12 milioni di visualizzazioni online solamente l’anno scorso.

6 milioni di copie vendute ogni anno.

Ciascuno di noi ne ha acquistata una o se l’è fatta prestare almeno una volta nella vita.

Ha letteralmente creato mete di viaggio, elevandone i ristori e le strutture ricettive, e influenzato la cultura del turismo mondiale.

Tutto ciò nonostante la crisi dell’editoria.

Eppure ristoratori e albergatori spesso riservano le loro attenzioni ad altre pubblicazioni o premi, non rendondosi conto del flusso di turisti che la presenza in una guida Lonely Planet scatena.

Forse perché è considerata unicamente una guida alle bellezze naturali del mondo? O perchè non è ritenuta abbastanza tecnica?

La scorsa primavera, di venerdì, mi trovavo a cena in una nota trattoria del centro di Genova, a due passi da piazza De Ferrari. Il tavolo alla mia destra stava consultando la guida “Italy” mentre quello alla mia sinistra ce l’aveva poggiata sul tavolo. Ovviamente il locale è citato nella suddetta.

Ci siamo capiti?

Forse non sai che il 1 febbraio è uscita, in versione inglese, la prima guida Pocket “Genoa & Cinque Terre”, curata dal Sig. Regis St Luis e distribuita anche in formato ebook sullo shop della casa editrice.

Se ti stai chiedendo come è vista la cucina di quella porzione di Liguria compresa tra Genova e La Spezia e quali sono i ristoranti consigliati o addirittura classificati nelle famose Best della guida, stai tranquillo; ci ho pensato io, ma voglio dirtelo subito, molte delle certezze che pensi di avere in fatto di ristoranti nel Tigullio, non sono state prese minimamente in considerazione.

Tra Rapallo e Sestri Levante si trova letteralmente un buco nero che ha inghiottito Chiavari e Lavagna, per non parlare della mancanza assoluta di considerazione per la Val Graveglia e la Val di Vara, o ancora per il territorio alle spalle della Città della Lanterna, tutte zone ricche, oltre che di storia, di ristoranti e trattorie come La Brinca di Ne, l’Albergo degli Amici di Varese Ligure, il Baccicin du Caru a Mele e molti altri locali che raccontano il passato della regione con i loro piatti, svelando una cucina ligure tradizionale, “povera e mediterranea” molto più improntata sui prodotti di orti (le piane) e boschi che sul mare, a parte le acciughe e poco altro, e sulle carni rosse, spesso sostituite da quelle avicole, ovine e dalla selvaggina; insomma, l’olio d’oliva, gli ortaggi e le erbe qui la fanno da padrone molto più della pesca e dell’allevamento.

Per capirci, anche i borghi delle Cinque Terre, ampiamente citati nella pubblicazione per la cucina marinara (e per un improbabile Street Food fatto di cartocci di fritto di pesce e panini ittici sul quale perdonami ma preferisco sorvolare…),  sono nati intorno all’anno 1000, a causa dell’incremento demografico e dell’attenuazione delle scorribande musulmane, con la migrazione delle genti del Vara alla ricerca di nuovi spazi agricoli, spinte da un clima migliore per vivere e per coltivare l’ulivo e la vite: la confidenza con il Mediterraneo, così come la cucina dei suoi frutti, è venuta in seguito (e durante le stagioni non adatte all’agricoltura).

Ma come? In Liguria non si mangia il pesce del Mar Ligure, quello che lo riconosci perchè fa a gara con quello dei mari della Sicilia a chi ti accarezza di più le labbra con il sale?

Si che si mangia, ma in meno posti di quelli che pensi (quello locale, eh…), e sopratutto si paga (anche quello non locale, eh…).

Per non correre rischi di alcun genere, dovresti seguire un bel blog che parli del territorio, ma sfortunatamente adesso non me ne viene in mente nessuno ; oppure, e qui concedimi lo spoiler, aguzzare gli occhi sui social per cercare il nuovo progetto di 2 ragazzi trapiantati in Liguria che si prefigge di valorizzare il Food & Beverage nel Tigullio. Partirà a fine marzo/inizio aprile e di più non posso dire, se no mi ammazzano.

Comunque bando alle ciance! Sto divagando troppo e probabilmente la moltitudine di “ristorantini di pesce dai menu identici” che un turista incontra in certe località, potrebbe far pensare a chiunque che noi liguri siamo tutti cresciuti a gamberoni e aragostelle con vista… anche ai curatori delle guide

Ecco a te la lista dei migliori secondo il Sig. Regis St Luis, americano di New Orleans con un passato fatto di viaggi in Kamchatka e Melanesia (lì la torta di riso la cucineranno? E in quanti modi? Finirà spesso?).

 

Best Ligurian

Trattoria da Billy – Manarola (SP)

Da Eraldo – Monterosso (SP)

Osteria di Vico Palla – Genova (GE)

Trattoria Rosmarino – Genova (GE)

 

Best Seafood

Da Aristide – Manarola (SP)

Trattoria da Oscar – Monterosso (SP)

Gianni Franzi – Vernazza (SP)

Belforte – Vernazza (SP)

 

Best Street Food

Il Massimo della Focaccia – Monterosso (SP)

Il Pescato Cucinato – Riomaggiore (SP)

Alberto Gelateria – Corniglia (SP)

La Pia Centenaria – La Spezia (SP)

 

E i ristoranti segnalati per il Golfo del Tigullio:

Puny – Portofino (GE)

L’Altro Eden – S. Margherita L. (GE)

U Giancu – Rapallo (GE)

Vecchia Rapallo – Rapallo (GE)

O Bansin – Rapallo (GE)

Osteria Mattana – Sestri Levante (GE)

 

Sorpreso? Compiaciuto o insoddisfatto? Li conosci tutti? Sono anche i tuoi risotranti preferiti? Pensi che raccontino e valorizzino la cucina ligure?

Fammi sapere cosa ne pensi.

 

 In-text citation: Guida Pocket “Genoa & Cinque Terra” published on February 1st by Lonely Planet Global Limited and written by Regis St Luis