Il Sannio è la cantina della Campania. Metà del vino di tutta la regione viene prodotto qui, tra il Matese e il Taburno.

Molto tempo fa, su queste stesse colline, i Romani dovettero faticare non poco per riuscire a piegare la popolazione nativa. Ci impiegarono ben tre guerre, eppure i Sanniti non abbandonarono mai del tutto la propria identità. Né tantomeno l’autonomia. Anche dopo la sconfitta.

Oggi gli ettari vitati sono circa 10000, un centinaio le aziende imbottigliatrici per oltre un milione di ettolitri di vino e, anche se non mi è chiaro chi e cosa rientri in questo dato, risultano quasi ottomila gli imprenditori viticoli.
Praticamente, un vero “esercito sannita”, ahimè, devoto sin dalle nascita del movimento enologico moderno, avvenuta all’incirca negli anni 80, a un signore di comodo e agli dei, più probabilmente demoni, del convenzionale.

Insomma, non ce l’avevano fatta i Romani, ma il soldo e la moda sì. Alla fine i gloriosi Sanniti sono stati soggiogati… e non con numerose battaglie, grandi piani e spietati sotterfugi. Per loro scelta, senza neanche lottare.

Possibile?

Io ne ho avuto la quasi totale certezza quando, mentre ero alla ricerca di uno shinigami del vino che combatte l’omologazione a colpi di bottiglia, mi sono imbattuto in questo cartello.

Torrecuso Comune Detruciolizzato Canlibero

Dai, staranno scherzando. Chi mai si vanterebbe di una cosa del genere ai giorni nostri?

Probabilmente, il ragazzo di cui tanto ho sentito parlare non esiste e sto solo perdendo tempo. Oltre a essermi perso anche di fatto…

“Signora, mi scusi se le sono entrato in casa. Sa mica dove posso trovare la cantina Canlibero?”

Da dietro una retina antizanzare, una giovane signora dall’aspetto un filino spettrale “Mai sentita.”

Senza perdermi d’animo “E mi perdoni se le faccio ancora una domanda. Conosce il signor Ennio Romano Cecaro?”

Neanche a dirlo “Mai sentito.”

Ecco, perfetto… ma cosa sto facendo?!? Mica siamo in un manga. Adesso lo chiamo con il cell.

In due minuti due io e Pula eravamo dinanzi alla cantina che un tempo era stata del nonno della moglie di Ennio, Mena Iannella (sì, quelli delle Cantine Iannella), luogo in cui lui ci stava aspettando con il figlio Vittorio.

Torrecuso Cantina Canlibero

Ennio mi racconta che dopo un corso di avvicinamento al vino naturale tenuto da Sandro Sangiorgi, decide di abbandonare la professione di grafico e fugge da Roma, alla volta delle gentili colline di Torrecuso, paese storicamente vocato per la coltivazione dell’Aglianico e dove tra le altre cose si era anche sposato.

Torrecuso Vigneto Canlibero

Inizia quindi nel 2011 a prendersi cura di 3 ettari di terreno (di cui 0,3 in affitto), anche quelli lascito del nonno della moglie, e a cercare un modo per cambiare le cose, per non farsi più guardare da vicini e parenti come “lo strano del vino naturale”.

Lavora pulito, subito in biologico e piano piano introduce molte pratiche biodinamiche. Adesso sta meditando di dismettere anche il trattore per passare ai quad agricoli, perchè meno dannosi/compattanti per la texture dei terreni.

In cantina si comporta come in vigna. Per questo motivo non ti annoio con il solito elenco di non-lavorazioni e attività. Ti basti sapere che, tranne in vendemmia (6 persone a vendemmiare e 2 in cantina ad aspettare l’uva), si occupano di tutto lui e Mena. Ah, con l’aiuto di Vittorio, ovviamente.

Torrecuso Vini Canlibero

Anche se all’inizio di questo post l’ho chiamato shinigami, avrai capito che non è il tirannosauro dietro alle bottiglie qua sopra. Però per me è comunque un mostro perché i suoi vini sono di una bevibilità disumana, spiazzante. Probabilmente a causa della matrice guerriera sannita e del terroir, calcareo e tufaceo, quando escono dalla vasca continuano a combattere e hanno bisogno di passare un po’ di tempo in bottiglia per essere domati. In contrapposizione con l’indole mite che ho percepito in lui. Per esempio quando sorrideva raccontandomi che il Super Sannios non si chiama più così, da quest’anno, siccome “qualcuno” invece che provare a instaurare un dialogo, gli ha fatto bussare alla porta dalla commissione disciplinare per un presunto uso inappropriato della parola Sannio in etichetta.

È paradossale che i suoi vini siano a volte più apprezzati nel resto del mondo, Canada e America in primis, che nella sua terra d’origine. Pensa che recentemente Mads Kleppe, head-sommelier del Noma, assaggiato il suo V for Vittorio, un mix macerato di Trebbiano e Fiano, dall’importatore danese, ha acquistato tutto il lotto disponibile nella sua zona. Direi che ho detto tutto…

Non è un segreto che, da quando avevo assaggiato il 2014, ho sviluppato una predilezione per il Turrumpiso, l’Aglianico proveniente dal medesimo vigneto e prodotto in  sole 1000 bottiglie, il cui gusto autentico dell’uva è spesso confuso da molti bevitori con una supposta rusticità derivante dal percorso in cantina. Inoltre, lo amo perché è un Aglianico vero e non affogato da lunghi passaggi in legno di cui questo grande vitigno non ha in realtà mai avuto bisogno.

Torrecuso Aglianico Turrumpiso

Adesso che l’ho incontrato, ho la certezza che quando berrai una bottiglia di Canlibero, lo conoscerai anche tu; i suoi vini, quanto le etichette che disegna da solo (tutte riportano il suo defunto cane, Brando), non sono altro che pezzi di se, frammenti del suo vissuto, storie imbottigliate per mezzo delle sue passioni.

Canlibero Logo

L’altra sera ho aperto il Trebbiano Shiro, bianco in giapponese, e mi sono ingioiato. Era fresco, minerale, fruttato e floreale. Incisivo. Che buono!
Interiormente me la ridacchiavo perché il sig. Canlibero lo definisce “da aperitivo”. Io ho provato imbarazzo per tutti quei vini bianchi importanti ma stereotipati, che si atteggiano senza avere nulla da raccontarmi.
Quelli, Ennio, come li chiameresti?

Canlibero Ennio Romano Cecaro

 

Canlibero
Via Tora II, 20
82030 Torrecuso (BN)
wwww.canlibero.com

 

PS: se vuoi saperne di più sui singoli vini di Canlibero, non dimenticarti di seguirmi su Instagram. Presto aprirò le bottiglie che ho preso in cantina