois
Una cosa però non cambia: l’informalità. Stefano continua ancora oggi a volere un ristorante in cui non solo la cucina sia di qualità, ma dove si stia bene, e dove la condivisione abbia un ruolo centrale.
Prima di raccontarti la mia esperienza da Gaijin Izakaya però ti racconto due cose, ma proprio due eh, sulla cucina: materia prima stagionale, prevalentemente di origine giapponese, ma prodotta qua in Sardegna, menù che cambia spessissimo in base alla sua disponibilità. Fine.
Sono stato bravo, vero? Eccoti i piatti che ho mangiato.

Sashimi del giorno: in questo caso di ventresca di tonno

Nama Ebi: gamberi viola locali, mayonese allo yuzu, ravanelli e mizuna

Gyoza: maiale, cavolo, maionese al kimchi e teriyaki

Chicken Naban: pollo fritto e tartara

Carne Amiyaki: animelle alla brace con salsa teriyaki al burro, funghi shiitake e verdura di stagione

Gaijin Karamiso Ramen: ramen di maiale al miso leggermente speziato e piccante chashu, moyashi, ajitama, negi e mayu

Aisukurimu: gelato al sakekasu, caramello al miso, crumble e panna
Siccome da Gaijin (per comodità, da adesso, senza “izakaya”, che poi lo sbaglio…) è usanza, non solo mia, ordinare tutto il menù del giorno per condividerlo, anche questa volta è andata così.
Tra i piatti che mi hanno colpito di più, il sashimi di ventresca di tonno. Qui è la materia prima a fare la differenza. Il pesce si scioglie letteralmente in bocca e il wasabi giapponese aggiunge quella spinta in più generando un esplosione di sapori.
Se nel sashimi è la qualità del prodotto a brillare, nei gyoza emerge anche la tecnica. La cottura è perfetta: base croccante, interno morbido e succulento, con un gusto profondo che permane a lungo. Una goduria, punto.
Ma vogliamo invece parlare del ramen? Direi proprio di si. Mestiere, pazienza e concentrazione: cotto per un giorno intero, il risultato è un brodo ricco e deciso. E anche se a quel punto del pasto ero già pieno, l’ho divorato con gusto. Il ramen più buono di Cagliari, senza dubbio. E per me non solo…
Ora però passiamo al vino.

Bis-lacco 2024 di Valfaccenda
Da Gaijin non esiste una carta, puoi chiedere ai ragazzi di sala cos’hanno di disponibile, oppure fare come me e metterti davanti al frigo a scegliere tra poco più di una decina di etichette, tra piccole cantine sarde che lavorano bene e qualche vino dal resto d’Italia.
La mia scelta è caduta su Bis-Lacco 2024 di Valfaccenda (28,00 euro), un bianco a base di Cortese e Arneis prodotto nel Roero. Un vino fresco e beverino, dal finale marcatamente minerale, sapido, sensazione che rimane a lungo in bocca. Perfetto con i piatti più leggeri del menù, ma soprattutto col fatto che si trattava di un pranzo e che dopo sarei dovuto andare a lavorare.
Ah! Ovviamente, volendo, si può anche pasteggiare a sakè, cosa che ho fatto io in una visita precedente.
All’inizio, l’unica critica che potevo muovere a Gaijin era proprio sulla gestione del comparto vino, riscontrando una proposta un po’ troppo basica, anche perché non era presente una figura che se ne occupasse…Beh, uso il passato perché qualcosa è cambiato. Da qualche settimana, proprio dopo la mia ultima visita, in sala, so per certo, è arrivato un ragazzo giovane e appassionato, che sta dando una spinta sia nella selezione sia nel racconto dei vini. Finalmente!
Consigliarti Gaijin, arrivato a leggere sino a questo punto, penso sia superfluo. Perciò ricordati solo di prenotare in anticipo, magari riservando una seduta al bancone: da qui potrai ammirare ogni passaggio delle preparazioni parlando direttamente con la cucina. Senza disturbare però, eh. È pur sempre un angolo di Giappone, anche se a Cagliari.
Gaijin Izakaya
Via Gioacchino Rossini, 2A
09128 Cagliari (CA)
+39 350 028 2249
Instagram
Piatti alla carta da 14,00 a 20,00 euro, 7,00/8,00 i dolci
Vini naturali in carta: sì
Pro
- un gustoso e informale angolo di Giappone a Cagliari
Contro
- pensa pure che anche io mi sia addolcito, ma non ho nulla da segnalare
Un posto del cuore
Cagliaritano DOC classe 1984, Esperto Assaggiatore ONAV e consigliere per la delegazione cittadina della medesima, mi son avvicinato al mondo del vino circa una decina di anni fa, innamorandomi fin da subito del movimento “naturale” e in seguito anche delle fantastiche persone che lo popolano.
Galeotto fu un seminario di degustazione in 4 serate tenuto a Cagliari da Sandro Sangiorgi, del quale, pur senza capirci a quel tempo una benemerita mazza, ancora ricordo, per filo e per segno, alcuni degli splendidi vini assaggiati. Mi colpirono per la loro istintività, di come allo stesso tempo riuscissero a essere imprevedibili e conviviali.
Un sogno? Aprire una piccola enoteca con mescita.
Dove? A Cagliari. E dove sennò.



