Storie autentiche di vino, cibo e persone

Ti è mai capitato di sentir parlare della Penisola del Sinis? Probabilmente no, ma se ti parlo della bottarga di Cabras, dei Giganti di Mont’e Prama o della bellissima spiaggia di Is Arutas, forse qualcosa in mente ti potrebbe venire… Sì, perché queste sono tutte peculiarità di questa piccola zona centro-occidentale della Sardegna compresa tra il golfo di Oristano e la Baia di Is Arenas. Un territorio ricco di storia e cultura, dove, tra le tante eccellenze, si produce anche una vera perla enologica: la Vernaccia di Oristano (te ne parlai qui!).
Però oggi non voglio parlarti di vino, ma di Su Murruai, un ristorante che ho visitato recentemente e che si ricollega proprio a questo nettare ossidativo. Come? Te lo spiego più avanti, mica posso svelarti tutto subito.

Ingresso di Su Murruai

Siamo a Riola Sardo, un piccolo borgo agricolo di poco più di 2000 abitanti. Nato sulle ceneri di un vecchio mulino, Su Murruai ha aperto nel maggio 2022 grazie all’iniziativa di una giovane coppia, Ivan Matarese e Jessica Porcu. Mentre lei, sarda, si occupa della sala, lui, campano, propone una cucina contemporanea che valorizza principalmente le materie prime del territorio, arricchita però dalle influenze della sua terra d’origine e dagli ingredienti incontrati nelle sue precedenti esperienze lavorative.

Ma prima di proseguire con il mio racconto, ritengo sia importante spiegarti il legame che unisce il ristorante alla Vernaccia di Oristano.

Questo vino ha delle peculiarità assai distintive. Grazie al suo lungo invecchiamento in botti scolme infatti porta con sé un bouquet che richiama sensazioni di frutta secca, ma anche fresca, come pesche e albicocche, e poi miele, spezie, note minerali, salmastre… Insomma, un’innata complessità fatta di sfumature decise, caratteristiche, che in sardo può essere sintetizzata da murruai, una semplice espressione dialettale che splendidamente si sposa con l’offerta enogastronomica della creatura di Ivan e Jessica.

Beh, era l’ultimo weekend di settembre, il Maestrale soffiava forte e l’aria era particolarmente fresca. L’atmosfera, però, è cambiata non appena abbiamo varcato la soglia del ristorante, grazie anche alla calorosa accoglienza del personale. Il locale si sviluppa in due ampie sale: la prima, vicino all’ingresso, è caratterizzata da un’elegante panca circondata da una manciata di tavoli e da un bancone affacciato sulla cucina, dove avrei voluto accomodarmi per godere dello spettacolo dei cuochi ai fornelli. L’uso massiccio del legno rende gli interni caldi e accoglienti, mentre l’arredamento moderno, arricchito da diversi richiami alla tradizione locale, conferisce agli stessi un’eleganza davvero unica.

Interni #1

Interni #2

Questi i piatti che hanno reso speciale la mia serata.

Animella di vitello, avocado e Granny Smith

Quaglia disossata, genovese di cipolle, uvetta e albicocca

Pintadera: raviolo aperto, pecora, zafferano e liquirizia

Spaghettino, estratto della foglia di fico, fiore sardo ed emulsione di cozze

L’anatra: petto e coscia in doppia cottura, jus di spezie orientali e carote

La nostra interpretazione di pescato al green curry Thai

Cioccolato bianco, caffè e capperi

Il menù, contando  di circa una quindicina di piatti, dà la possibilità di mangiare alla carta o di scegliere tra uno dei percorsi degustazione che vanno dalle 3 fino alle 9 portate. Quest’ultimo è l’unico interamente composto dalla cucina, a differenza degli altri dove sono i commensali a scegliere i piatti, ovviamente uguali per tutto il tavolo. Conta pure le fotografie per scoprire cosa abbiamo scelto io e Kosty.

Due sono le preparazioni che più mi hanno colpito, giocandosi l’ambito titolo di piatto della serata. A spuntarla, probabilmente al fotofinish, è stata la Pintadera. Il saporito brasato di pecora risultava perfettamente “ammorbidito” dalla spuma di zafferano, mentre la liquirizia donava profondità e persistenza memorabili. Veramente un grande piatto. 

A contendersi il “premio” è stata L’anatra. Qui la cottura del petto ha fatto la differenza: pelle croccante, carne succosa e tenera. Una delizia per il palato arricchita dalla spinta donata dal suo fondo. Notevole anche la terrina, fatta con la coscia, ma per quanto mi riguarda la scena se l’era già presa interamente il petto.

Inoltre c’è stato anche un altro piatto che mi ha piacevolmente sorpreso: il dessert. Grazie all’insolito abbinamento, se parliamo di pasticceria, ma soprattutto a causa della maestria nel bilanciamento degli ingredienti. Se la prima sensazione a venir fuori era la dolcezza, era la leggera sapidità del cappero sul finale a rendere ancor più intrigante l’ultima portata di una grande cena.

Solo gli spaghetti non mi hanno fatto impazzire: l’emulsione di foglie di fico andava un po’ a coprire il resto dei sapori, soprattutto le cozze, evidenziando una lieve mancanza di sapidità che invece mi aspettavo a causa dell’utilizzo del Fiore Sardo.

Nota di merito anche per il servizio, sempre attento e cordiale, con il giusto grado di formalità che ci si immagina in un ristorante di questo livello.

Passiamo ora a un argomento che, come saprai già, mi sta a cuore: il vino. La carta presenta circa una novantina di etichette, divise tra sardi, nazionali e internazionali. Qualche esempio? L’Altea Bianco 2022 di Altea Illoto servito al tavolo per 34,00 euro, oppure il Nero Miniera 2021 di Enrico Esu (te ne raccontai qui!) a 35,00. Per chiudere al meglio la serata, è presente anche una bella selezione al calice di Vernaccia di Oristano.

Peccato solo perché la carta dei vini non era completamente aggiornata. Infatti, la nostra prima scelta, “Le Ginglet” 2019 di Tony Bornard, non era disponibile mentre alcune delle annate dei vini proposti al calice risultavano imprecise… Piccoli dettagli sì, che peraltro non hanno minimamente influenzato questa esperienza, però, da appassionato bevitore, per dovere di cronaca, ho voluto parlartene lo stesso.

Lo so. Adesso vorrai sapere quale etichetta abbiamo scelto per accompagnare la cena, vero? Ti accontento subito.

Mersault Rouge 2022 di Thierry et Pascale Matrot

Non avendo particolarmente voglia di bere un vino sardo, siamo “volati” in terra francese scegliendo un Meursault Rouge 2022 di Thierry et Pascale Matrot (80,00 euro). Un Pinot Noir ancora giovane, ma che metteva già in mostra una marcata eleganza. Distendendosi agile, concedeva un’escalation di piccoli frutti rossi e sensazioni floreali, spezie e note balsamiche, per poi chiudere con un finale minerale, leggermente ferroso. Sebbene per emozionare ritengo abbia giustamente bisogno di ancora un po’ di tempo in bottiglia, ha svolto comunque il suo compito nel migliore dei modi.

Abbiamo quindi terminato la cena accompagnando il dolce con… ovviamente una delle Vernaccia di Oristano proposte al calice, la Riserva 2001 dei Fratelli Serra (13,00 euro), di cui però non me la sento di parlare. Nel senso che non credo di riuscire a spiegarti a parole tutta la meraviglia che questo vino esprimeva all’assaggio. Indescrivibile.

Beh, ormai l’avrai capito: se passi da quelle parti, non dimenticare di concludere il tuo tour tra le bellezze del Sinis con una cena da Su Murruai. Sarà un’emozione che vale davvero la pena vivere. Come un calice di una vecchia riserva di Vernaccia di Oristano. Poi però ringraziami, eh…

 

Ristorante Su Murruai
Via Giuseppe Garibaldi, 36
09070 Riola Sardo (OR)
+39 391 324 9185
website

Menù degustazione:
Percorso Iperico, 3 portate, 50,00 euro
Percorso Asfodelo, 5 portate, 70 euro
Percorso Fiordaliso, 7 portate, 85 euro

Vini naturali in carta: sì

 

 

About the Author: Andrea ” Endriu” Ambu

Cagliaritano DOC classe 1984, Esperto Assaggiatore ONAV e consigliere per la delegazione cittadina della medesima, mi son avvicinato al mondo del vino circa una decina di anni fa, innamorandomi fin da subito del movimento “naturale” e in seguito anche delle fantastiche persone che lo popolano. Galeotto fu un seminario di degustazione in 4 serate tenuto a Cagliari da Sandro Sangiorgi, del quale, pur senza capirci a quel tempo una benemerita mazza, ancora ricordo, per filo e per segno, alcuni degli splendidi vini assaggiati. Mi colpirono per la loro istintività, di come allo stesso tempo riuscissero a essere imprevedibili e conviviali. Un sogno? Aprire una piccola enoteca con mescita. Dove? A Cagliari. E dove sennò.