Usciti da Cascina Fontana (leggi di più qui!), dopo un veloce, ma sempre piacevole, pranzo a La Morra da More e Macine, siamo subito risaliti in macchina per raggiungere la cantina di Walter Viberti, Santamaria.
“Non conoscevo questo produttore… Come lo hai scoperto?”
Il Vinoso Yuri: “Non ricordo bene, mi sembra me ne abbia parlato qualche anno fa, en passant, un produttore, forse Elio (NdA: Sandri). Ora mi sfugge.”
“Ah ecco, nel caso direi un ottimo biglietto da visita.”
Yuri: “Vedrai che personaggio. I suoi Barolo, oltre a essere interessanti, hanno un ottimo rapporto qualità/prezzo, ci lavoro molto bene.
“Tra l’altro notavo che non sono ancora troppe le enoteche ad averli in zona…”

Vitello tonnato e plin al burro e lavanda

Santa Maria in Plaustra

Giunti al n°4 dell’omonima frazione, praticamente di fronte alla chiesa di Santa Maria in Plaustra, un’antica pieve già citata nel 1200, ma ricostruita nell’attuale forma nel 1888, non posso negarti un leggero stupore dato dal trovare una cascina lontana anni luce dai canoni a cui mi ero inconsciamente abituato nel corso delle più recenti “scorribande” nelle cantine della medesima zona. Una piccola insegna quasi nascosta dalla vegetazione, un percettibile senso di autentico disordine contadino… Insomma, l’assenza di quella oramai tipica e lucente patina che avvolge le, anche giustamente, tanto blasonate realtà del Barolo.
Ad accoglierci, a fianco alla porta d’ingresso, una vecchia targa riportante la dicitura: “BAROLO CLASSICO“. Per come la vedo io, un’altra gran bella premessa.

Santamaria, La Morra: una zebra tra i leoni nel Barolo - L'ingresso di cascina Santamaria

L’ingresso di cascina Santamaria

La storia di questa famiglia in realtà comincia alla fine del 1700 quando, arrivati a La Morra, uno dei 3 fratelli, Giulio, intraprende l’attività di viticoltore, ma è solo nel 1935 che, etichettando le prime bottiglie, i suoi avi di fatto fondano l’azienda oggi conosciuta come Santamaria, il cui nome proviene dalla cascina acquistata nel 1850. Una scelta che nell’immediato, tra la fatica mal remunerata dei tempi che furono, la prima comparsa del “mal bianco” (l’oidio) e il disastro della filossera, magari a molti non sarà apparsa come una vera genialata.
Eppure, arrivati ai giorni nostri, dopo le 35 vendemmie di Silvio, il primo dei Viberti a produrre a Santamaria Barolo invecchiato in grandi botti di rovere di Slavonia, adesso che è il figlio Walter a mandare avanti la cantina, non sembra più tanto un’idiozia, vero?

La vigne da cui nascono le sue circa 10000 bottiglie, tra Barolo (50%) e Langhe Nebbiolo (il Freròt), sono situate poco sopra la cantina, a un altitudine media di 350 metri, nell’MGA Capalot (o Capalotti), un “cru”, da non scambiare con Cappallotto di Serralunga d’Alba, di circa 25 ettari (quasi nove iscritti a Barolo) che prendendo il sole del mattino, rispetto alla “nomea” di La Morra, molto probabilmente attribuitagli anche a causa delle scelte stilistiche dei suoi principali attori, Voerzio per esempio, regala vini che spesso conquistano più per un’inaspettato corpo che con l’eleganza di naso e bocca, nonostante ciò che potremmo aspettarci da un frutto nato sulle tornaniane Marne di Sant’Agata. Ha inoltre la caratteristica di avere un sottosuolo ricco d’acqua che, magari anni fa, per colpa del “fango”, quasi rendeva difficoltoso l’accesso in vigna, ma con l’innalzamento delle temperatura garantisce oggi alla vite di non entrare troppo in sofferenza.

Santamaria, La Morra: una zebra tra i leoni nel Barolo - Capalot

Capalot

“La grandinata del 6 luglio (NdA: 2023) non mi preso, una bomba così, come quella di Cortemilia, può compromettere anche il raccolto dell’anno dopo. Una volta si andava al cinema a vedere i film sui disastri, adesso basta affacciarsi dalla finestra nella giornata giusta.” Nonostante non sappia attribuirgli un’età precisa, Walter Viberti, mi è parso una persona semplice e complessa allo stesso tempo, subito piuttosto ermetica, quanto i locali della sua cantina che non mi risulta alcuno abbia mai visitato, ma dagli spiragli di luce improvvisi. Passa infatti dall’essere di poche, pochissime, parole al risultare dissacrante attraverso battute inaspettate che raccontano di come non si atteggi a star del vino, tutt’altro semmai. Ancora sorrido se penso all’aneddoto raccontatoci quando si parlava sempre del cambiamento climatico in loco: “In Langa nel 2012, l’ultimo vero freddo che mi ricordi, molto sotto il -10 C°, intorno a Febbraio, ad Alba si era bloccato nella neve un piccolo circo. I proprietari avevano una zebra, insomma qualche bestia di quel tipo, e ricordo che di notte la si sentiva ragliare dal freddo. Un po’ una cosa strana: nella capitale delle langhe invece che dai galli venivi svegliato dalle zebre…”

Il Barolo Capalot 2019 pronto per essere venduto

Langhe Nebbiolo “Frerot” 2021

In vigna e in cantina lavora pulito, sicuramente in modo artigiano, appunto contadino, con i pro e i contro del caso, ma con l’ausilio di accorgimenti tecnologici come, per esempio, le trappole di cattura per insetti nocivi o una rigorosa selezione dei grappoli sulla pianta, quest’ultimo per ottenere vini che tra durezza e concentrazione risultano sempre piuttosto bilanciati. Ne è un ottimo esempio il suo Capalot 2014, il Barolo che ho assaggiato con calma in enoteca da Yuri al ritorno dalla visita in cantina, siccome mi era rimasta addosso la voglia di provare qualcosa di più “affinato” rispetto ai vini testati in fretta poco prima, ma che, intendiamoci, sono risultati sempre un’interessante e assai differente fotografia delle annate, anche grazie a un’inattesa e piacevole acidità e a un non so che di crudo, schietto. Il Capalot 2019 su tutti. Di certo vini che hanno bisogno di un po’ di tempo per amalgamarsi.

Santamaria, La Morra: una zebra tra i leoni nel Barolo - Barolo Capalot 2014

Barolo Capalot 2014

Beh, nonostante l’annata difficile, un millesimo che prima non volevo vedere neppure con il cannocchiale, ma che a furia di assaggi (dall’Apice di Amerighi al Montestefano di Rivella) devo ammettere ha finito per conquistarmi con vini che, se realizzati dai vigneron con cura e cognizione di causa, hanno molto spesso un’eleganza contemporanea e sussurrata, già al naso, scuro, preciso, tira fuori quei caratteristici sentori che mi fanno sempre innamorare: la viola passata, l’humus, o sottobosco se preferisci, una pungente balsamicità davvero gradevole… In bocca poi stupisce perché mantiene una trama acida e tannica che non ne compromette la silhouette morbida, a questo punto, penso, distintiva. Insomma, in questo Capalot 2014 ho trovato la coerente sintesi interpretativa di un terroir piuttosto segnante (a cui è dovuta la pungenza di certi sentori)  attraverso l’anima di un artigiano, una delle ultime zebre che popolano un “paese” di leoni, veri o presunti tali.

“Cavolo Yuri, che naso spaziale. Anche in bocca comunque non è niente male.”
“Te l’avevo detto. Pensa che mi è capitato di metterlo alla cieca sentendomi chiedere se fosse un vino di Cappellano”
“Ma pensa… Purtroppo ho troppo pochi suoi assaggi per darti un riscontro. Però già che si è fatto tardi e devo tornare in Liguria… Dove mi porti la prossima volta che salgo a trovarti? Giusto un piccolo spoiler, dai.”
“No no, vedremo…”
“No, dai non tenermi sulle spine!”
Tu porta solo un po’ di pazienza.

 

Azienda agricola Santamaria
Frazione S. Maria, 4
12064 Santa Maria (CN)
+39 0173 50 227
website

 

About the Author: Andrea “Enoplane” Penna

Nato a Genova non troppi anni fa (più o meno), passo l’adolescenza a chiedermi perché abbia sempre preferito un raviolo cotto sulla stufa a un’exogino, o ancora cosa mi avesse spinto, ancora infante, a scolarmi tutti i fondi di Moscato d’Asti lasciati incustoditi dagli adulti, dopo il brindisi di capodanno, incappando nella mia prima ciucca. Intanto, diventato prima Sommelier Professionista AIS e poi Assaggiatore ONAF, dopo svariate esperienze nel mondo della ristorazione, tra cui il servizio dei vini al ristorante “La Terrazza” del Belmond Hotel Splendido a Portofino, dall’ottobre del 2016 sono entrato a far parte dell’Elenco regionale degli Esperti Degustatori dei Vini D.O.C. presso la Camera di Commercio di Genova per poi bla bla bla… Perdonami, mi sto annoiando da solo. Beh, ti prego di mantenere il segreto, ma sappi che ancora oggi, nonostante sospetti sia colpa degli uomini della mia famiglia, del nonno paterno, commerciante di vino in giro per il nord Italia, di quello materno, agricoltore, combattente e scrittore, e di mio padre, agronomo mancato con il tocco per la fotografia (che io non ho), continuo a chiedermelo qui su Enoplane.com.

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