Ma quanto è bello spaccarsi di Jura, incensare la Borgogna denigrando Bordeaux, darsi un tono parlando di quanto ai giorni nostri è sottovaluta l’Alsazia del vino naturale o…? Ecco, per iniziare a farlo con un minimo di senso critico, poche cose possono essere utili alla causa come Introduzione alla Francia del vino di Samuel Cogliati, libro edito da Possibilia Editore nel 2019.

Introduzione alla Francia del vino è un’opera in pieno stile Possibilia. A prima vista un po’ bignami, ma in realtà molto più esaustiva e moderna di quanto si possa immaginare a causa del formato, ti porta a spasso per il territorio vitivinicolo transalpino per farti prendere confidenza con il mondo del vino francese: dalla Borgogna a Bordeaux, passando per Champagne, Jura, Alsazia, senza dimenticare Loira, Provenza e tutte le altre più o meno blasonate regioni.

Il libro, scritto con l’aiuto di Jean- Marc Gatteron, si apre con la storia della probabile diffusione per mano ellenica della vite in Francia per arrivare al racconto della situazione ai giorni nostri, dati ampelografici e climatici compresi. Prosegue poi con la disamina delle regioni vitivinicole presentando per ciascuna la storia, il territorio, i vitigni e le denominazioni.

Grazie allo spirito illuminato dell’autore, fila via liscio senza annoiare il lettore, risultando propedeutico agli altri suoi libri di approfondimento dedicati alle singole areali del vino francese, nonché un efficace modo per approfondire o ripassare un argomento fondamentale per ogni appassionato enoico che possa defirsi tale. L’augurio è infatti che termini al più presto questo suo splendido viaggio cartaceo, regalandoci la pubblicazione delle zone mancanti.

 

Chi è l’autore?

Samuel Cogliati, scrittore, editore, giornalista e divulgatore indipendente, nasce a Lione nel 1976. Nei primi anni novanta inizia a scrivere prosa e poesia, ma dal 2002 dedica il suo impegno professionale soprattutto al mondo del vino d’Oltralpe. Scrive sulle pagine dedicate al vino di alcuni periodici ed è stato una delle firme di Porthos, Viaggi e Sapori, la Cucina Italina e di molte altre prestigiose testate.
Nel caso ti andesse di conoscerlo, puoi facilmente incontrarlo durante le principali fiere enologice italiane all’onnipresente banchetto di Possibilia, la sua casa editrice, o in giro per produttori ad assaggiare vini.

 

3BOCCONI

Alsazia – Il territorio

 Introduzione alla Francia del vino - Alsazia

II vigneto alsaziano si configura come una lunga (96 km) e stretta striscia di terra adagiata sul declivio dei colli sous-vosgiens, ovvero ai piedi dei monti Vosgi che, malgrado la loro scarsa altitudine (1.424 mt s.l.m.), costituiscono un efficace schermo protettivo nei confronti delle perturbazioni provenienti da ovest. II versante collinare è dunque prevalentemente esposto a levante, dove digrada verso la pianura del fiume Reno, dedita perlopiù ad altre colture. Le vigne sono solitamente comprese nella fascia altimetrica 200-400 metri; una moltitudine di vallette trasversali al versante principale, nonché la sinuosa traiettoria delle curve di livello, orientano qua e là i pendii verso meridione, offrendo una giacitura assai favorevole alla viticoltura.
La tormentata geologia del settore ha portato in superficie complessa stratigrafia litologica, facente capo a diverse ere geologiche. Cosi si possono distinguere ben 13 tipi principali di terroir, a loro volta raggruppati in 3 famiglie: le rocce vulcaniche, metamoriche, cristalline o arenarie, solitamente raccolte nella parte sommitale dei versanti; le numerose rocce sedimentarie e carbonatiche, che includono calcari, marne e argille, a mezza costa; i sedimenti quaternari (colluvium, alluvionali, ciottoli, sabbie, limo, ecc.), che occupano in genere i fondovalle.
Naturalmente tutte queste matrici geo-litologiche sono spesso degradate o ricoperte da altre formazioni, dando luogo a strati di suolo e sottosuolo eterogenei. Tale diversificazione risulta coerente con quella del panorama ampelografico, che ha probabilmente concorso a definire.
In termini di climna, l’Alsazia vanta una situazione eccezionalmente clemente per la sua latitudine nordica, specialmente nelle fasi vegetative della vite. Gli inverni sono rigidi, ma le estati calde (quando non torride) e l’inizio dell’autunno sovente mite e soleggiato. Condizioni ideali per la produzione dei passiti, perfezionata anche da preziose escursioni termiche quotidiane. Una moderata e regolare piovosità (303 mm tra giugno e ottobre a Colmar) completa felicemente il quadro. (Introduzione alla Francia del vino, Samuel Cogliati, 2019, Possibilia Editore)

Languedoc-Roussillon – Le denominazioni

Benché non coprano che il 23% circa della superficie vitata, più o meno un decimo dei volumi prodotti, il numero delle AOP è andato moltiplicandosi come su un pallottoliere negli ultimi tre decenni. Oggi sono quasi una quarantina.
Nel Languedoc vanno messe in luce innanzitutto Faugères (Rosso, rosato, Bianco) e Pic-Saint-Loup (R, r), in particolare per i loro rossi, ma anche Corbières (R,r, B),  Minervois (R, r, B), Saint-Chinian (R,r, B), Terrasses du Larzac (R), Fitou (R) e l’onnipresente Languedoc regionale, con le sue molteplici declinazioni geografiche complementari (r, R, B – 531 comuni!).
Gli amanti degli spumanti ricordano lo storico comparto di Limoux (B, R), con la Blanquette (Spumante) e il metodo ancestrale (S), nonché il Crémant (S), ottenuti rispettivamente soprattutto da mauzac e chardonnay.
Per quanto riguarda il Roussillon non mancano di interesse Collioure e le Côtes du Roussillon (anche villages), entrambe tricolori, mentre le diffuse IGP (5.500 ha), tra cui svettano le Côtes Catalanes (R,r, B), dotate di varie menzioni aggiuntive, si stanno probabilmente dirigendo verso un riconoscimento come AOP.
Ovviamente non si può dimenticare le appellations degli storici ed emblematici vins doux naturels: Banyuls (anche Grand cru), Rivesaltes, Muscat de Rivesaltes e Maury (anche R secco). (Introduzione alla Francia del vino, Samuel Cogliati, 2019, Possibilia Editore)

Savoia e Bugey – I vitigni

Malgrado un panorama eterogeneo, almeno sulla carta, alcune cultivar sono nettamente più diffuse di altre. Tra le bianche la Jacquère (1.100 ha) è l’uva dei vini leggeri e fragranti, delicati, acidi, talora aspri. L’Altesse (200 ha), detta anche Roussette, è diffusa soprattutto in Alta Savoia. Se ben matura dà vini croccanti e avvolgenti. Lo Chasselas (100 ha) la varietà dell’area più a nord, prossima alla Svizzera. Piuttosto neutra, produce bianchi secchi, ievi e vinosi. La Roussanne (80 ha) è chiamata Bergeron a Chignin: è probabilmente l’uva chiara più ambiziosa della regione, capace di offrire vini rotondi, grassi e carnosi. Di Gringet restano meno di 40 ettari (principalmente ad Ayze); peccato, perché è un vitigno di carattere.
Trai vitigni neri l’indigena Mondeuse (300 ha) si distingue per originalità: i suoi vini sono colorati, acidi, talora potenti. Pare sia imparentata con il Refosco Friulano. Gamay (300 ha) e Pinot Noir (50 ha) sono vinificati da soli o in assemblaggio.
Tra le altre 17 cultivar meritano una menzione soprattutto le rarità autoctone: Persan (rossi profondie speziati) e Molette (adatta alla spumantizzazione), nonché quelle recuperate di recente: Ètraire de la Dui, Servanin, Joubertin. (Introduzione alla Francia del vino, Samuel Cogliati, 2019, Possibilia Editore)

 

Introduzione alla Francia del vino
Samuel Cogliati, 2019, Possibilia Editore
Prezzo: 18,00 euro
Pagine: 200

Sommario

Preambolo

Geo-storia della Francia del vino

Le regioni viticole

Corsica

Provenza

Rodano

Languedoc-Roussillon

Sud-Ovest

Bordeaux

Savoia e Bugey

Beaujolais

Loira

Borgogna

Jura

Alsazia

Champagne

Glossario essenziale

Indice generale

Appendici

 

Ti è piaciuto questo settimo episodio di Fame di Carta? Se la risposta è sì, non devi fare altro che aspettare la prossima uscita. Magari mentre ti leggi “Introduzione alla Francia del vino”.
Come? Vuoi un indizio sul prossimo libro? In realtà non ho ancora deciso se portarti in Giappone oppure offrirti uno strumento di riflessione sul rapporto tra l’uomo e il cibo. Vedremo…
A presto.