“Caro signor Holmes, è successo un fatto grave durante la notte, al n°3 di Lauriston Gardens, nelle adiacenze della Brixton Road.
Il nostro agente di ronda nella via ha visto una luce, verso le due del mattino, in quella casa, che è disabitata. Ha subito sospettato qualcosa di anomalo e ha effettuato un sopralluogo.
Ha trovato la porta aperta e, nella stanza sul davanti, completamente priva di mobilia, ha rinvenuto il cadavere di un signore ben vestito che, dalle carte che aveva in tasca, risulterebbe essere un certo Enoch J. Drebber di Cleveland, Ohio, Stati Uniti.
Non vi è stata rapina, né esiste alcun indizio sul modo come quell’uomo ha trovato la morte. Vi sono tracce di sangue nella stanza, ma il cadavere non presenta alcuna ferita.
Non riusciamo a capire come sia andato proprio in quella casa vuota.
Insomma, tutta la faccenda è un vero rompicapo.
Se lei ha la possibilità di fare un salto alla casa di Lauriston Gardens, mi troverà fino alle dodici. Lascio ogni cosa intatta, in attesa di sue notizie. Se non può venire, le fornirò maggiori particolari, e le sarò infinitamente grato se vorrà cortesemente esprimere la sua opinione in proposito.
Cordiali saluti.
Tobias Gregson” (Uno studio in rosso, 1887, Arthur Conan Doyle) è la richiesta di aiuto che dà il via alla prima indagine congiunta di Holmes e Watson.
Un giallo con i giusti attributi, ricco di colpi di scena e sempre attuale.
Un vero mistero… un po’ come il ristorante Aqua di Ortonovo (SP).

Ma che c**** stai dicendo?

Si dice che il genio sia infinita pazienza e tu che stai leggendo questo blog non puoi che essere un prodigio, quindi…

La prima volta che ho sentito parlare del ristorante Aqua è stato circa un anno e mezzo fa su un quotidiano locale, anche se non ricordo quale. Il giornalista dava notizia dell’imminente apertura a Ortonovo del sogno di 3 ragazzi: Lorenzo Griselli e Francesco Bertolini, chef, proprietari ed ex-compagni di banco all’istituto alberghiero ‘G. Minuto’ di Marina di Massa, e Deviola Sula, la responsabile di sala.

Ah dimenticavo, sono tutti nati nel 1994.

Il pezzo proseguiva con l’elenco delle loro esperienze lavorative (Norbert Niederkofler, Arnolfo, Gennaro Esposito, Antonio Guida, Carlo Cracco, …) e  la spiegazione del nome del locale (“L’acqua varia di forma in base al recipiente in cui si trova e il nostro servizio si cuce su misura nei dettagli. Flessibilità.”), per poi chiudere con una “dichiarazione d’intenti” dei titolari, desiderosi di mettersi alla prova per regalare un qualcosa di unico ai futuri clienti.

Insomma, i presupposti per attirare frotte di giornalisti, gourmet, blogger e chi più ne ha più ne metta c’erano tutti. Eppure, a distanza di oltre un anno, non avevo ancora incrociato traccia (o recensione ) del locale.
Si ok, un cappello dalla guida de L’Espresso, ma poco altro.

Il blocco imposto dal Covid-19 aveva certamente giocato la sua parte, eppure qualcosa non mi tornava.

Come si mangiava al ristorante Aqua? Il mistero andava risolto.

E allora, in un piovoso sabato sera di giugno, con la gioia di chi è stato in gabbia per troppo tempo e  la compagnia della mia assistente Pula, mi sono messo in autostrada, armato di mascherina chirurgica e gel disinfettante, direzione Colli di Luni.

Se non ne fossi a conoscenza, Aqua è anche una pizzeria ,regno del giovane Marco Conserva,e nella mia testa l’idea che la commistione delle due anime del locale fosse una delle chiavi che potevano aiutare a svelare “il mistero”, si faceva sempre più ingombrante.

Ma no, dai! Non ha senso. È un errore enorme teorizzare a vuoto. Senza accorgersene, si comincia a deformare i fatti per adattarli alle teorie, anziché il viceversa.

Alle 20.15 in punto stavamo parcheggiando l’auto nell’ampio parcheggio del ristorante. Da fuori si capiva che avrebbero allestito una veranda per il prosequio dell’estate. La mia curiosità cresceva a ogni passo.

Alle 20,25 siamo stati fatti accomodare al tavolo riservato nella sala destinata al ristorante. L’indagine poteva avere inizio: sarei stato capace di svelare il mistero?

Mezzo macaron con patè di fegatini

Pane Aqua Ortonovo

Pane

Polpo, chorizo, patate di montagna, paprika

Polpo, chorizo, patate di montagna, paprika

Cozze cacio e pepe, piselli, lime

Cozze cacio e pepe, piselli, lime

Riso carnaroli “Riserva S. Massimo”, pomodoro, gambero, limone

Riso carnaroli “Riserva S. Massimo”, pomodoro, gambero, limone

Maialino, indivia, mandarino, sesamo Aqua Ortonovo

Maialino, indivia, mandarino, sesamo

Liquirizia, caffé, fava tonka Aqua Ristorante Ortonovo

Liquirizia, caffé, fava tonka

Melone, Campari

Melone, Campari

 

La cucina del ristorante Aqua vive moderna, senza nessuna remora a spingere sull’acceleratore delle concentrazioni gustative.
Tutti i piatti sono scintillanti visioni, a volte dai chiari rimandi alla “scuola nordica”,  trasposte squisitamente nel menu.
Solo in rari passaggi alcuni ingredienti soccombono dinanzi all’equilibrio del piatto. Come nel caso del gambero che all’interno della costruzione del risotto tende a scomparire.
I dolci, evocativo connubio di pochi ingredienti dai sapori netti, risultano assolutamente goduriosi.

Il servizio coinvolge e convince. I cuochi accompagnano didascalicamente i piatti in tavola, mentre la parte femminile del ristorante, la sala, si assicura che tutto il resto funzioni. E infatti, in un sabato fully booked, tutto  è filato liscio.

La carta dei vini è composta da circa 100 referenze tra cui una decina di birre, alcune artigianali, perfette per accompagnare i prodotti del forno o destinate a qualche abbinamento creativo (3 calici a 20 euro). Sono presenti molti vini naturali e ci si diverte a partire dai 22 euro, per esempio, del Pietro Bianco di Daniele Portinari.

La sala del ristorante, giustamente isolata dal resto, conta una 30ina di coperti, perfettamente distanziati. Sebbene dalle foto sul web possa apparire appena un poco fredda perché giocata su toni grigio-marroni, valorizza le creazioni degli chef ed è molto accogliente.
Per raggiungerla si deve attraversare la prima sala adibita a pizzeria, la bella cucina a vista e un piccolo corridoio.
La mise en place, senza tovaglia, è minimale ma assai curata.

Ma quindi come hai mangiato?

Elementare Watson (da leggersi “Bene!”).

Rimane il rimpianto di non aver provato la pizza. Tuttavia, immagino non passerà molto tempo prima che abbia voglia di colmare ‘sta lacuna.

 

Ristorante Aqua
Via Larga, 56
19034 Ortonovo (SP)
+ 39 0187 661385
www.ristoranteaqua.it

Menu degustazione:
Concreto, cinque portate, 50,00 euro
Astratto,sei portate al buio selezionate dagli chef, 70 euro
Piatti alla carta da 12,00 a 24,00 euro, i dolci 8,00

 

PS: il dolce nella foto di copertina è “Latte e e biscotti“.

 

Tutte le foto sono state scattate da enoplane.com ©️ (anche le briciole sono mie…)