Un po’ per l’eterna contesa geopolitica tra Francia e Germania e un po’ per una storia vitivinicola fatta di grandi volumi e qualche scelta assai discutibile (smodata solfitazione, residui zuccherini scaltramente marcati…), anche legislativa, l’Alsazia ha sempre faticato più del dovuto a esprimere la grandezza del terroir, il favore del clima – aspetto di questi tempi imprescindibile per continuare a produrre vini di qualità anche in futuro – e una valida ricchezza ampelografica. Basti pensare alla triste ma costante decrescita del numero di cantine che la popolano alla quale abbiamo assistito negli ultimi 20 anni.

Eppure, già da qualche tempo qualcosa sembra essere cambiato. E non sto parlando dei soliti “santoni” (Pierre Frick, Zind Humbrecht, Christian Binner…) che hanno sempre lavorato strabene e in modo super pulito. Per questo motivo ritengo che in breve tempo le attenzioni dei winelover di tutto il mondo potrebbero rivolgersi sulla sponda occidentale del Reno, proprio come è accaduto per un’altra regione francese di cui non faccio il nome alcuni anni fa.
Quindi, per portarci avanti approfondendo un po’ il discorso, eccoti 11 cose da sapere su questa splendida regione vitivinicola:

  • come in molte regioni europee a causa della filossera e delle grandi guerre, a oggi gli etteri vitati in Alsazia sono circa 15.700, molti meno dei 23.000 iscritti a un primo catasto nel 1766. Una superficie che cresce, seppur di poco, ogni anno di pari passo con la superficie dei vigneti condotti in naturale, adesso di circa il 15%, una percentuale praticamente doppia rispetto alla media del resto delle regioni francesi, dato che configura l’Alsazia come faro della viticultura naturale d’oltralpe;
  • il suolo dell’Alsazia, sviluppatasi parallelamente al fiume Reno e divisa in Haut-Rin (Alto Reno) e Bas-Rhin (Basso Reno), risulta essere uno dei più variegati e complessi tra le regioni vitivinicole francesi siccome soggetto all’emersione alpina del massiccio del Vosgi, ma anche allo sprofondamento della piana alluvionale del fiume. Se poi consideriamo l’attività sismica e l’erosione causata dallo scorrere del tempo, diventa quasi impossibile identificare un quadro geologico generale, ragion per cui i suoi vini sono figli di uno spettro caratterizzante assai ampio e sempre diverso. Fattene una ragione;
  • il clima è semi- continentale, talmente mite per una regione così settentrionale da essere definito spesso, erroneamente, mediterraneo. La preziosa schermatura della catene montuose circostanti poi rende l’Alsazia una delle regioni francesi meno piovose con i suoi 600 mm annuali, consentendo un’efficace maturazione prolungata degli acini sulla pianta ideale per le famose vendemmie tardive;
  • l’Alsazia è l’unica regione francese che attribuisce ai vini il nome del vitigno con cui sono prodotti (90% uve bianche). Tre sono le denominazioni: Alsace (o Vin d’Alsace, la generale), Alsace Grand Cru – quella riservata ai terroir d’elezione – e Crémant d’Alsace (i metodo classico). Per le prime due, in presenza dell’utilizzo dei cosiddetti vitigni nobili (Gewurztraminer, Muscat, Pinot Gris e Riesling), è possibile indicare la menzione aggiuntiva Vendanges Tardives o Sélection de Grains Nobles, sigle che indicano vini più o meno dolci colpiti da muffe nobili e di grande struttura;
  • Riconosciuta nel 1975 dall’INAO e successivamente ampliata sia nel 1983 che nel 1992 e nel 2007, con l’ultima aggiunta del Kaefferkopf di Ammerschwihrl, Alsace Grand Cru è una AOC riservata ai vini prodotti con le uve provenienti da specifici vigneti, quelli situati ad altitudini comprese tra i 200 e i 300 mt slm e con una resa che non deve essere superiore ai 55 ettolitri per ettaro. Composta da 51 rinomati cru, chiamati lieu-dit in Alsazia, produce solo il 5% del vino di qualità alsaziano, bottiglie che in etichetta devono obbligatoriamente riportare il nome del vigneto;
  • i Crémant d’Alsace sono spumanti metodo classico (champenoise), come tutti i Crémant francesi, generalmente prodotti con Pinot Bianco, Pinot Gris, Auxerrois, Pinot Noir e, da poco, Chardonnay, il cui uso in Alsazia è consentito solo per questa AOC;
  • le Vendanges Tardives e le Sélection de Grains Nobles sono prodotti molto particolari che rappresentano meno dell’1% della produzione alsaziana. Le Vendanges Tardives (VT) sono vini secchi o amabili, molto concentrati, ma fortunatamente dalla spiccata acidità. Le uve con cui vengono prodotti sono raccolte generalmente due settimane dopo il periodo di vendemmia standard e in alcuni casi sono attaccate dalla Botrytis Cinerea. Le Sélection de Grains Nobles (SGN) sono invece vini passiti dolci prodotti esclusivamente con uve attaccate dalla muffa nobile, condizione che in Alsazia si verifica solo nelle annate più favorevoli;
  • oltre che in Mosella centrale, il Riesling trova una sua terra d’elezione in Alsazia, dove peraltro domina la produzione dei Gran Cru valorizzando il grande mosaico regionale di micro-terroirs. Comparsa in Francia attorno al 400, quest’uva teutonica regala grandissimi vini marcati da un’elegante gioco acido-minerale e che con l’invecchiamento aumentano in complessità sublimando note mielose e di idrocarburi;
  • Gewürztraminer e Alsazia” è un binomio scolpito nella memoria della maggior parte degli appassionati di vino, anche se non sempre in accezione positiva. Considerata regionalmente un’uva adatta alla produzione di vini da invecchiamento, patendo un po’ in acidità, si è radicata principalmente nell’Alto Reno, dando vita a nuovi paradigmi aromatici, soprattutto per quanto riguarda VT e SGN. Nonostante si ritenga autoctona dell’Alto Adige (Tramin = Termeno) è presente in Alsazia dal sedicesimo secolo e infatti i cloni diffusi in Francia derivano tutti da antiche varietà d’oltralpe;
  • introdotto in Alsazia dai monaci borgognoni attorno all’undicesimo secolo, il Pinot Noir è l’unico vitigno ammesso, da ordinanza del 1945, per la produzione dei vini rossi. Escluso successivamente (1975) dall’AOC Alsace Grand Cru, nonostante la limitatissima produzione recente, per merito di alcuni illuminati produttori, sta riguadagnando velocemente fama. L’importante è non fare l’errore di paragonarlo al cugino borgognone, siccome dall’unione con il terroir alsaziano nascono vini dalle caratteristiche completamente diverse, generalmente più magri e affilati;
  • contaminata dalle tradizioni culinarie di origine germanica, la gastronomia alsaziana è famosa in tutto il mondo per alcune specialità dal nome impronunciabile come choucroute (crauti e carne di maiale), baeckeoffe (stufato a base di carni e verdure marinate consumato la domenica), flammekueche (focaccia non lievitata e farcita), kougelhopf (ciambella dolce), spätzle (non devo dirtelo io)… da consumare rigorosamente nelle tipiche osterie, i winstub, magari dopo il tipico aperitivo a base di vino birra e bretzel. Ah, potresti storcere il naso vista la modalità di produzione più che cruenta, ma i locali, nonostante gli storici del cibo parteggino per l’Egitto, dicono che il foie gras (abbinamento perfetto con certi Pinot Gris e Gewürztraminer della zona) sia nato qui. Tanto per cambiare.

Adesso che spero ti sarai fatto un’idea più precisa sull’Alsazia e sui suoi vini, non mi resta che lasciarti la foto di 3 etichette che troverai in futuro su B-SIDE, 3 assaggi che, senza alcuno sforzo, mi hanno rubato il cuore svelando quel potenziale enoico di cui ti accennavo all’inizio del post. Uno in particolare.

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