Il post più corto e tutto sommato noioso mai apparso su Enoplane nasce dal fatto che entrando in un bar a prendere un caffè ho notato, su una mensola vicino all’ingresso, una piletta di pacchi e pacchettini marchiati Tu-sai-chi (non sto parlando di Lord Voldemort, scegli tu l’azienda internazionale dalle dubbie eticità e contribuzione con cui sostituire il soprannome. Tanto sono numerose…), indirizzati al proprietario o pronti per essere ritirati dai compratori/clienti. La stessa scena nel giro di poco tempo si è ripetuta, seppur con diverse modalità, altre volte. Dal barbiere, in libreria, dall’alimentare sotto casa…
Addirittura al ristorante nel corso dell’ultimo pranzo domenicale, prima nel ritorno in zona arancione, quando un corriere è entrato a consegnare un pacco per qualcuno in cucina. E sono certo che non fosse cibo.

Siccome, da quando il COVID-19 ha cambiato la nostra quotidianità, molti titolari d’impresa, oltre a chiedere un sacrosanto aiuto alle autorità preposte, non si sono giustamente astenuti dall’invocare il sostegno delle rispettive comunità locali a colpi di #COMPRALOCAL e altri slogan del genere, non ho potuto fare altro che chiedermi: ma ci rendiamo conto della contraddizione insita nel nostro modo fare? Eppure non ci ho dovuto riflettere parecchio prima di capire che risparmiare 5 euro per un cavetto del cellulare o 10 minuti del mio tempo evitando di recarmi in un negozio ad acquistare un libro, alla lunga non gioverà a nessuno di noi, me compreso appunto.

Chi è che fa colazione al bar, prende un aperitivo, fa la spesa, mangia fuori, si taglia i capelli, acquista vestiti, va dal medico e dal dentista, cambia la macchina, ha bisogno di un avvocato, quando può viaggia o…? Noi tutti, imprenditori o dipendenti, comunque abitanti delle nostre splendide città, ciascuno ancorato indissolubilmente a entrambi i lati della barricata, acquirenti e venditori. Che fine faremmo da soli? Come sopravviveremmo senza la condivisione di una parte del nostro “benessere”? Pensi mai a cosa potremmo fare per tutelare le nostre realtà e tutelarci?

Quindi, senza stare a tirar fuori l’incidenza che il prosperare della piccola/media impresa ha sulla qualità della nostra vita, economicamente e ancor prima socialmente, qualificandosi come uno degli indicatori più chiari dello stato di salute della nazione, la prossima volta che starai per comprare qualcosa, usufruire di un servizio o chiedere alcunché (sia per la tua sfera privata che per quella lavorativa), fermati un attimo a riflettere sul da farsi. Non cedere alla pigrizia, all’illusione che noi siamo diversi e che il benessere delle nostre comunità non dipende dalle nostre piccole scelte quotidiane. Perché il cambiamento deve partire da noi, solo così saremo veramente pronti a tenderci la mano. In fondo se ho usato così tanti “nostro” e “noi” un motivo ci sarà 😉

NB: “Divagazione sul paradosso del #COMPRALOCAL” non è un post di denuncia contro i colossi dell’online, ma solamente due righe che spero ti facciano riflettere anche solo per un secondo. Senza alcuno sforzo, infatti, poteva essere scritto concentrandosi su differenti aspetti. Per esempio come approvvigioniamo i frighi di casa o delle nostre attività o… la sostanza non cambia.