Già da un paio di anni, in tutti i “salotti del gusto”, online o in versione cartacea, si è iniziato a parlare del fenomeno del Food Delivery e la recente comparsa del Covid19, ne ha accelerato vertiginosamente la diffusione, costringendo anche i ristoratori che non ne avevano la minima intenzione, a buttarcisi dentro, in una lotta per la sopravvivenza dei propri esercizi che, ancora oggi, sembra non avere fine.

In un lampo, in tutte le città d’Italia, sono stati creati su Facebook, ma anche su altre piattaforme, gruppi come questo e praticamente tutte le attività hanno aperto il proprio servizio di food delivery rivolto al territorio circostante o inaugurato il take away.

Sino a qualche giorno fa, sembrava anche che molti esercizi dovessero partire con le consegne tramite corriere espresso, talvolta refrigerato, in tutto lo stivale ma, immagino per le recenti dichiarazioni politiche di una imminente riapertura e per l’evidente congestionamento del mondo logistico, il fenomeno si è un po’ adagiato sulle consegne “locali”.

Abbiamo assistito comunque alla nascita di un fenomeno talmente grande ed eterogeneo da rendere praticamente ogni articolo scritto sulla materia una generalizzazione, spesso più votata alle views che alla disamina costruttiva della nuova realtà.

Quando leggo articoli come “Il Food Delivery non ha futuro!”, mi viene un po’ da sorridere perché è chiaro che la speranza delle persone sia quella di tornare a una vita normale e al ristorante nel minor tempo possibile, però frasi come “è importante capirlo subito… in modo da dedicare a questa attività una quantità limitata di energie: quelle necessarie per garantire il servizio nei giorni dell’emergenza, senza sprecare investimenti e progettualità che si infrangerebbero tra pochi mesi.” mi fanno proprio arrabbiare.

Mi sembra appunto, proprio una grande generalizzazione. Come se le cucine, i margini, la forze lavoro e quant’altro siano le stesse per tutto il mondo della ristorazione. Senza contare che i clienti stanno spendendo le proprie limitate (ricordiamocelo sempre) risorse in questo servizio. Quindi…

Avviare un servizio del genere per chi ha già un ristorante non è certamente uguale a quando uno ha dovuto aprirlo il ristorante. Avendo già strumenti, locali e mano d’opera, è ben diverso, l’investimento non è neanche paragonabile e poi in questa frase non viene assolutamente considerato il marketing, il fatto di poter essere vicini ai clienti anche in un momento così difficile, di continuare a far passare il proprio marchio e perchè no, accapparrarsi anche qualche cliente per il futuro.

E’ altresì ovvio che l’attività vada snellita e ripensata per sopportare meglio i nuovi costi della consegna ma, un attimo, non lasciamoci prendere dalla fretta.

Proprio ieri sera ascoltavo il CEO di Deliveroo intervistato da Marco Montemagno che spiegava come in diverse città lo schema è lo stesso e dopo un primo contatto, causato dalla chiusura delle attività preferirete di ciascun consumatore, molti si sono fidelizzati e continuano a ordinare in quelle più recentemente scoperte.

Per carità, molte delle considerazione portate alla mia attenzione da diversi articoli sono assodate e condivisibili, ma potrebbero essere spazzate via dall’uso del delivery e del take away come complemento di servizio.
Per accontentare chi in futuro non potrà muoversi per un breve periodo, sarà lontano o semplicemente non troverà posto in quei ristoranti che però hanno la capacità in cucina, anche se non in sala, per soddisfare le voglie del cliente in un futuro dove ogni impresa non potrà permettersi di rifiutare nessuno.
Anche se fa figo.

Pe quanto riguarda invece la scottante questione ecologica, altro aspetto fortemente contestato dai media, è chiaro che con il poco tempo a disposizione quasi nessuno ha avuto modo di organizzarsi con scelte green, ma esistono contenitori biodegradabili o reciclabili a prezzi molto minori di quelli che si pensano e già molti ristoranti li usano e sempre di più li useranno. Dategli tempo.

Un bell’esempio è quello del ristorante stellato Innocenti Evasioni, a Milano, che utlizza vasi di vetro dalla bocca larga dove ci puoi anche mangiare dentro, sono completamente reciclabili e costano meno di un’euro. Unica nota dolente, racconta lo chef Tommaso Arrigoni,  rimane lo stoccaggio.
Ma non si può avere tutto dalla vita.

Insomma le critiche da porre al food delivery possono essere infinite, ma anche le soluzioni.
E poi non dimentichiamoci della gioia che può regalare

 

Le esperienze di Food Delivery che più mi hanno fatto riflettere

 

Un venerdì sera di aprile, mi stavo accingendo a preparare a casa la famosissima “Bistecca Primitiva” dello chef stellato, Cristiano Tomei, piatto contenuto nella sua delivery box.

Food Delivery Cristiano Tomei

Cito testualmente le istruzioni allegate: “Porre in forno preriscaldato a 200*C le cortecce per 30 minuti”.
Le cortecce? Si, il piatto deve essere servito su una corteccia di pino che riscaldata rilascia tutta una serie di aromi che vanno ad arricchirlo.

Ecco, dopo 5 minuti di forno, già fumava e mi sembrava potesse prendere fuoco da un momento all’altro, caso in cui la mia esperienza gourmet si sarebbe trasformata in un film dell’orrore.
Anche discreto, eh.

L’ho quindi estratta dal forno e bagnata abbondantemente prima di rimetterla dentro e mi sono chiesto “Come è possibile non pensare di inserire nelle istruzioni questo passaggio?”

Il giorno dopo, ancora un po’ sconcertato, ho scoperto, guardando un video sull’account Instagram dello chef, che la corteccia andava lavata sotto acqua corrente sia per igienizzarla che per evitare di far esplodere il forno.

Morale della favola: cosa costerebbe a chi si butta nel delivery, soprattutto a chi consegna proposte altamente interattive da ultimare a casa, realizzare delle istruzioni dettagliate, se non un po’ di tempo, qualche foglio di carta e un po’ di toner in più?

 

Esemplare invece è stato il pranzo di Pasqua realizzato da Giuseppe Iannotti del Kresios.
La sua box conteneva precise istruzioni cartacee sulla preparazione delle portate, i chiari rimandi a una serie di video realizzati dallo chef per fugare ogni ulteriore dubbio (È chiaro che quando si tratta solo di bollire o riscaldare nel microonde questi contenuti possono anche essere ridotti al minimo, senza video o altro.), come conservare gli ingredienti sino alla loro preparazione e addirittura come e per quanto tempo conservarli nel caso non si volesse più mangiarli il giorno stesso e tutta una serie di preziosi consigli per personalizzare i piatti.
Il tutto realizzato con una veste grafica a dir poco accattivante da The Animismus.

Food Delivery Cristiano Kresios Giuseppe Iannotti

Tutto ciò mi ha fatto sentire un piccolo cuoco, allentato la tensione di sbagliare e regalato un pranzo molto divertente che mi ha fatto promettere, anche per la bontà del tutto, di andarlo a trovare non appena possibile alla riapertura del ristorante.

 

Di situazioni “così e così” invece me ne sono capitate diverse.
Come per esempio quando ho ordinato una serie di sughi e altri prodotti (tra cui il buonissimo formaggio Tolminc) realizzati da uno dei 50 Best Restaurant in the World, l’Hisa Franko.

Mi sono stati consegnati dopo più di una decina di giorni da un corriere espresso con l’indicazione di essere consumati entro 15 dalla data di confezionamento.
Praticamente ho dovuto mangiare tutto quello che sono riuscito in 3 giorni non sapendo se potevo congelare la rimanenza.
Costava tanto darmi preventivamente queste informazioni? (Potrebbe essere interessante, in alternativa o in aggiunta, fornire un servizio di assistenza tramite Whatsapp 🤔)

 

In tutte e tre le consegne a domicilio il cibo era ottimo, ma quello che ha fatto la differenza sono stati i dettagli.
Tutto ciò dovrebbe suggerirti che il delivery è una cosa seria e cambiare l’opinione su di un’attività è un attimo.
Nel caso si abbia intenzione di intraprenderlo, occorre pensare il tutto dalla parte del cliente, avendo ben presente che non è uno chef e che tutto quello che gli viene trasmesso dà valore aggiunto alla proposta, è una coccola che lo renderà felice.
L’anima di un servizio è ciò che fa la differenza, come le attenzioni che ci vengono riservate quando varchiamo la porta di un ristorante.
Pensaci.

PS: avendo provato i servizi in fase iniziale, sono convinto e spero che molte delle lacune  da me riscontrate potrebbero già essere state colmate dai ristoratori.

 

Il Wine Delivery

 

Sui servizi di delivery del vino preferisco non dilagare.

Dico solo che la comparsa su internet delle wine list di molti ristoranti ed enoteche, anche di alcune distribuzioni, ha dato vita a uno scenario molto interessante per gli appassionati di vino, aumentando la profondità d’annata delle bottiglie che ogni appassionato può reperire con pochi click del mouse.

Ah, ancora una cosa, senz’altro curiosa e un po’ provocante.

Non tutti sanno di cosa sto parlando,  ma proprio non vedo come possa giovare alla propria attività prendere i pacchetti studiati da un noto distributore, che tra l’altro tutti noi avvinazzati siamo in grado di riconoscere bendati (per carità, sia lui che le sue bottiglie sono di alto livello), a volte non fare neanche la fatica di cambiare il font della proposta commerciale e metterle in vendita, pari pari, come “proposte studiate dal nostro sommelier per aiutarvi a stare a casa” o altre invenzioni simili.

Anche se è stato “divertente” veder apparire in pompa magna le stesse proposte in contemporanea sulle pagine facebook di diversi ristoranti, personalmente, mosse di questo genere, mi fanno solo passare la voglia di cenare in quei locali.
Tu ristoratore che forse leggi o il tuo sommelier potete fare di più.
Non trovi?

 

I migliori Food Delivey provati

 

Se hai resitito fino a qua, ti ci vuole un premio.
Eccoti la lista dei migliori food delivery da me testati sino a oggi.

 

La Brinca (Ne – GE)

Attivo su tutto il territorio nazionale in boxes refrigerate con corriere espresso, porta nelle nostre case l’esperienza di una delle migliori trattorie italiane, nonché mio posto del cuore 😋
I piatti della carta, un menu degustazione settimanale e la loro selezione di vini, e prodotti, che già conosci.
Non la conosci?
Sul loro sito adesso trovi anche l’enciclopedica carta dei vini.

Dacci un’occhiata.
Che te lo dico a fare!

Food Delivery La Brinca

Food Delivery La Brinca cinghiale

Food Delivery La Brinca Insalata

 

Agriturismo Il Castagneto (Castiglione Chiavarese -GE)

Tra i primi food delivery a partire nel Tigullio,  Il Castagneto porta a casa tua piatti e prodotti della campagna ligure insieme a una manciata di coccole capitoline 😋
Nel mio caso:

  • Tagliatelle d’ortica con sugo alla vaccinara;
  • Tagliatelle d’ortica con salsa di nocciole, mandorle e maggiorana;
  • Mezzelune di frolla con fragole e ricotta.

Food Delivery Castagneto Enoplane


Boccon Divino (Chiavari – GE)

Il food delivery del Boccon Divino porta a casa tua una vera coccola, pensata con
l’intelligenza di una proposta semplice ma gustosa e le stesse attenzioni che caratterizzano il ristorante.
Nelle foto: 

  • Cappon Magro;
  • Carpaccio di gamberoni di Santa Margherita, burrata e pesto leggero;
  • Ravioli di pesce, ragù di gamberi rosa;
  • Panzanella di mare;
  • Ravioli di patate e porri, salsa al parmigiano.

Food Delivery Boccon Divino

 

I Tigli (San Bonifavio – VR)

I Tigli di San Bonifacio, se stai leggendo un blog come questo, li conosci già. Saprai anche chi è Simone Padoan, il pizzaiolo che ha elevato il concetto di pizza gourmet in tutto il globo e, se hai assaggiato una della sue creazioni e non abiti in provincia di Verona, sono convinto che la partenza del suo delivery verso tutta Italia con corriere refrigerato, ti strapperà un sorriso.

Il packaging è veramente curato, le istruzioni da seguire chiare  e semplici e, se te lo stai chiedendo, le pizze vengono benissimo anche ultimate nel forno di casa.
Fanno paura a guardarle per altezza e croccantezza, ma al primo morso, è come se sparissero in bocca, rilasciando una bilanciata esplosione di gusto.

E’ chiaro che il costo del corriere refrigereto, va ha incidere notevolmente sull’ordine di 1 pizza  che ha un costo giustissimo per tutto quello che c’è dietro ma comunque elevato (18/28 €). Ovviamento se viene ripartito tra più commensali, è tutta un’altra storia.

Nele foto:

  • Margherita Croccante;
  • Tagliata di Vacca.

Food Delivery I tigli a casa

Food Delivery I tigli a casa Pizza

 

 

Ok, discorsi ne ho fatti tanti e qualche dritta te l’ho data anche questa volta, ma lasciami dire ancora una cosa.

Cari ristoratori, adesso che le vostre attività sembrano finalmente pronte per ripartire, non fermate i servizi di food delivery e take away immediatamente.
Prima pensateci un attimo.
Se avete lavorato secondo i vostri più alti standard, sappiate che il movimento è destinato a crescere per il momento storico-tecnologico in cui viviamo e, in qualsiasi modo andranno le cose con il Covid19, forse non sarebbe carino riattivare tutto in caso di una nuova crisi nazionale generata dal nuovo aumento dei contagi.
Ma sopratutto sappiate che con il vostro cibo avete dispensato  e dispenserete sorrisi e momenti di svago ai vostri clienti che ve ne sono sicuramente grati.

E tu che ne pensi del Food Delivery? Hai già usufruito di questo nuovo servizio? Con la riapertura dei ristoranti ne usufruirai ancora? Quali sono i tuoi indirizzi preferiti?

Fammelo sapere.

A presto