“Scherzi della natura”

A Chiavari c’è un posto dove con un po’ di fortuna si possono trovare delle vere chicche enologiche.
Il gestore, un anziano signore, annota tutte le bottiglie che acquista non con chissà quale mezzo tecnologico ma su quaderni che conserva sparsi per il locale e, avendo più magazzini di stoccaggio esterni all’enoteca, a volte ho il dubbio che non sappia neanche lui cosa ha in casa e sopratutto ho notato che, spesso, i prezzi delle suddette bottiglie non sono allineati a quelli di mercato.
Per questo motivo scovandone qualcuna è possibile fare dei veri e propri affari (Barolo Brunate-Le Coste 2005 di Giuseppe Rinaldi a 45 euro puó andar bene? Non uscite di casa correndo, non ne ha più e comunque non vi dirò di quale enoteca si tratta.).
Di questo locale avevamo giá parlato in un precedente articolo qui su Enoplane quindi non dovrebbe, ahimè, essere troppo difficile per voi scoprirne il nome e avventurarvici alla ricerca di qualche tesoro nascosto.
Tra questi, per l’ultima degustazione alla cieca dell’anno, uno dei presenti (non finiremo mai di dirgli grazie abbastanza…) ha recuperato una bottiglia di Barbacarlo 2004 di Lino Maga a circa una trentina abbondante di euro…
Fermi, è finito anche quello: vi piacerebbe vincere facile, vero?
Ma torniamo a noi.
Il Barbacarlo, I.G.T. della provincia di Pavia rosso da uve Croatina (50%), Uva Rara (30%) e Vespolina, è un vino naturale prodotto in botti di rovere dal Comm. Lino Maga sulla collina, tufacea e scoscesa, di Barbacarlo nei pressi di Broni in provincia di Pavia. Dopo una lunga battaglia legale e non solo, ne ha registrato il marchio e ne produce in esclusiva circa 10.000 bottiglie ogni anno.
Già nel 1968 Veronelli ne parlava nel Catalogo Bolaffi dei Vini esaltandone le caratteristiche.
Il Barbacarlo 2004 è un vivo vivo, facile ma complesso, intenso, terroso e sanguigno.
Siamo di fronte a qualcosa di unico.
La piccola rifermentazione, più o meno copiosa ma presente in tutte le annate, dopo poco sparisce nel bicchiere lasciando i tannini di questo nettare a nebbioleggiare.
Si, solo ora capisco veramente cosa intendeva Sandro Sangiorgi quando lo degustava a Live Wine 2015 affermandolo e raccontando che non era raro “aprire il Barbacarlo e infilarlo senza dire niente in qualche degustazione langhetta per fare incazzare le persone che chiedevano: perchè fai questi scherzi?!”
Fino a quando non l’abbiamo svelato, tutti i presenti hanno preso in considerazione la possibilità che il vino nel bicchiere fosse un Barolo.
Assiduo in bocca, ha ancora molti anni davanti.
Straordinario, semplicemente buono.
Come scrive il suo Deus ex machina sul cartellino che abbraccia le bottiglie, per quanto riguarda l’abbinamento, si consiglia di essere in due: “la bottiglia e chi la beve”.