Poco tempo fa, da Vite Colta, Federico Cesi mi servì un piatto di agnellone al forno raccontandomi in due parole come la bestia venisse allevata sostenibilmente, appena fuori dal borgo di Felline, da una famiglia nota in paese come “i Russi” (i Rossi in dialetto salentino) per il colore vermiglio dei capelli cotti dal sole. Sole che proprio in quel momento stava tramontando, rosso che più rosso non si può.
Ciò, oltre ad aumentare la bontà del piatto (ritengo il gusto anche una questione di emozione), comunque già sconfinata di suo, mi ha fatto riflettere su quanto poco questa pratica sia diffusa nelle sale dei ristori che frequento. Quale pratica? La celebrazione degli ingredienti e di chi c’è dietro.

Ok, in realtà potrebbe non esserci alcunché da celebrare, perché “industriale” o… (in quel caso, visto il periodo storico, magari metterei in discussione la fase d’approvvigionamento della materia) Rimane il fatto che, oltre alla storia del piatto, alla lunga mi emozioni di più ascoltare quella di un ingrediente, piuttosto che un lungo elenco di tecniche usate dallo chef per cucinarlo.

Per quanto riguarda il vino, il problema invece sembra non sussistere, siccome oramai da anni è pratica comune raccontare qualcosa durante il servizio. Anche sulla vita privata dei produttori, che infatti sono sempre più assimilabili a dei VIP (non quelli del GF, eh).

Tanto per cambiare, all’estero dicono di essere più avanti di noi:  i progetti locali di Ana Roš, gli orti di New York celebrati da Daniel Humm o, parlando di cocktail bar, il Little Red Door dove addirittura sono incluse le immagini dei volti dei conferitori nel menu. Sarei però curioso di sapere come si comportano “scendendo di livello”.

Insomma, capito che tutto ciò aiuta ad aumentare la soddisfazione del cliente e a connotare sostenibilmente il locale, giustificando peraltro scelta e prezzi del venduto, un po’ per tornaconto personale e un po’ per evitare che la filiera artigiana collassi rendendoci tutti più insoddisfatti, oltre che più poveri, caro il mio oste (titolare, maître…) è arrivato il momento d’indossare il costume da supereroe e salvare il mondo a colpi di gustosi aneddoti. Bastano solo due parole, ogni tanto.

Tu cosa ne pensi? Se vuoi ne parliamo nei commenti.

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