Storie autentiche di vino, cibo e persone

Ci credi? Il primo episodio di Libera uscita è riuscito a stupirmi. Non tanto per le visualizzazioni, quanto per le interazioni che ha generato.
Ovviamente mi sono chiesto come mai: forse perché, nel suo piccolo, è un potpourri che tocca argomenti diversi dal solito, finendo per coinvolgere un pubblico più ampio. Inoltre, non manca una minuscola dose di flame (qualche critica, diciamo) e, cosa non da poco, mi sono divertito a scriverlo come non accadeva da tempo. E sì, credo che questo si percepisca.
Tanto è vero che, anche se prima di farne una serie volevo prendermi un po’ di tempo per immaginare dove sarebbe, e sarei, andato a parare, il secondo episodio è venuto fuori da sé. Anche sin troppo denso.

 

Dove posso mangiare un minestrone alla genovese come si deve?

Materico e paziente, verdastro ma con affetto. Forse non hai idea di quanto sia un perfetto bastone della vecchiaia per tutti i cucchiai della provincia. E non ti stupire se ti dico che per molti liguri DOC il menestrun a zeneize è il piatto principe, oltre che della memoria, della cucina povera di questa striscia di terra che costeggia il mare.
Che poi in ogni casa o trattoria la ricetta sia diversa non è importante: sono tutte autentiche, basta un cucchiaio di pesto a fine cottura per renderle incontestabili. Belin.

Ecco, fino a poco tempo fa, per rispondere a quello che per molti genovesi è un vero e proprio dilemma esistenziale (nel senso che tutti, fosse ancora viva, ti inviterebbero a casa della propria nonna), ti avrei detto di pescare tra La Brinca a Ne, Luchin a Chiavari e la Trattoria detta del Bruxaboschi a Genova.
Ma da qualche settimana sono in fissa con quello di Caccia C’à Bugge, una trattoria “di confine”, situata alle porte del centro storico di Campo Ligure.
Buonissimo, fidati.

LIBERA USCITA #2: un minestrone alla genovese come si deve, la focaccia col formaggio di Recco, Magic vs Vino, manga e... - Minestrone alla genovese - Caccia C'à Bugge

Se non bastasse, poi, hanno anche un’ampia carta dei vini. Trasversale, non incastrata in schieramenti che ormai hanno sempre meno senso.
Ci ho mangiato pure delle morbide e saporite tomaxelle – in realtà una sola, bella grossa – e… magari un giorno te ne parlerò più approfonditamente, dopo che con il primo freddo ci sarò tornato un’altra volta.

Intanto potresti farmi felice dicendomi dove lo mangi tu, un minestrone alla genovese come si deve!

 

Come usate l’intelligenza artificiale su Enoplane.com?

Principalmente per le copertine dei post e per grafica varia, ovviamente per la costruzione di BaroloGPT e per la stagione 0 di quella specie di podcast che risponde al nome di Bar Danno.
Ah, e visto che è tutto fatto in casa, anche per la gestione tecnica del sito: checché se ne dica, trovo ChatGPT ottimo per un po’ di coding spiccio. Non hai idea di quante castagne dal fuoco mi abbia tolto quando, qualche mese fa, abbiamo rimodernato il tutto.

Per scrivere invece, non se ne parla. Ne distruggerebbe il piacere, oltre a omologare tristemente il tutto. Insomma, Enoplane non è indie per spot.
Se poi – e qui il condizionale è d’obbligo – ChatGPT, Claude o chi per loro miglioreranno davvero nell’affidabilità delle informazioni che reperiscono (mi spiace, ma raccontano ancora un sacco di balle!) e nell’integrazione con l’ambiente Apple (maledetto il giorno che mi sono innamorato della mela morsicata), probabilmente li useremo per molto altro.

Un esempio? Poco tempo fa cercavo un modo per implementare, senza sforzo e in tempi brevi, sul sito una lista di cantine “naturali”, inizialmente italiani e francesi, divisa per regioni e consultabile dai lettori. Pur dividendo già io il lavoro in blocchi da 30 o 40 referenze, è stato impossibile fargliela completare anche solo con nomi dei vigneron e indirizzi.
E ti giuro che le ho provate tutte.

 

Due etichette francesi che non conoscevo, ma mi sono piaciute un sacco e un Barolo che invece ho faticato a comprendere

LIBERA USCITA #2: un minestrone alla genovese come si deve, la focaccia col formaggio di Recco, Magic vs Vino, manga e... - VdF “A Rã” 2020 di Les Valseuses

VdF “A Rã” 2020 di Les Valseuses – Scoperto a cena da Le Bistrot des Serruriers (di cui ti ho parlato qui pochi giorni fa), è uno Chenin senza solfiti aggiunti prodotto nel Jura da Antoine Le Court-Chedevegne. Macerato, acetico – per la tipologia, l’unica via che ultimamente mi permette di scoppiarmene una bottiglia intera in tempi brevi. Problema mio, eh -, buono. Che, sempre per la tipologia se parliamo di Francia, a mio modesto, modestissimo, parere, non è affatto scontato.

Riesling Alsace AOC “Vibrations” 2020 di Vignoble du Rêveur – Secco secco, quasi salato, con tutti i crismi del grande Riesling in evidenza, pur provenendo da un terreno alluvionale non tra i più vocati d’Alsazia. Leggere in etichetta che sia un altro senza solfiti aggiunti è un plus che fa riflettere. Decisamente.

Barolo Riserva 2015 di Sorelle De Nicola / Feyles – Assaggiato per la prima volta con alcuni amici poche sere fa, assieme ai vini della fotografia qui sotto. Finisce per prendere schiaffi un po’ da tutti: dal Rosso 2000 di Gravner, ovviamente, ma anche dall’“umile” Boiolo 2019 di Carlo Revello, ritenuto dai presenti più scuro, graffiante, meno frutto, più definito e… Barolo. A prescindere dalla corrente in cui lo si voglia infilare e nonostante un’idea di verità gustativa percepibile .
Avessi il potere di capire una cantina da una singola bottiglia, adesso mi starei chiedendo cosa cercasse Meteri quando ha deciso di inserirla a catalogo.
Visto che non ce l’ho, attenderò altri assaggi.

 

Dove mangio una focaccia col formaggio di Recco come si deve?

Ottima domanda. Anche perché, non ricordo se te l’ho mai raccontato, in passato ho lavorato, in realtà per più di una decina d’anni, ai forni de I due forni (perdona la ripetizione), pizzeria di Sestri Levante specializzata proprio nella focaccia col formaggio di Recco, che però lì non si può chiamare così perché prodotta fuori dai confini dell’IGP.
Il titolare, Marco – l’ex proprietario del ristorante pizzeria Del Ponte a Recco – oltre che un amico, lo considero il principale responsabile del definitivo scoppio della mia passione per il vino, quindi… eticamente non potrei dirti di andarlo a trovare, ma vedi un po’ tu.

Ma torniamo a noi. Da ö Vittorio, un ristorante situato appena fuori dal centro di Recco, dall’aura d’antan e dai numeri importanti, che sforna una focaccia col formaggio buonissima: croccante ma “condita”, acida il giusto.
In più, qualche vino per gli amanti del naturale, grazie alla ricchezza di Triple A in carta, si trova sempre, il servizio, nonostante possa risultare un filino caotico a pieno regime, è sempre cordiale e la proposta gastronomica ben eseguita.
Difficilmente, oltre alla focaccia, rinuncio infatti al loro brodetto ligure: una zuppa di pesce più volte premiata al Brodetto Fest di Fano.
Ah, ed è adatto anche a pranzi e cene con pargoli al seguito.

LIBERA USCITA #2: un minestrone alla genovese come si deve, la focaccia col formaggio di Recco, Magic vs Vino, manga e...

Non rimane che la oramai domanda di rito: tu dove la mangi una focaccia al formaggio di Recco come si deve?

 

Ancora su One Piece e altri 3 manga che mi sento di consigliarti

“Ma lo segui Dario Moccia?”, “Vogliamo parlare del braccio di Shanks?”, “Secondo me è peggiorato di brutto!”, “Hai visto gli spoiler del capitolo 111…?”, “Oda mi fa troppo incazzare ultimamente.” e…
Ecco, tutto mi sarei aspettato dal primo episodio di Libera uscita, ma non diversi messaggi su One Piece.
Scemo io a sottovalutare l’attenzione che questo manga ha generato negli anni: un unicum per il settore.

Scrivessi davvero tutto quello che penso in merito, al 99% smetteresti di leggermi, perciò mi limiterò a farti qualche semplice domanda.
Qual è il senso di spaccarsi di contenuti fino a rovinarsi una passione che dura da più di vent’anni?
Provi davvero piacere a sentirti stupido per non esserti accorto di qualcosa da solo (peraltro spesso manco definitivo), o a sapere già cosa succederà tra qualche pagina?
Per carità, piace anche a me fare teorie – seguo molto volentieri, per esempio, Mera Mera – ma dopo una prima fascinazione, se incappo in un video di critica o di spoiler, passo immediatamente oltre.
Attenzione però, non sto denigrando chi li realizza, eh!

Ma passiamo alla parte, spero, più interessante. Questa volta composta da due manga e un manhwa (fumetto coreano), tutti ancora in corso di pubblicazione.
Mi sarebbe piaciuto mettercene anche uno cinese, ma a parte Feng Shen Ji – che comunque non considero memorabile – non ne ho ancora trovato uno che mi entusiasmi, anche solo per un periodo.
Tu hai qualcosa di “cinese” da consigliarmi?

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Tower of GodIl manhwa a colori di Lee Jong-hui racconta l’inseguimento del protagonista, Baam Venticinquesimo, della sua unica amica, Rachel, ossessionata dalla scalata di una magica e misteriosa torre che la dovrebbe portare a vedere le stelle dopo una vita passata nell’oscurità.
Amato e criticato allo stesso tempo, preso con la giusta dose di leggerezza sono convinto che, con la sua struttura verticale – grafica ma non solo – possa regalarti più di qualche ora di sollazzo.

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Yomi no TsugaiÈ l’ultima opera di Hiromu Arakawa, l’autrice del celebre Fullmetal Alchemist, un manga che, se non l’hai ancora fatto, dovresti leggere a prescindere dai tuoi gusti. Io sono già alla terza rilettura.
Di Yomi no Tsugai in Italia, per ora, sono usciti solo otto volumi (Planet Manga), quindi è presto per giudicare, ma le premesse ci sono tutte.
Sin dal primo capitolo, in cui un tranquillo villaggio di montagna — dove il tempo sembra essersi fermato al Medioevo — viene improvvisamente attaccato da una misteriosa forza armata equipaggiata con armi moderne ed elicotteri.
Per sapere come prosegue la storia, sai cosa devi fare…

LIBERA USCITA #2: un minestrone alla genovese come si deve, la focaccia col formaggio di Recco, Magic vs Vino, manga e... - Hunter x Hunter

Hunter × HunterDi Yoshihiro Togashi: croce e delizia di tutti gli appassionati di manga.
Perché? Perché dopo aver sconvolto il genere fissando nuovi standard per i battle shōnen (in pratica sentimenti e cazzotti), a causa dei problemi di salute dell’autore ha subito diverse interruzioni e ora procede a un ritmo lentissimo.
Eppure fossi in te mi assumerei il rischio di leggermi i 410 capitoli usciti, pur sapendo che potremmo non vederne mai la fine.
Luce e oscurità, spensieratezza e giochi mentali: una complessa serie di contrasti rende l’avventura del giovanissimo Gon Freecss e dei suoi amici – ma anche nemici – una gemma in mezzo a una tipologia di manga piuttosto standardizzata e piaciona.

 

Ma gli orange wine cosa hanno fatto di male?

Bohhh… ce lo siamo chiesti pochi giorni fa con alcuni degli autori di Enoplane.com, dopo aver letto gli articoli della Lauro sul Sole 24 Ore e di Manni su Intravino.
Ti riassumo in due righe due il mio punto di vista: per provare a tenere il passo delle altre macro-tipologie di vino – bolle, bianchi e rossi (ecco, magari non i rosé) – nel racconto degli orange è finito dentro, volutamente o no, un legame troppo stretto con l’idea di vino “naturale” e altre filosofie che non ti sto a elencare.
Ecco, forse oggi ne stanno pagando il prezzo.

Secondo te invece?

 

Cosa c’entra il mondo del vino con le carte di Magic?

A parte il divertente set di carte a tema vino creato da Italian Wine Drunkposting, a una prima occhiata potrebbe sembrarti poco o niente.
Eppure entrambi si sono evoluti negli anni, ciascun set, per certi versi, altro non è che un terroir e il fascino di una vecchia annata non è poi così lontano da quello di un Black Lotus o di un Mox Sapphire.
Ma ciò che mi ha fatto venire voglia di buttar giù due righe, invece, è quello che è successo dopo l’annuncio della commercializzazione dell’espansione dedicata alla serie di videogiochi di Square Enix, Final Fantasy (sì, anche io sono un figlio del VII).
Ovvero una bieca speculazione su preordini e prezzi che non ha avuto altro effetto che ammazzare la genuina passione dei giocatori, in favore di un mercato artificiale dove si acquistano carte più per investimento o hype che per poterci giocare.
Ti ricorda qualcosa?
Forse il mondo del vino dovrebbe smettere di illudersi di essere unico e speciale.

 

Nel prossimo episodio di Libera uscita:

  • Cercasi disperatamente in provincia di Genova
  • Cosa sto giocando?
  • Quali podcast “enogastronomici” ascolto

Curioso, vero? Partecipa anche tu, anche solo con una domanda!

 

About the Author: Andrea “Andreinoxp” Penna

Nato a Genova non troppi anni fa (più o meno), passo l’adolescenza a chiedermi perché abbia sempre preferito un raviolo cotto sulla stufa a un exogino, o ancora cosa mi avesse spinto, ancora infante, a scolarmi tutti i fondi di Moscato d’Asti lasciati incustoditi dagli adulti, dopo il brindisi di capodanno, incappando nella mia prima ciucca. Intanto, diventato prima Sommelier Professionista AIS e poi Assaggiatore ONAF, dopo svariate esperienze nel mondo della ristorazione, tra cui il servizio dei vini al ristorante “La Terrazza” del Belmond Hotel Splendido a Portofino, dall’ottobre del 2016 sono entrato a far parte dell’Elenco regionale degli Esperti Degustatori dei Vini D.O.C. presso la Camera di Commercio di Genova per poi bla bla bla… Perdonami, mi sto annoiando da solo. Beh, ti prego di mantenere il segreto, ma sappi che ancora oggi, nonostante sospetti sia colpa degli uomini della mia famiglia, del nonno paterno, commerciante di vino in giro per il nord Italia, di quello materno, agricoltore, combattente e scrittore, e di mio padre, agronomo mancato con il tocco per la fotografia (che io non ho), continuo a chiedermelo qui su Enoplane.com.