Ogni volta che mi trovo a passare per Torino, città che ha dato i natali a una parte della mia famiglia, me ne innamoro sempre di più e, visto che ogni volta il viaggio è accompagnato da pasti memorabili, devo stare attento o la vecchia capitale rischia di crearmi una dipendenza.

Questa volta ho cenato presso il ristorante Consorzio.

IMG_4108

C’ ero già stato in passato e non ho potuto fare altro che riprovare le stesse eccellenti impressioni.
La carta dei vini, che potete consultare sul loro sito, racchiude semplicemente il meglio del movimento naturale ed è arricchita dei produttori che hanno fatto la storia del vino in Piemonte e non.
È presente una lavagna su cui vengono giornalmente proposti una bella selezione di vini al bicchiere, più di 10, e i ricarichi su bottiglie e calici di vino non sono assolutamente elevati.

IMG_4107

Il cibo è proposto alla carta, con un range di prezzi dai 9 ai 18 euro, o in un menu degustazione da una trentina d’euro che è una panoramica sulla cucina piemontese: si parte con la carne cruda battutta al coltello, passando per il brasato di fassone al Ruchè con verdure di stagione e si chiude con la Panna Cotta servita con 3 diversi accompagnamenti, nel mio caso con salse al chinotto, al barolo chinato e al torrone.
In carta molti piatti nobilitano tagli di carne poveri e dimenticati in molte zone d’Italia; è il caso dei ravioli di finanziera, del quinto quarto, dell’animella con mandorle, acciughe e spinaci novelli (servita in abbinamento con Marsala Marco De Bartoli Vecchio Samperi Ventennale) o del risotto della vendemmia con midollo e stichelton.
All’assaggio, colpisce la qualità degli ingredienti e viene voglia di assaggiare tutto il menù.
Mi ha affascinato l’esecuzione del brasato di Fassone al ruchè, uno dei più morbidi mai assaggiati e dal gusto d’incredibile finezza, non il solito bagno di spezie.
Il servizio è attento, preciso ma piacevolmente rilassato. L’ambiente è un riuscito mix di modernità e tradizione con un tocco di voluta “decadence”

IMG_3993

Ho “fatto festa” con una Barbera d’Alba “Pochi Filagn” 2009 di Lorenzo Accomasso (26 euro) e, di certo, non scopro l’America affermando che anche da qui si capisce la grandezza del produttore. E’ prodotta in sole 1800 bottiglie. Impenetrabile, suadente, calda e langhetta. Porta con se frutta matura, fiori appassiti, spezie e una stupenda nuance terrosa. Ha ancora diversi anni di evoluzione davanti.

Torino, mi emozioni ogni volta. Il ristorante Consorzio anche.