Tra i miei vini del cuore c’è sicuramente un Soave Classico DOC “La Rocca” 2004 di Pieropan bevuto nei primi mesi del 2014.
La bottiglia in questione mi è stata consigliata dal titolare di una trattoria dove mi trovavo a cena, nello spazio di una piacevole divagazione sulla tenuta di certi vini bianchi.
Devo amettere che, nonostante i miei dubbi iniziali, si è rivelata una indimenticabile compagna per la serata, con buona pace della mia. Mi è piaciuta talmente tanto da farmi ripromettere di andare a visitarne l’azienda produttrice appena ne avessi avuto l’occasione.

Qualche mese dopo, infatti, ho organizzato una visita presso la cantina sita a Soave, precisamente in Via Giulio Camuzzoni 3, nello storico Palazzo Pullici.

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Come si può notare dall’ultima foto, il Soave Classico “La Rocca” (100% Garganega) nasce da un terreno più simile a quello della Valpolicella, risultando in bocca, anche grazie al passaggio in legno, vellutato ed elegante.
Il Soave Classico Calvarino (70% Garganega e 30% Trebbiano di Soave), l’altro cru di proprietà dell’azienda dal 1901, invece proviene da un suolo tufaceo di origine vulcanica che gli conferisce una marcata e piacevolissima dimensione minerale.
Il primo vino va aspettato, il secondo è godibile sin da subito, ma sono convinto che abbia il carattere per regalare, a seconda delle annate, belle sorprese anche dopo diversi anni di affinamento in bottiglia.

Durante il “tour” con la signora Teresita, moglie di Leonildo, c’è stato tempo di parlare anche del nuovo progetto di Villa Cipolla Pieropan a Tregnago.
La cantina, completamente interrata, è situata nei rustici della proprietà e la villa è ora in fase di ristrutturazione per rinascere come casa d’ospitalità.
Qui dal 2002, anno del suo acquisto (circa 7 ettari), si lavora per realizzare i due primi vini rossi della famiglia: il Valpolicella Superiore DOC Ruberpan ( prodotto dal 2003) e l’Amarone della Valpolicella DOCG Vigna Garzon (dal 2006).
Il colle Garzon è noto per la grande qualità del terreno, ma anche per la scorbuticità delle condizioni atmosferiche: insomma una nuova sfida che la famiglia Pieropan ha deciso di intraprendere.
La gestione del progetto è affidata ai figli Andrea e Dario. Per quanto riguarda i bianchi, invece, l’ultima parola vuole ancora averla il signor Leonildo.

Oggi è l’anniversario di quella cena da cui è partito il racconto e stasera mi è venuta voglia di stappare un loro Amarore della Valpolicella, il 2010.
Assaporandolo, tuttavia, mi sembra pagare la giovane età delle viti, con tannini troppo ruvidi che ne pregiudicano la beva.
Sicuramente lo riassaggerò in futuro. Intanto nell’attesa magari mi stappo qualche Soave di Pieropan.

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