Con questo quarto capitolo si conclude, e tu penserai “Finalmente!”, il racconto del nostro viaggio a Parigi. Anche questa una giornata ricca di impegni, ma anche di posti dove mangiare e bere bene. Però andiamo per gradi…

Dopo una rapida colazione ci siamo diretti alla stazione di Montparnasse per prendere un treno con destinazione Reggia di Versailles. Considerata uno dei capolavori dell’arte francese, fu dimora reale a partire dal 1862 e rimase il centro ufficiale del potere fino alla rivoluzione francese. Successivamente fu trasformata in museo. Particolarmente impressionanti sono la Galleria degli Specchi e gli enormi Giardini, ricchi di fontane, situati alle sue spalle. Peccato solo per la giornata uggiosa: mi sarebbe piaciuto girovagare a lungo all’interno del parco senza lo spettro incombente della pioggia.

Reggia di Versailles

Per pranzo invece abbiamo deciso di rientrare nella capitale francese a mangiare qualcosa di rapido prima metterci nuovamente in cammino. La soluzione migliore non poteva che essere il ritorno ai caratteristici mercatini di Natale situati nel Jardin des Tuileries. Però questa volta la scelta è ricaduta su due hot dog (il mio con wurstel avvolto nella pancetta, giusto per farti capire la leggerezza del panino) e una bella birra fresca.

Dopo un pranzo così leggero potevamo farci mancare anche il dolce? Certo che no. Quindi, dopo una fila di circa 30 minuti, eccoci seduti in uno dei “salon de thé” più antichi, fu fondato nel 1903, e famosi della città: Angelina. Qui abbiamo assaggiato il suo famosissimo Mont Blanc, un dolce a base di meringa, panna montata e pasta di castagne. Devo dire che, nonostante io non sia un grande amante della pasticceria, mi è piaciuto molto.

Il Mont Blanc di Angelina

Dopo esserci rifocillati per bene ci siamo rimessi in viaggio, questa volta in metro, per andare al famoso cimitero del Père-Lachaise. Qui, con un giretto rapido perché si doveva andare a bere, abbiamo visitato la tomba del Re Lucertola Jim Morrison, dello scrittore irlandese Oscar Wilde e dell’artista italiano Amedeo Modigliani.

Le tombe di Jim Morrison, Oscar Wilde e Amedeo Modigliani

Scongiurato il pericolo di restare chiusi dentro al cimitero, abbiamo deciso infatti di rilassarci bevendo finalmente qualche calice di vino. Per l’ultima sera a Parigi ci siamo nuovamente affidati agli utilissimi consigli che ci aveva dato il nostro amico Samuele, scegliendo per l’aperitivo (piuttosto lungo…) Septime La Cave, l’enoteca dell’omonimo e premiatissimo bistrot parigino.

Septime La Cave, esterno

Septime La Cave, interno

L’ambiente è piccolo, ma molto accogliente, tutto arredato in legno in stile rustico. Pochissimi i posti a sedere, tanto è vero che ci vuole veramente poco perché si riempia completamente. Non esiste una carta dei vini, le bottiglie sono esposte in 2 mobili situati ai lati del locale, mentre l’offerta al calice è scritta su di una lavagnetta (dai 6,00 ai 14,00 euro). Poche le proposte gastronomiche – non c’è una cucina -, ma va bene così, l’importante è poter sgranocchiare qualcosa mentre si sorseggia del buon vino. L’aria che si respira è frizzante e amichevole, giovanile. Insomma: è un posto perfetto per farsi una bevuta senza pensieri e in allegria.

Septime La Cave, menù

Dopo 4 o 5 calici a testa si è fatta l’ora di spostarci a cena nelle vicinanze. Sempre nell’undicesimo arrondissement siamo andati in uno dei bistrot parigini più conosciuti: il Bistrot Paul Bert. Anche qui c’è stato lo zampino di Samuele che ce lo aveva caldamente consigliato.

Se vuoi assaggiare una vera cucina francese, il Bistrot Paul Bert è il posto giusto. Infatti lo chef, nonché proprietario, Bertrand Auboyneau ha deciso di lasciare da parte ogni tendenza alla rivisitazione per offrire ai suoi ospiti un’esperienza “tradizionale” da bistrot parigino, richiamata anche dall’ambiente e dagli arredi. Però adesso è arrivato il momento di mostrarti i piatti che ho assaggiato nella mia ultima notte a Parigi.

Ah, la serata è partita nel peggiori dei modi: la nostra prenotazione effettuata telefonicamente giorni prima non risultava. Ma la fortuna è stata dalla nostra parte e in quegli istanti si è liberato un tavolino per 2 dove ci siamo potuti immediatamente sedere. Il personale di sala si è dimostrato gentile e veloce a risolvere il problema, professionale una volta seduti per la cena.

Diario enogastronomico delle mie giornate parigine #4: Le Bistrot Paul Bert - Carpaccio

Carpaccio de tetê de veau, vinaigrette d’anchois

Diario enogastronomico delle mie giornate parigine #4: Le Bistrot Paul Bert - Langue de bœuf

Langue de bœuf, sauce piquante, purée maison

Paris-Brest

Cosa? Sì giusto i piatti…

Partiamo dal carpaccio di testa di vitello che nella sua apparente semplicità nasconde un gusto intenso e profondo, ancor di più quando nel boccone peschi anche un cappero. Un piatto squisito, ma forse non per tutti: qui bisogna amare i sapori decisi.

Quando invece ho assaggiato la lingua la sensazione è stata di puro godimento. Un’esecuzione perfetta, per gusto e consistenza, si scioglieva letteralmente in bocca. Poi la salsa piccante in accompagnamento ci stava veramente da Dio. Anche il purè come contorno l’ho trovato assai gustoso, mi ha ricordato quello fatto in casa dalle nonne. Insomma, comfort food all’ennesima potenza.

Degna conclusione della cena è stato il Paris Brest, anch’esso delizioso: pasta choux leggerissima e crema davvero golosa. Promosso!

Diario enogastronomico delle mie giornate parigine #4: Le Bistrot Paul Bert - Vin

Tout Seul Les Deux 2021, Simon Rouillard

Inoltre sappi che al Bistrot Paul Bert non si mangia solo benissimo, nondimeno trovi anche una ricchissima carta dei vini di cui Bertrand Auboyneau è un grande appassionato. Ha infatti selezionato per il suo locale più di 500 etichette, di cui la maggior parte francesi e naturali. Nel caso ti andasse di darci un’occhiata la trovi qui. Noi, dopo il lungo aperitivo, abbiamo optato per Tout Seul Les Deux 2021 di Simon Rouillard (36,00 euro). Un vino che arriva dalla Loira e che è il risultato di un blend di Grolleau (80%) e Chenin Blanc. Un rosso non rosso fresco e spensierato, dove la frutta rossa croccante si rincorre con una vivace acidità per lasciare poi spazio a una marcata chiusura minerale, da bere senza farsi troppe pippe e che ha accompagnato degnamente tutta la cena.

L’unica nota negativa della serata è stata la distanza tra i tavoli, veramente troppo ridotta. Praticamente eravamo seduti allo stesso tavolo con altre due coppie. Però ne è valsa comunque la pena, probabilmente il mio miglior pasto a Parigi.

Terminata la cena, siamo rientrati in albergo con un po’ di tristezza per l’imminente ritorno a casa. Questa sorta di malinconia ci ha accompagnati fino a quando Morfeo non ci ha accolto tra le sue braccia.

Così si conclude la nostra avventura nella capitale francese. Sperando, con questo diario enogastronomico, di averti fatto almeno un po’ di compagnia, vorrei ancora solo ricordarti di farmi sapere se i miei suggerimenti ti saranno utili in futuro. Grazie!

 

Bistrot Paul Bert
Rue Paul Bert, 18
75011 Parigi (FR)
+33 143 72 2401
www.bistrotpaulbert.fr

Piatti alla carta da 9,00 a 44,00 euro, i dolci 9,00/13,00

Vini naturali in carta: sì, principalmente francesi

 

 

About the Author: Andrea ” Endriu” Ambu

Cagliaritano DOC classe 1984, Esperto Assaggiatore ONAV e consigliere per la delegazione cittadina della medesima, mi son avvicinato al mondo del vino circa una decina di anni fa, innamorandomi fin da subito del movimento “naturale” e in seguito anche delle fantastiche persone che lo popolano. Galeotto fu un seminario di degustazione in 4 serate tenuto a Cagliari da Sandro Sangiorgi, del quale, pur senza capirci a quel tempo una benemerita mazza, ancora ricordo, per filo e per segno, alcuni degli splendidi vini assaggiati. Mi colpirono per la loro istintività, di come allo stesso tempo riuscissero a essere imprevedibili e conviviali. Un sogno? Aprire una piccola enoteca con mescita. Dove? A Cagliari. E dove sennò.

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