Se non ricordo male, tra i distributori di vino il primo a rendere disponibile ai privati la propria selezione di bottiglie è stato Meteri.
Già da alcuni anni appunto propone online tutto il suo catalogo di vini naturali insieme ai prodotti della Dispensa, una selezione di alimenti che comprende paste, farine, oli, corserve e quant’altro.
In questi giorni inoltre, preso atto della nuova deriva del comparto della ristorazione, Meteri bussa alla porta di cascuno di noi proponendo un servizio di consegna gratuito, in massimo 48 ore, per acquisti superiori a 69 euro e uno sconto del 15% sugli ordini superiori ai 150 che passa al 20% quando viene superata la soglia dei 200.
I prezzi delle bottiglie, normalmente allineati con quelli dei grandi e-commerce come Tannico e Callmewine, diventano così molto vantaggiosi per il privato che può acquistarle senza uscire di casa.

distributori vino online

Da qualche mese anche la genovese Velier, ideatrice della selezione naturale Triple A, contestualmente al rifacimento del sito web di quest’ultima, ha implementato la vendita ai privati di gran parte del catalogo, con spedizione gratuita a partire da 39 euro e con prezzi di pochi centesimi superiori a quelli dei colossi dell’online.
Anche qui è possibile acquistare una serie di alimenti concepiti dagli stessi produttori di vino e, in aggiunta, delle “mistery box” tematiche piene di bottiglie e gadget del marchio.

Manco a farlo apposta, pochi giorni fa ho scoperto che anche Meregalli è della partita.
“Meregalli?”
Sì, la distribuzione del Sassicaia e dello Château Margaux per intenderci.
Ha infatti aperto uno shop accessibile dal suo sito, dove è possibile fare incetta di buona parte della scelta di vini e distillati, con spedizione gratuita sopra ai 50 euro IVA esclusa o ritiro nelle enoteche affiliate.
Il nuovo nato si chiama Meregalli Premium e i prezzi, ovviamente anche qui, sono praticamente allineati a quelli delle maggiori enoteche del web.

L’ultimo distributore che ho saputo vorrebbe entrarmi in casa (si fa per dire eh ) è Les Caves de Pyrene.
“Come?”
Pochi giorni fa ha annunciato il nuovo progetto: Enotecaves, un negozio online che si differenzia decisamente dai competitor per lo sviluppo di un sistema di cashback piramidale, basato sulla presentazione dei clienti da parte di enoteche, bar, ristoranti…
“Tipo Herbalife o Xango?”
Più o meno, ma con la percentuale pagata in sconto merce sui futuri acquisti dei membri della piattaforma. Si parla di un 16% per il “presentatore” iniziale e di un 5% per il “presentato” che con il procacciamento di alcuni nuovi accoliti può anche lui assicurarsi un cashback e via così (sul sito di Enotecaves il sistema è spiegato più chiaramente di così 😅).

Adesso non fare l’errore di concertrarti solo sul sistema scelto da Les Caves de Pyrene.
Qui non stiamo parlando della sostenibilità dei modelli commerciali o di cose del genere: si tratta di comprare del vino, non di tirarci a campare.
Piuttosto chiediti perché quattro importanti distributori, forti dei propri accordi con i produttori, hanno scelto di fare la stessa mossa e cosa ne può conseguire.
Personalmente, preso atto di questo fenomeno, mi sono fatto alcune domande.

È colpa delle difficoltà causate dal Covid-19?

Non credo proprio. Al massimo può essere una scusa o un acceleratore del processo.
Guardando ad altri settori commerciali (moda, tecnologia…), si capisce facilmente che la diffusione di “internet” e lo sviluppo dei trasporti hanno permesso a produttori e distributori di saltare qualche passaggio.
Quale? Il retail per esempio. E infatti tutte le grandi catene di vendita al dettaglio per non scomparire si stanno spostando online da anni.
Walmart docet.

Cosa succederà alle enoteche?

Le enoteche che fanno solo da rivendita incarnano proprio il sopracitato retail, la presunta vittima sacrificale di questo adeguamento di mercato.
Magari non adesso, sicuramente in futuro, se non troveranno altri modi per sopravvivere, potrebbero avere grandi difficoltà a salvarsi e ciò mi rattrista. Molto.
Il lavoro enologico di ricerca e diffusione socioculturale che hanno portato avanti negli anni, insieme ai colleghi della ristorazione, è quello che ha permesso a produttori e distributori di vino di diventare grandi. Probalmente Più dei media e della stampa.
A mio avviso non meritano questo.

Cosa potrebbero fare le enoteche?

Guarda che non sono mica Nostradamus! Certamente il piccolo commerciante ha molti meno mezzi per reinventarsi, sia per quanto riguarda la forza lavoro che per i capitali da investire.
Eppure  affacciarsi online, magari andando a spingere su di una particolare nicchia di mercato dall’attuale o prossimo grande appeal, così da non dover competere ancora direttamente con le distribuzioni, potrebbe essere una possibilità. Non per forza tramite un e-commerce, sul web si può fare anche solo promozione, vecchio mio.
Ah, se non lo si fa già, anche sbicchierare e affettare in compagnia sono sempre un’ottima cosa quando possibili (qui la normativa spesso non aiuta).

Compra locale!” è il modo giusto per aiutare le piccole imprese?

Avrai notato anche tu che Confcommercio, i sindacati, diversi istituti di credito e altri soggetti hanno lanciato lo slogan “Compra locale!” o cose simili.
Potrebbe funzionare?
Ni, sicuramente è un modo per aiutarle a sopravvivere. Eppure potrebbe essere solo un rimandare l’inevitabile per chi non ha intenzione di evolversi o addirittura trasformarsi radicalmente.
Perché? Perché la piccola impresa italiana non vuole, o non sta riuscendo, ad adattarsi efficacemente al mutamento dei tempi e del mercato, preferendo vivere nel ricordo di quello che fu.
Sicuramente va aiutata. Certo, ma il cambiamento deve venire dalle attività stesse di concerto con le istituzioni.
Chi può deve ampliare i servizi offerti, non il campionario a caso. Personalizzare l’esperienza. Offrire qualcosa di diverso in trattativa e nel post vendita. Mostrare valore. Come già detto, guardare all’online come si guarda a un mezzo per raggiungere uno scopo, per sopravvivere, non a un ostacolo.
Ricordati che una piccola dimensione corrisponde sempre a una grande velocità di manovra, a un minor rischio nel effentuare dei tentativi e a esigui tempi di muta.

I distributori sono da disprezzare per questa mossa?

No. Ok, vendono un prodotto più o meno etico e artigianale a seconda della filosofia aziendale,  a volte sogni racchiusi in bellissimi e trasparenti forzieri di vetro, dai profumi ammalianti e dal gusto terapeutico, tessuti da divinità sporche di terra e a volte semplicemente vino vero, ma non ti confondere: rimangono comunque imprese commerciali volte a generare profitto.
Sei sicuro che la tua attività, qualunque essa sia, rinuncerebbe a una bella fetta delle sue future entrate?
In più sappi che non hanno inventato niente, il trend è globale oltre che multimensionale.
E un’altra cosa non da poco: l’hannno fatto in chiaro, senza nascondersi, cosa che non è scontata. E qui mi fermo che è meglio

I ristoranti invece?

Ai ristoranti e simili, poco importa. Ritengo che continuearanno a vendere, dopo un bel pasto, le bottiglie proposte ai clienti più interessati e soddisfatti. Se non hanno aperto un proprio wine e-shop troppo grande che si troverà a competere con i distributori, potrebbero anche guadagnarci, rappresentando già di per se’ una nicchia parecchio funzionale.
Inoltre il carrozzone vino vive anche del loro riflesso, di tutta la baraonda mediatica che si è sviluppata attorno agli chef e ai grandi sommelier degli stessi, e difficilmente deciderà di rinunciarvi. Anzi.

Gli agenti di commercio?

Qui la lettura è un po’ più complicata. Potrebbero continuare a lavorare con la ristorazione e trasformarsi sempre più in area manager, magari vedendosi aumentare la dimensione delle zone assegnate (a fronte di una diminuzione del numero di mandati e agenti) o tentare di creare loro stessi nuove distribuzioni (come i più capaci stanno già facendo) o format commerciali. Tanto i distributori mica si infastidiscono. Mi viene giusto in mente il caso Vinix Grassroot Market 😅
Certamente molto dipende e dipenderà  dagli accordi con i medesimi a seguito della migrazione online, ma non essendo informato in materia, non saprei cosa dirti.
Mi riservo di parlartene in un prossimo post.

Esiste una forma di commercio etica quanto i prodotti che oggi pretendiamo di comprare?

… insomma, molte altre domande affollano la mia testa, e sicuramente anche la tua. Per esempio so che adesso ti stai chiedendo Li farà entrare?
Nel caso mi occorresse, perché no. I prezzi possono essere molto convenienti, le selezioni sterminate e poi certe etichette non si trovano neanche dai big dell’online. Ma in realtà nulla di tutto ciò può essere paragonato allo scambio emozionale che accade puntuale e inevitabile nel corso di ciascuna visita nella cantina de La Brinca a Ne, dall’Enoteca del Gran Caffè Defilla a Chiavari, da Parla come mangi a Rapallo, da Il Vinoso a Dogliani, da Il Tabarro a Parma, da Zero a Bra… sono convinto che se pensi alle rivendite della tua città, capisci subito di cosa sto parlando. Bene, a quello non posso rinunciare, con me uno sconto perde sistematicamente contro un volto.
La sovrainformazione da social e siti di settore raramente ha lo stesso peso e pensare al mondo dell’enogastromia senza tanti dei miei spacciatori di emozioni preferiti, #ahivoi, adesso per me è veramente impossibile.

 “Toc! Toc! Toc!” Li farai entrare?

I distributori di vino sbarcano online e bussano alla porta di casa mia